Il rebus dell’uso politico della giustizia

L’uso politico della giustizia, studiato, calibrato e perfezionato nelle due grandi “democrazie” anglosassoni per escludere dalla scena politica gli individui “scomodi” ed “esportato” con risultati soddisfacenti per i veri gestori del potere di comando in Occidente sia  nel Vecchio sia nel Nuovo Continente è talmente ben  protetto e nascosto da cortine fumogene predisposte abilmente nelle sedi competenti (non a caso definite di “intelligence”)  e dal mito dell’intoccabilità dell’autonomia e dell’indipendenza della Magistratura  (anche se, praticamente, difficilmente verificabile)  da costituire il rebusdella nostra vita quotidiana di più difficile soluzione.

Bisogna, quindi,  sempre chiedersi se ciò che “appare” corrisponda al vero,  da chi provenga e quale fine si proponga.

Poniamo il caso delle iniziative  recentemente assunte contro la sorella (Arianna) della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, di cui hanno dato notizia i mass media.

Il dato più sorprendente è che  contro le accuse mosse si sono inaspettatamente schierati “Il Fatto quotidiano” e uno dei protagonisti dell’operazione “Mani Pulite” (dall’esito politico ben noto), non certo “teneri” in altre circostanze del passato con l’entourage  di“Fratelli d’Italia”.

Come è potuto succedere? Si è chiesto il“quisque de populo” che, dopo lo schieramento compatto di tutti i partiti italiani in senso favorevole a una politica esasperatamente atlantica, non avevano più dubbi sulla dipendenza dei rappresentanti neofascisti al Parlamento e al Governo in Italia dai super-potenti di Washington.

Si è chiesto: “perché”? Perché. In altre parole,  con quelle accuse ed iniziative di natura punitiva è stata avviata  una così improvvisa inversione di tendenza? Cosa ha fatto la pulzelladella Garbatellache pure ha imbracciato, fin dal momento dell’assunzione del suo incarico e con intenso ardore  “l’ascia di guerra” contro Putin per meritarsi, sia pure per interposte e italiche persone, una tirata d’orecchio, in buona sostanza, da parte dello zio Sam?

Ancora più sconcerto ha destato il fatto che chi si è posto contro  le iniziative dell’accusa pubblica italiana (pronunciandosi, per giunta, apertamente) siano stati nemici tradizionali di Giorgia e di Arianna.

Che abbiano svolto un ruolo da  agenti provocatori ( perché segretamente e occultamente vicini al partito democratico americano)  è parso verosimile solo a chi aveva dubbi sulla loro fede sinceramente democratica.

La domandaè: è possibile che i difensori del neo-fascismo al governo si siano proposti  il compito di contrastare all’interno della coalizione di centro destra   l’ala per cosi dire “Trumpiana” per sostenere, invece, addirittura apertamente  quella contraria? E lì che conduce il filo d’Arianna?       

LUIGI MAZZELLA

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