Le Olimpiadi delle polemiche

Che cosa sono le Olimpiadi e cosa rappresentano? Le risposte possono essere numerose, ma atteniamoci allo standard: si tratta della massima competizione sportiva, una delle più longeve a questo mondo e predilige non solo l’importanza del talento e della tenuta fisica, ma anche i valori che ogni genere di attitudine (singola o di gruppo).

Oggi ci troviamo a Parigi, città dell’amore, della bellezza e ricca d’arte e cultura. Eppure, tutto ciò non appare nei Giochi Olimpici. Dopo due settimane di atletismo e medaglie, ci sono un numero inverosimile di polemiche. Si parte dal territorio. La Senna è forse la rappresentazione del fallimento di questa edizione: balneabilità discutibile e rischio elevato di malattie.

La belga Claire Michel, dopo la gara di triathlon, è stata ricoverata e le analisi del sangue hanno reso noto che sia stata attaccata da un virus (no escherichia coli, come riportato da Sport Mediaset). Gli azzurri a loro volta, visto anche il ritiro della nazionale del Belgio dalla disciplina mista, hanno preferito rifiutare il contatto con l’acqua, optando per un allenamento in piscina e privandosi dunque del test per valutare insidie e correnti. Va anche ricordato che questa edizione francese delle Olimpiadi si basa sul concetto dell’inclusione, un tema delicato e assai suscettibile. L’ostinazione di voler valorizzare questo concetto ha portato a un inevitabile disequilibrio sportivo. I casi irrisolti dell’algerina Imane Khelif e della taiwanese Lin Yu-Ting hanno alzato un polverone sulla validità delle loro vittorie a causa del loro presunto “vantaggio genetico”.

La resa dopo 47 secondi dell’azzurra contro la pugile africana è una sconfitta del Cio, previdenti nell’edizione del mondiale di boxe del 2023, quando non consentirono la partecipazione delle due atlete oggi finaliste. Diverse le teorie e poche spiegazioni, spesso anche contradditorie, ma ciò che conta è che nessuno è stato tutelato in questa storia: le altre contendenti si sono sentite quasi inermi nel confronto, mentre le attuali finaliste si scontreranno per una delle medaglie più discusse della storia delle Olimpiadi.

Tutti k.o. insomma e nessun vincitore, solo vinti.

Tralasciando le varie polemiche su arbitraggi discutibili, che sono temi famosi e ben noti al mondo dello sport, è giusto dare un occhio alle condizioni in cui vivono gli atleti prima dell’approccio alle loro sfide. Il villaggio olimpico è un fallimento su tutta la linea. L’assenza di area condizionata ha costretto gli atleti ad affrontare il caldo in diversi modi: iconica la foto dell’azzurro Ceccon, costretto a dormire all’aperto vicino ad una panchina, con lo stretto indispensabile. Dal dentro e fuori, si passa alla mensa e alla cucina, con il cibo immangiabile. La denuncia dell’argento della rana, Adam Peaty, ha fatto il giro del mondo: poche soluzioni proteiche nel catering, ma soprattutto fa scalpore (come riportato da Sport Mediaset) il ritrovamento di vermi nel pesce.

Il rimpianto delle edizioni di Rio e Tokyo porta a chiedersi se non si sia stata data troppa importanza a fattori ed elementi secondari, invece di occuparsi della salute e vivibilità di atleti che compiono sacrifici importanti per arrivare pronti a questo appuntamento. Inaccettabili sono invece i furti avvenuti nel villaggio. Dopo neanche una settimana neanche i francesi stessi hanno scelto di pernottare ancora lì, scegliendo di ripiegare sugli hotel. Tante forse troppe parole (dette male) e una poca concretezza per un’edizione che verrà ricordata per le polemiche più che per lo sport.

Photo: ANSA

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