Eternit bis, tre anni e mezzo anche in appello per Schmidheiny

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La Corte di Assise di Appello di Napoli (seconda sezione) ha confermato la condanna a tre anni e mezzo inflitta in primo grado ad un imprenditore svizzero per l’omicidio colposo di uno degli operai dello stabilimento Eternit di Bagnoli, a Napoli, deceduto a causa di prolungata esposizione all’amianto.

Lo rende noto Osservatorio Nazionale Amianto, in un comunicato.

“La sentenza ci conforta un pò, dopo la delusione del primo grado, le cui richieste dei Pubblici Ministeri sono state in gran parte disattese”, ha commentato il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto. “Confidiamo che la Corte di Cassazione possa confermare questa condanna, – ha aggiunto Bonanni – e quindi rendere giustizia alle vittime e ai loro familiari”.

Confermata anche la fondatezza della richiesta di risarcimento del danno dell’Osservatorio costituitosi parte civile-

 “Il processo – spiega la nota dell’Osservatorio – ha evidenziato come l’uso dell’amianto fosse senza cautele, privo di confinamento e con le maestranze ignare e sprovviste di mezzi di protezione. Sia all’interno dello stabilimento che all’esterno c’era amianto in sacchi di juta privi di chiusura ermetica scaricati dalle navi senza che i lavoratori fossero a conoscenza del rischio. Gli operai si ammalavano di asbestosi, perché avevano i polmoni pieni di polvere, che si riempivano di liquido pleurico, quello del mesotelioma. E così, giorno dopo giorno, i necrologi all’ingresso dello stabilimento, e nelle zone circostanti del quartiere Bagnoli, a Pozzuoli e al Vomero. Così uno ad uno, gli operai sono tutti deceduti, e poi anche i loro familiari, perché lavavano le tute, o perché respiravano le polveri dai capelli e dalla pelle“. (Fonte: Ansa)

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