Un posto al sole tra realtà e fantasia

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Sono uno degli appassionati più fedeli ad Un posto al sole, di cui da oltre 10 anni non perdo una puntata (in diretta, non su Raiplay). Della trasmissione apprezzo la rappresentazione della realtà napoletana: tutte le coppie separate, i bambini attaccati ai telefonini, la speculazione edilizia, l’incremento del numero dei pederasti.
Ma voglio sottolineare alcune fandonie che fanno sorridere, ma anche meditare.

Partiamo dalla più grossa: un guardaporta sposato ad una dottoressa in medicina, primario in un importante ospedale. Se cercate in Napoli e provincia non troverete una coppia eguale. 
Passiamo poi al matrimonio di Rossella nella chiesa di Monteoliveto, dove nella serie TV avvengono anche battesimi e funerali, cerimonie che in quella chiesa da anni sono rigorosamente vietate.

Ed infine le boiate più grosse si vedono nelle scene ambientate nel carcere di Poggioreale, che viene rappresentato come un elegante albergo, con i detenuti in camere a 2, massimo 4 posti, mentre nel padiglione Avellino in 8 metri quadrati sono ospitati 24 delinquenti e la sala dei colloqui con tavolini biposto, mentre in realtà i parenti, dopo una fila sotto il sole o la pioggia di alcune ore, possono intravedere i detenuti a distanza, dietro una enorme cancellata.
Potremmo continuare a lungo, ma vogliamo concludere: viva Un posto al sole! 

ACHILLE DELLA RAGIONE 

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