Certe notti…

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“Certe notti la strada non conta,
e quello che conta è sentire che vai…”

Con questi versi, in una sua famosa canzone, Luciano Ligabue racconta i sentimenti e gli stati d’animo delle notti insonni, quelle vissute col pieno di adrenalina e che – come recita il testo più avanti – “…somigliano a un vizio che tu non vuoi smettere, smettere mai…”.

Un testo che sembra calzare a pennello per raccontare la notte del Napoli della crisi che incontra sulla sua via della Champions il mitico Barcellona, che pure ha i suoi problemi e si vedranno tutti.
Comunque sia, al Diego Armando Maradona, sotto gli occhi dei tifosi azzurri si materializza qualcosa che ha del soprannaturale: nonostante la follia di un allenatore che arrivi il giorno prima di un appuntamento così importante in una stagione disastrosa, il Napoli si ritrova. E si ritrova anche Osimen con sé stesso.

L’Osimen osannato l’anno scorso e che non convince in quest’anno con i suoi atteggiamenti da divetta del varietà. E che non convince del tutto neanche stasera, a dirla tutta. Eppure…

I catalani mettono subito sotto gli azzurri, come tutti si aspettavano, del resto. Una buona mezzora del primo tempo racconta di un monologo azulgrana, ma ecco che lentamente, improvvisamente gli azzurri cominciano a ritrovare tempi, spazi e geometrie dimenticate.

Il Barcellona comincia a vacillare. Stretto d’assedio, non riesce più ad uscire dalla propria metà campo, ma trova comunque la rete del vantaggio con Lewandowski: un grande campione non manca mai agli appuntamenti che contano.

Ma il Napoli non ci sta, anzi, c’è e si vede, e alla fine è proprio l’uomo mascherato a realizzare – mentre già si prepara la sua sostituzione che avverrà immediatamente dopo la sua rete – la segnatura del pareggio.
Finisce 1-1, un pareggio tanto giusto quanto inaspettato in una partita non bellissima ma sicuramente confortante.
La qualificazione resta ancora da vedere in terra di Spagna, anzi in Catalunya come sicuramente preferiscono pensare gli autonomisti catalani che rispetto.

Napoli è una città complessa, non so dire se sia ancora davvero così, ma è certo che, a dispetto dei fanatici integralisti della tecnologia, la vecchia città di Partenope mostra talvolta spiragli di antichi miti e magie.

Dunque a noi piace immaginare che ieri sera lo spirito di Diego, nello stadio “suo” di nome e di fatto, quello spirito incantato che ha soffiato l’anno scorso portando una squadra di nomi nuovi e sconosciuti alla conquista del terzo tricolore, sia tornato a spirare forte dentro la camiseta azzurra.
Non a caso in maniera ostinata e contraria a quella squadra dalla quale fuggi per dare corso alla sua vita da capobanda napolitano, da sudamericano a uomo del Sud d’Italia e del mondo.

Voi dite che sono cose che non si usano più? Non sono a norma europea?
Può darsi. Ma un altro grande napoletano, Eduardo de Filippo, sosteneva che la scaramanzia fosse una cosa oramai sorpassata dalla modernità, una cosa antica e polverosa.

Più precisamente, la citazione recita: 
“Essere superstiziosi è da ignoranti,
ma non esserlo porta male…”.

Perciò, statevi accorti e…
Forza Napoli Sempre!

GINO GIAMMARINO

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