“Napoli ‘nCoppa Italia”: ma stavolta è la festa del basket

34 Visite

Napoli ‘nCoppa Italia. Almeno nel basket, almeno per qualche giorno. Il tempo d’una Coppa Italia presa espressa a Torino, strappata ai pronostici e ai bilanci. Un richiamo di festa, dopo l’indigestione dello scudetto del calcio in primavera, per una città che si ritrova a mettere il pallone da parte con il declino di Osimhen e compagni. La “piccola” grandiosa Gevi torna a Napoli in treno, alla stazione trova le banchine che traboccano di tifo, e i cellulari puntati come lance verso gli “eroi” che hanno battuto la ricca Milano, l’Olimpia costruita per i giganti dell’Eurolega. Non c’è lo sciame degli scooter che a maggio inseguivano i campioni in Tangenziale per la felicità di tutti i giornali del mondo, non c’è un apposito piano traffico per governare i caroselli e le piazze.

Non c’è l’attesa di mesi, tanto il successo è stato sprint. Un’esplosione dal nulla. E’ una celebrazione intima nelle proporzioni, ma sguaiata come dev’essere, nella sua allegria. Commisurata alla genesi dell’evento: diciotto anni che il basket napoletano non vinceva un trofeo, con tre società a darsi il cambio tra retrocessioni e fallimenti. Poi il ritorno in A, due salvezze all’ultima giornata, e infine l’ascesa vertiginosa della squadra di coach Milicic. Ennis, Pullen, Owens, Zubcic, Brown, Sokolowski, capitan De Nicolao e la panchina cortissima a garantire rotazioni al minimo sindacale. Da inizio stagione tra le prime otto in campionato, e poi da testa di serie numero 7 la scalata in tre mosse alla Coppa Italia: prima Brescia, poi Reggio Emilia, e infine l’Olimpia. «Non abbiamo ancora un vero palazzetto – dice il presidente Grassi – la burocrazia non ci aiuta».

Tornano a Napoli con spiccioli di sonno addosso, per lo più raggranellati in treno. Poi i cori perpetui, la grammatica della vittoria mutuata da mille altre. I quattrocento a piazza Garibaldi, altre decine a seguirli nel tour ufficioso con sosta tecnica al Palabarbuto prima del ricevimento ufficiale in Comune, dal sindaco Manfredi. Alcuni tifosi romani son saliti sul treno della squadra a Termini, per un’oretta di viaggio con gli idoli prima di scendere a Napoli, far festa e tornare a casa. Quando il bus con la squadra si ferma davanti a Palazzo San Giacomo è ormai notte, i fumogeni accolgono la sfilata dei giocatori che si avviano ad incontrare le istituzioni. De Nicolao alza la coppa, in un gesto ripetuto, si canta “i campioni dell’Italia siamo noi”. E’ una processione orgogliosa, caciarona. Funziona per prossimità. I giocatori sono tra la gente, come usa al Palabarbuto dopo ogni vittoria. E’ un legame tattile, un rito. Decisamente meno impegnativo dei baccanali dello scudetto del calcio. Manfredi consegnata alla squadra le medaglie della città. A De Nicolao, Milicic e Grassi anche una targa.

«Questa vittoria racconta che a Napoli si fanno le cose impossibili. Quando c’è professionalità, passione, talento e coraggio, alla fine Napoli vince sempre. Credo che questa società e questa squadra – dice Manfredi – abbiano rappresentato il meglio della città e noi gli siamo molto grati per questo». “Napoli torna campione”, e stavolta è il basket. E’ passato nemmeno un anno, nell’attesa è bastato cambiare sport.

[responsivevoice_button buttontext="Leggi articolo" voice="Italian Female"]

News dal Network

Promo