L’acquario di Napoli fa 150 anni, è il più antico del mondo

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 Sospeso tra i ricordi di 150 anni di storia e il racconto delle nuove tecnologie sulla biodiversità.

E’ così che si è celebrato oggi il compleanno della Stazione Zoologica “Anton Dohrn”, a Napoli, dove in centinaia sono accorsi per festeggiare l’acquario più antico del mondo.

La mattinata ha visto alternarsi voci del mondo scientifico, ricercatori della Stazione, esponenti del mondo accademico e associazioni ambientaliste. Al centro della discussione anche il tema della corretta comunicazione e divulgazione scientifica, contro la cattiva informazione che spesso circola in rete.

    “L’anniversario di oggi ci sprona ad andare avanti – afferma il vice presidente Silvestro Greco – siamo già pronti con la nuova nave oceanografica, dotata di tutta la strumentazione tecnologica avanzata per la ricerca marina. Stiamo enfatizzando i rapporti con le Università e i centri di ricerca. Infine, metteremo a disposizione tutte le nostre expertise, per far sì che la ricerca marina vada avanti e che la Stazione Zoologica continui ad essere il primo ente italiano di ricerca sul mare”.

    Per l’occasione è stata inaugurata la mostra “Un mare di colori – 150 anni nell’Aquarium di Napoli” e domani e domenica sarà possibile visitare l’Aquarium e il museo Darwin-Dohrn gratuitamente, per un massimo di 80 persone all’ora.

    L’acquario di Napoli oggi ha mantenuto la struttura architettonica dell’epoca e di recente, dopo un restauro durato sei anni, ha riaperto con l’impiego delle tecnologie più moderne, a garanzia del benessere animale, e con vasche allestite come finestre sugli ambienti marini. Una delle novità è stata l’inserimento di alcuni colorati ambienti tropicali, con lo scopo di sensibilizzare i visitatori e gli studenti su tematiche ambientali come il cambiamento climatico e la tropicalizzazione del Mediterraneo. Il compleanno ha portato tutti indietro nel tempo, a quando 150 anni fa i cittadini scoprivano per la prima volta gli organismi che popolavano “il mare di fronte”, come si diceva a Napoli, un mondo all’epoca misterioso e sconosciuto, a pochi passi dalla Villa Comunale.

    Avamposto di cultura e conoscenza, era uno spazio dove studiosi e ricercatori provenienti da ogni luogo potevano osservare e studiare gli animali dal vivo, nei loro ambienti naturali.

    Divenne in poco tempo un modello da seguire in tutto il mondo, anche per l’acqua che veniva e viene tutt’oggi prelevata direttamente dal mare, attraverso una condotta lunga cento metri. Dohrn con la sua opera e la sua visione, riuscì a creare un legame affettivo tra l’acquario e la città di Napoli, una connessione fortemente viva ancora oggi, un ponte di collegamento tra migliaia di studenti, cittadini ed il mare. (ansa)

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