Vade retro Savoia: quando Napoli li rispedì al mittente

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Continua a dividere l’opinione pubblica la figura dello scomparso Vittorio Emanuele di Savoia, come purtroppo accade puntualmente in questo povero, piccolo Paese che è l’Italia, dove neanche davanti alla morte si rinuncia al gusto della polemica. 
Polemiche spesso stucchevoli, non di rado inappropriate, ma in questo caso più che mai legittime.

Troppo controverso il personaggio per non provocare reazioni di senso contrario, segnatamente quando alcune penne maldestre ne hanno tentato la beatificazione e sottaciuto – giusto  per fare un esempio – l’assassinio a fucilate di un giovane innocente, in una notte all’isola di Cavallo.
E che dire sulle richieste estorsive di tesori e denari verso lo Stato italiano? Proprio da coloro i cui avi avevano depredato le casse dei cugini della Real Casa di Borbone e saccheggiato l’intero Regno delle Due Sicilie!

Basti pensare che la città dove maggiormente il defunto è stato messo alla berlina e ci si è opposti con sdegno ai funerali è stata proprio la patria Torino, mentre a Napoli era stato contestato e scacciato quand’era ancora in vita!
Lungo via Duomo e sul sagrato del Duomo stesso, sotto il regno di Antonio Bassolino alla Regione Campania e di Rosa Russo Iervolino al Comune di Napoli, gli scontri tra lo schieramento composto, da una parte, da neoborbonici, borbonici e meridionalisti, dall’altra dai rappresentanti e lacchè di Casa Savoia, toccarono punte tali da mettere a dura prova anche i drappelli delle Forze dell’Ordine predisposti per garantire tranquillità per la visita della famiglia in visita nella città di Partenope.

Chi c’era potrà testimoniare di bandiere strappate, sputi, violenti strattonamenti e più di un pugno che volarono tra i due schieramenti, mentre la coppia reale con Filibertuccio al seguito fu contestata a muso duro, sia davanti al Duomo, come detto, sia davanti all’ingresso dell’albergo che li avrebbe ospitati.
Tutto questo perché proprio in quegli anni Napoli assieme a tutti il nostro Sud, andava riscoprendo la vera storia e quello di cui – con stragi, incendi, violenze ed eccidi di migliaia di meridionali – quell’indegno casato, le cui abitudini “familiari” già tanto facevano discutere, si era macchiato.

Ne scrivo solo ora, per quel rispetto e l’umana pìetas dovuta dinnanzi a qualunque spoglia senza vita.
Ma il soprannome di “Saboia” che circola ormai stabilmente a Napoli per definire coloro i quali assassinarono il Sud, fisicamente ed economicamente, ben rappresenta l’humus della città e del Meridione tutto.
Per cui, non ci provate. Esaurite le scorte di buonismo e di pensiero politicamente corretto, dal Sud si alza un unico grido:
Vade retro, Saboia!

GINO GIAMMARINO

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