Generazioni a confronto: competitività, social e fidelizzazioni per una “spesa sociale” giusta

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Si ha inflazione quando si registra un rincaro di ampia portata, che non si limita a singole voci di spesa. Questo significa che con un euro si possono acquistare oggi meno beni e servizi rispetto al passato. In altre parole, l’inflazione riduce il valore della moneta nel tempo; rallenta la crescita dell’economia italiana. In Italia i servizi sono trainati dal turismo, l’industria è debole, le costruzioni in calo. Gli investimenti sono frenati, i consumi incerti, mentre l’export di beni è in riduzione. La Germania è in recessione, secondo i previsori sarà di breve durata. Gli USA restano in crescita, viceversa la Cina rischia la deflazione. 

Vi è di più! «L’incertezza politica è veleno per l’economia italiana. Creare occupazione per i giovani è invece la più grande delle priorità per l’Italia»: è questa la strada per riportare in Italia il grande boom economico, secondo il professor Marcel Fratzscher, presidente del think tank tedesco Diw Berlin, autorevole istituto di ricerca economica fondato nel 1925 in Germania.

Tuttavia (purtroppo) secondo un rapporto di Banca d’Italia e Istat, nel 2022 il valore della ricchezza delle famiglie italiane è calato del 12,5 per cento in confronto al 2021. Ribassi più forte per le attività finanziarie, mentre tiene il mercato immobiliare, che però ha invertito la rotta nel 2023. L’Italia perde il confronto con i maggiori paesi europei nella graduatoria del patrimonio pro capite.

Uno sprazzo di luce si è vista nel post pandemia di Coronavirus, che è vero che ha causato una crisi economica globale, ma nel breve tempo è un esempio di shock economico che ha scatenato una ripresa del pil in maniera esponenziale dati che non si vedevano dal 1960.

Resta il fatto che l’Italia ha difficoltà a recuperare competitività, perchè? Quali gli errori dalla fine del miracolo economico degli anni Sessanta? Prima di tutto vanno riconosciuti i punti di forza e le virtù dell’Italia, la sua società e la sua economia. Nonostante questi ultimi due decenni siano stati deludenti, l’Italia rimane uno dei Paesi più ricchi al mondo e con uno dei più alti standard di vita. L’Italia è stato un Paese di successo per tanti decenni e non vedo perché non possa tornare a quel successo in futuro.

La principale debolezza sta nelle sue istituzioni politiche e amministrative: i processi normativi sono ingombranti e inadeguati. Il quadro istituzionale, il sistema fiscale, regolamentare e politico, non è riuscito a modernizzare il Paese. L’Italia ha bisogno di cambiare le sue istituzioni per consentire all’economia di esprimere il suo enorme potenziale.

Per esempio qual è la percezione dell’Italia in Germania, i suoi imprenditori, le sue industrie? L’Italia è uno dei partner commerciali più importanti per la Germania. I cittadini tedeschi e il mondo imprenditoriale tedesco hanno una grande stima dell’Italia e degli italiani. L’Italia è stato un partner economico, sociale e politico della Germania per molti decenni. I due Paesi, e soprattutto le loro economie, sono molto diversi ma anche molto simili. La struttura economica del Nord Italia ha grandi punti in comune con la struttura economica di successo del Sud della Germania: si fonda sulle aziende di medie dimensioni, altamente specializzate e a gestione familiare che hanno dato prova di essere resilienti e di farcela. Questo modello di business è stato la chiave del successo in un mondo sempre più globalizzato, garantisce sostenibilità e innovazione. Sono loro la spina dorsale delle nostre due economie, quella tedesca e quella italiana, sono loro che generano posti di lavoro e valorizzano il prodotto interno. Negli ultimi anni, tuttavia, il mondo imprenditoriale tedesco e anche i nostri politici si sono preoccupati per la crescita debole dell’economia italiana, per l’alta disoccupazione e anche per il successo della retorica anti-euro e l’incertezza politica che hanno rallentato il cammino delle riforme in Italia. Anche il sistema bancario e lo stato delle finanze pubbliche in Italia sono per la Germania motivo di preoccupazione.

