Napoli – Braga: grazie alla Champions il Napoli con Mazzarri si va ritrovando

Come già anticipato su queste pagine, la cura Mazzarri non ha tardato a sortire i suoi effetti. Lentamente, ma con costanza – e chi guarda il gioco più che i risultati lo avrà già notato – i Campioni in Italia cominciano a dare segni di vita, aliti e sospiri, battiti di cuore. Non è troppo confortante l’avvio, che mette a nudo un gruppo che ancora non ha scacciato i propri fantasmi, causa di incertezze ed errori banali, ma poi il diesel comincia a inserire il turbo e le belle giocate tornano nella memoria di ognuno. Non è certamente un caso se a brillare nella notte del confronto col Braga al Maradona, le due stelle che maggiormente si distinguono in positivo sono i più discussi e contestati recentemente. Meret e Natan (il gol di Osimen è praticamente tutto suo) rispondono con ritrovata personalità sul campo alle critiche, un delizioso Politano – sempre magico come tutti i mancini – fa brillare gli spalti del Maradona, Osimen rotola sulla palla crossata dal brasiliano Natan che praticamente gli rimbalza addosso, ma ciabatta in gol (e questo è l’importante!). Ben lontano dai fasti dell’annata scudettata Kwara, ancora troppo lontano dalla forma migliore che cerca di ritrovare nel modo peggiore: incaponendosi ed incartandosi nella dribblo mania, finendo – come l’alterno Anguissa di stasera – per mangiarsi un gol che, servito con visione chirurgica di gioco da Raspadori, sembrava già servito.

Ma non importa. Oltre il 2-0 di stasera c’è di più. 
C’è la consapevolezza del ricordo, la certezza che tutto si può fare se si ritrova la strada del sacrificio e dell’umiltà, della disponibilità verso il compagno.
E che, naturalmente, se gli arbitri in Italia non giocano schierati a favore degli avversari del Nord, come da troppo tempo ormai ci hanno abituato (vedere gli ultimi scandalosi e rivoltanti episodi con Inter e Juve), il Napoli si ritroverà.
E, che sia detto per la chiarezza: quello che è successo l’anno scorso è un fenomeno irripetibile.
E’ stato come se lo spirito santo di Diego Armando Maradona, la divinità pagana della pelota – commossa per l’affetto ed il dolore incommensurabile tributatogli da una città e dal suo popolo alla sua morte terrena – avesse soffiato sulla squadra e sul campionato, orientandone gli eventi in positivo.

Ai napoletani resta, però, una certezza che capovolge l’antico detto toscano secondo il quale “…è meglio un morto in casa, che un pisano alla porta…” (uscio, per la precisione).
Al contrario, il popolo azzurro, i figli lazzari del Regno delle Due Sicilie, sono sempre più convinti che sia
“…meglio un toscano in panchina ed un francese alla porta…”!
 (Sempre nel senso di uscio, ovviamente).

Gino Giammarino

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