M.O. Scontri fuori a sede Rai Napoli: misure cautelari per 4 attivisti

Quattro misure cautelari applicate nei confronti di altrettanti manifestanti protagonisti di un presidio che si è svolto all’esterno della sede Rai di Napoli lo scorso 13 febbraio. L’azione di protesta fu promossa per denunciare la “negazione del genocidio” del popolo israeliano e la “censura” oltre a una “narrazione filo-israeliana” da parte della Rai. Il tutto a seguito di un comunicato dell’amministratore delegato Roberto Sergio sul caso Ghali a Sanremo. La manifestazione si trasformò in poco tempo in un teatro di scontri tra gli attivisti pro Palestina e le forze dell’ordine, schierate a Fuorigrotta in assetto antisommossa. I fatti vengono oggi ricostruiti da un comunicato del procuratore di Napoli Nicola Gratteri, che informa come questa mattina personale della Digos abbia eseguito un’ordinanza cautelare emessa dal gip del tribunale partenopeo con la quale è stata disposta la misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria nei confronti dei quattro indagati, che dovranno rispondere di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Gli attivisti, intanto, si sono organizzati per presidiare la questura e parlano di una “repressione” che “attacca chi si oppone al genocidio di un intero popolo”.

La nota a firma di Gratteri parla di una “violenta azione” che sarebbe stata attuata dagli attivisti “nei confronti degli appartenenti alle forze di polizia”. Questi i fatti. Il giorno della manifestazione, martedì 13 febbraio, dalle 9 circa, il personale della polizia di Stato era schierato in modo da presidiare i tre ingressi pedonali e carrabili della Rai. Predisposto, dal personale del gabinetto regionale della polizia scientifica, un servizio di video-registrazione. Dalle 11 l’arrivo di “circa 250 manifestanti”, ricostruisce la procura, e, in particolare, di “50 dimostranti”, i quali “compatti dietro uno degli striscioni, cominciavano ad avanzare in direzione dell’ingresso della Rai, occupando la sede stradale con il chiaro e inequivocabile intento di accedere alla struttura”.

Per evitare “l’accesso in massa non autorizzato”, il dirigente del servizio aveva provveduto a “chiudere completamente il cancello scorrevole di accesso alla struttura, fino a quel momento rimasto socchiuso per consentire l’ingresso dei dipendenti agli studi televisivi”. Ma, “nonostante i tentativi attuati dal personale della Digos” di dissuadere i manifestanti, gli stessi “continuavano ad avanzare compatti – scrive la procura – dietro lo striscione fino a giungere a contatto con la squadra del reparto Mobile posta a protezione del varco”. Dai video acquisiti “si nota chiaramente che i manifestanti non si sono limitati al contatto diretto con gli operatori di polizia, ma hanno avanzato ulteriormente fino a comprimerli con forza contro la cancellata, utilizzando la cosiddetta ‘spinta di massa’, per poi iniziare una vera e propria condotta di resistenza sferrando calci e pugni agli agenti che tentavano di non restare intrappolati contro la recinzione metallica”.

In seguito al “sopraggiungere di altre due squadre del reparto Mobile in supporto agli agenti intrappolati”, i manifestanti “hanno assunto una condotta ancora più violenta e, non riuscendo ad accedere all’interno della sede della Rai, hanno compresso nuovamente contro la recinzione metallica gli agenti rimasti schierati nel tentativo di evitare l’accesso, colpendoli al contempo con aste di bandiera e caschi da motociclista, mentre, dalle retrovie, i manifestanti rimasti indietro lanciavano oggetti contundenti contro gli agenti, tra cui pietre di notevoli dimensioni, sanpietrini, vari oggetti metallici e vernice rossa”. A seguito degli eventi, secondo la ricostruzione della procura, hanno subito lesioni operatori di polizia, un fotoreporter e alcuni dei manifestanti, ed è stato danneggiato materiale in dotazione ai reparti inquadrati, quali scudi e divise. Gli indagati – tra cui alcuni di coloro che risultarono feriti al termine della manifestazione – sono stati identificati attraverso la visione delle riprese effettuate dalla polizia scientifica.

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