Sgominata associazione dedica a produzione documenti e soldi falsi

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 Nelle prime ore di questa mattina i militari del Comando carabinieri antifalsicazione monetaria di Roma, supportati dai Comandi provinciali carabinieri di Napoli e Salerno e, per l’estensione internazionale, da Europol, a conclusione di un’articolata attività investigativa coordinata dalla Dda di Napoli, hanno eseguito un’ordinanza applicativa di misure coercitive personali con contestuale sequestro preventivo di beni patrimoniali, emessa lo scorso 22 gennaio dal gip del Tribunale di Napoli, nei confronti di 9 soggetti, tre di questi sono finiti ai domiciliari mentre per i restanti sei è scattato il divieto di dimora in Campania, tutti gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla falsificazione e distribuzione di patenti di guida, carte di circolazione, documenti identificativi nazionali validi per l’espatrio, perfezionata anche mediante la contraffazione di sigilli di stato su pellicole ologrammate di sicurezza, strumentali al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina nonchè falsificazione e distribuzione di ingenti quantitativi di banconote di valuta estera. Il gruppo criminale, anche mediante intermediari stranieri, spiega una nota dell’Arma, «alimentava diverse filiere distributive di ingenti quantitativi di passaporti falsi in bianco, pronti per la stampa di personalizzazione perfezionata con l’apposizione delle foto e dei dati identificativi degli utilizzatori finali, il cui terminale più insidioso venivano localizzato a Malta. Il predetto terminale estero risultava funzionale alle dinamiche di immigrazione clandestina in quanto gli stranieri, soprattutto provenienti dai paesi sub-sahariani e mediorientali, utilizzando falsi documenti identificativi nazionali, riuscivano ad imbarcarsi su voli diretti verso altri paesi europei, senza dover passare i più rigorosi controlli previsti dai viaggiatori provenienti dai paesi extra-Schengen». È toccato, invece, in tale quadro invetigativo, alle autorità maltesi la «perquisizione del soggetto individuato quale referente locale del canale distributivo».

I documenti falsi, sebbene non dotati di microchip necessari per i controlli elettronici dei dati biometrici, «considerando l’ottima qualità realizzativa», riuscivano a superare efficacemente i controlli visivi degli operatori di polizia preposti alle attività di frontiera. Ciononostante, ancora la nota dei militari, «decine di passaporti e documenti similari, erano stati sequestrati in Belgio, Svizzera, Francia e Italia (aeroporti di Treviso, Bergamo e Pescara) nei confronti di stranieri provenienti dall’Italia o da Malta. Considerando le suddette dinamiche, veniva sviluppata un’efficace attività di cooperazione internazionale di polizia, coordinata da Europol, soprattutto con la polizia maltese». Le indagini avviate nel settembre 2020 dalla I Sezione Roma del Comando Carabinieri Antifalsificazione Monetaria, estese in campo internazionale sul canale Europol (Migrant-Smuggling) e sviluppate con il supporto specialistico della Sezione di Grafica del Reparto Investigazioni Scientifiche Carabinieri di Roma, hanno quindi consentito di delineare un’articolata organizzazione criminale, stabilmente radicata nella provincie di Napoli e Salerno (Napoli, Somma Vesuviana, Marano Di Napoli, Portici, Casoria e Scafati), strutturata per comparti di specializzazione e su più siti produttivi interconnessi, gestiti da soggetti associati, tutti accreditati di notevoli e diversificate competenze tecnico – tipografiche, dedita alla falsificazione e distribuzione di passaporti, titoli di viaggio per stranieri, documenti di viaggio per rifugiati, permessi di soggiorno, carte di identità e patenti di guida italiane.

Lo stesso sodalizio, interagendo con esponenti della criminalità partenopea, produceva anche: “carte di circolazione straniere necessarie al perfezionamento delle procedure di nazionalizzazione, strumentali al riciclaggio di veicoli rubati in Italia e all’estero e ingenti quantitativi di banconote false da 20.000 franchi congolesi, per complessivi 54 milioni, destinati all’immissione nel circuito economico – finanziario della Repubblica Democratica del Congo”. Il gip ha inoltre disposto un seuestro complessivi di beni per un valore complessivo stimato in un milione di euro circa.

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