Due secoli di “povertà, camorra e ignoranza. È questo che ho trovato 21 anni fa quando sono diventato parroco del quartiere. La fatica è stata quella di recuperare ciò che si era perduto: la speranza. Noi ci siamo innanzitutto presi cura delle persone. Abbiamo pensato da subito di utilizzare gli spazi per produrre e generare impatto sociale e non redditività, quindi abbiamo iniziato riqualificando gli spazi inutilizzati”.
Don Antonio Loffredo, parroco del Rione Sanità, ha raccontato la riqualificazione del quartiere nel corso del panel “Heritage in urban contexts. From Ancient to ‘smart cities’: a Voice from Naples” nell’ambito dell’evento Unesco Cultural Heritage in the 21st Century, in corso nel Palazzo Reale di Napoli. Proprio il Rione Sanità è stato uno dei luoghi scelti per gli itinerari culturali dei rappresentanti di 194 Stati membri Unesco presenti nel capoluogo partenopeo. “In 20 anni – ha detto padre Loffredo – abbiamo recuperare 13mila metri quadrati di patrimonio e li abbiamo restituiti alla comunità, l’esempio più importante è la riapertura delle catacombe di San Gaetano e San Gaudioso.
E, poi, l’altra grande risorsa erano i giovani. Oggi sono i ragazzi e le ragazze del quartiere ad accompagnare i visitatori: hanno costituito una cooperativa e l’hanno voluta chiamare con una parola che significa gruppo di persone coese, cioè La Paranza, è una piccola comunità di amici che forse è oggi l’impresa culturale privata più grande della città. Alle catacombe i visitatori, in pochi anni, sono passati da 5mila a 200mila, con un impatto sociale ed economico senza precedenti. In 15 anni abbiamo cambiato il volto e il destino del territorio”. Anche la vicesindaca di Napoli Laura Lieto ha parlato della trasformazione del Rione Sanità: “La fantastica storia del Rione – ha detto – è un esempio straordinario di rigenerazione del tessuto urbano”.
Lieto ha poi presentato il programma di rigenerazione del centro storico di Napoli, sito Unesco, sottolineando come il centro storico continui a “dare valore a quella mescolanza di culture che l’hanno reso negli anni un luogo unico di contaminazione”. La vicesindaca ha infine citato quattro esempi di rigenerazione urbana, elencando i siti di Castel Capuano, del Tempio della Scorziata, del Cimitero delle Fontanelle, del Lazzaretto dell’antico Ospedale di Santa Maria della Pace.