Che cosa può fare l’Italia per accelerare la sua ripresa economica. Quali sono le riforme di cui ha assolutamente bisogno? Prima di tutto l’Italia ha bisogno di un governo stabile. La recente incertezza è veleno per la vostra economia. L’agenda di qualsiasi governo dovrebbe porre come priorità la riforma delle istituzioni economiche politiche, ridurre la regolamentazione, migliorare l’efficienza della macchina burocratica, semplificare il sistema delle tasse e dei trasferimenti, premiare adeguatamente la performance, aumentare la trasparenza e l’accountability. Creare occupazione per i giovani dovrebbe essere la più importante priorità per l’Italia. Il governo italiano deve inoltre semplificare il sistema tributario e dei contributi sociali per dare alle aziende i giusti incentivi per investire in Italia in innovazione, tecnologia, formazione ed istruzione e affrontare la sfida demografica. Il più grande rischio per l’Italia oggi è quello di perdere la generazione dei giovani per colpa della disperazione della loro situazione economica e per la mancanza di prospettive future. L’Italia deve rendersi conto che l’Europa e l’euro la rendono più forte. Senza l’euro, l’inflazione in Italia avrebbe corroso il risparmio degli italiani con un forte aumento di debito e deficit. Senza l’euro, i governi italiani non pagherebbero un interesse sul debito del 2% ma probabilmente del 10% o del 15 per cento. 

Molta strada si deve fare me nel  frattempo le aziende italiane si stanno evolvendo rischiando con propri processi di marketing e piani industriali nonostante la frattura che esiste tra lo Stato “debole”  e la ricerca di nuomi mercati e metodi di commercializzazione. La scommessa per esempio è creare tra i consumatori esigenze prioritarie acquisibili dal mercato fidelizzandosi sempre di più alle diverse tipologie di scelte che il mercato imprenditoriale propone.

L’attenzione delle aziende italiane, è sempre più focalizzata sui segmenti di consumatori appartenenti alle diverse generazioni. In particolare, i consumatori più giovani, la “Generazione Z”, rappresenta una sfida sempre più pressante diventa pertanto fondamentale capirne le preferenze, le abitudini di acquisto – sempre più orientate all’uso di molteplici canali –, e la ricettività a fronte di strumenti di marketing “tradizionali”.

Comprendere cosa significa  “fedeltà” per i più giovani e, in particolare, se lo strumento del programma fedeltà sia ancora utile per poterli attrarre e trattenere è in una fase di crescita. Non dimentichiamo i Boomers che sarebbe la generazione anni 50/60/70 e 80 i quali hanno un mercato sostanzialmente strutturato a differenza delle generazioni successive che hanno dovuto adattarsi tra la stabilità della generazione anziana e quella attuali – generazione Z -. In mezzo sono nati i programmi di fedeltà utili ad attrarre tutte le generazioni purchè in linea con le esigenze commerciali e sociali.

Ovviamente cambiano i gusti e le priorità a secondo della generazione sociale che si vuole fidelizzare. Le generazioni giovani per esempio prediligono la carta acquisti e il web per la “spesa” la generazione X che è intermedia tra i boomers e la generazione Y predilige ancora il contante per una questione di praticità.

Tuttavia se l’orientamento è quella di fidelizzare l’azienda italiana deve strutturasi per dare rifornimenti adeguati, risposte certe e beni e servizi adeguati per ogni tipo di clientela. Inoltre la fidelizzazione passa anche attraverso “misure commerciali” complementari alla spesa: i viaggi per esempio, i premi fedeltà, la raccolta punti.

In questo panorama quello che emerge è da una parte una inflazione dura a morire e un potere di spesa logorato. Da questo assunto deve nascere la rivincita che faccia decollare il mondo imprenditoriale quello più specifico della commercializzazione piuttosto che quello dell’industria per il sol fatto che il paniere economico punta sostanzialmente al benessere dei cittadini attraverso una migliore e più accettabile spesa comune.

Franco Marella

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