La zes sotto accusa

Con una sua circolare l’Agenzia delle Entrate ha reso noto che nella ZES unica la percentuale di credito di imposta da applicare per gli investimenti effettuati e da effettuare che si pensava dovesse essere del 60% è stato ridotto al 17% per via dell’enorme numero di richieste il cui ammontare complessivo risulta essere di più di 9,5 miliardi laddove i danari disponibili sono di circa 1,700 milioni. Cosa che si sapeva e che in molti avevano lamentato dicendo che se la Zes non deve essere più un’area limitata ma comprendente tutto il sud la cifra da dedicare a questo scopo doveva essere più che decuplicata…noi avevamo anche chiesto a noi stessi se la Zes fosse priva di scadenza nel qual caso lo stanziamento doveva intendersi annuale e non certo una tantum. Cioè un pasticcio prevedibilissimo che al Ministero conoscevano benissimo ma che si sono guardati bene dal risolvere giocando un tiro birbone al Ministro così orgoglioso di potere dire ai giornali italiani che i vantaggi sarebbero stati estesi a tutto il sud e che adesso ha una gatta che non sarà possibile pelare.
 
Gli imprenditori coinvolti forse facendo finta di non sapere che lo stanziamento non è stato allargato come è stata allargata l’area, si sono dispiaciuti e stanno pensando alle barricate.
 
La cosa è partita male ed è cresciuta peggio. Al momento dell’allargamento della ZES a tutto il Sud si doveva abolire il credito d’imposta. Da sempre i soldi erogati alle imprese che si sono insediate al Sud hanno portato malissimo (basti pensare agli impianti Fiat ormai in  disuso e costati una enormità e che ancora non si decide di requisire visto che li abbiamo pagati noi!!!) e il Sud è ancora fermo a cinquanta anni fa. Recentemente le statistiche parlano di un risveglio (e ne siamo felici) interamente da ascrivere alla abnegazione delle nostre imprese specie micro che nonostante l’avversità delle Istituzioni, della burocrazia, del fisco, della malavita, ecc. ecc. riescono a portare a casa qualcosa. Ma la questione rimane ferma come una montagna: come si fa a colmare il gap tra Sud e resto d’Italia e d’Europa visto che per più di mezzo secolo si è fatto un travaso di risorse pubbliche dal Sud al Nord? Ormai tutta la dorsale interna -e non solo del Sud- è stata abbandonata dalla maggior parte dei suoi abitanti: che si fa? lasciamo che l’esodo continui? o sappiamo cosa fare? la politica di inclusione e di recupero territoriale come si realizza? e visto che a Roma non s’intendono di economia ma sanno solo spostare soldi da una parte all’altra come intendono muoversi visto che soldi non ce ne sono?
 
Noi abbiamo più volte risposto a questa domanda sapendo che sarebbe stato un nodo che sarebbe venuto al pettine; abbiamo messo al punto più importante l’abolizione della idea del parziale finanziamento degli investimenti che devono essere sostituiti da interventi “di sistema” che riteniamo molto più efficaci ed indenni da rischi di imbrogli vari.  A titolo di mero esempio indichiamo la significativa riduzione delle bollette elettriche anche in considerazione del fatto che quell’energia è meridionale e su di essa si realizzano profitti miliardari. Basterebbe a restituire competitività slle nostre imprese (tutte) senza aggravi per l’erario, rilanciando l’intero territorio famiglie incluse. Ma non ci hanno ascoltato e adesso che hanno fatto credere l’impossibile si corre il rischio di danneggiare le imprese anziché aiutarle.

CANIO TRIONE

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