Leggere significa affacciarsi in tanti altri mondi e visitarli come se fossero dimensioni multiformi della nostra vita, parafrasando non letteralmente ma letterariamente Umberto Eco.
È l’esperienza social più aulica che si possa avere, ma che non viene compresa da molti giovani che fanno grandi esperienze social virtuali, per molte ore al giorno, e che disdegnano la lettura sia di libri cartacei che di quelli digitali.
Perché si rifiuta un libro ‘social’ condiviso a quattro mani con l’autore e si coltiva, invece, il dialogo virtuale sul cellulare?
Proviamo a spiegarlo analizzando le moderne modalità comunicative.
È una questione di tempi: Il social network è istantaneo, intessuto da vocalismi semantici sillabici e gutturali, mozzati da abbreviazioni al limite della comprensibilità.
Esso è retto da un impianto tecnologico che non consente la riflessione che interviene nel momento dell’analisi frasale.
Infatti, dopo una frase, scritta su un ‘Istant messaging’ o un in social network del tipo di Facebook, prima della successiva ci dovrebbe essere un momento di assimilazione del concetto altrui e l’elaborazione intellegibile del proprio.
Questo tempo risulta impietoso per chi ha un’autostima azzerata e non confida di capire l’altro e di farsi capire.
Per rimediare, spesso si intavola un ‘dialogo tra sordi’ composto di concetti elementari, primitivi e destrutturati: l’antitesi del pensiero organizzato che, invece, è capace di raccogliere le idee contenute in un libro, comprenderle, applicarle alle proprie esperienze e valutarle per foggiarne di proprie.
Per leggere un libro devi poter comprendere, ordinare i concetti e crearne di nuovi. Devi pensare.
Molti contemporanei, di tutte le generazioni, non sono capaci di costruire il pensiero e di analizzare quello che leggono. Ecco perché rifuggono le occasioni in cui sarebbero costretti a farlo.
Queste persone non possono leggere per mancanza di strumenti cognitivi la cui lacuna, in termini ricorsivi, rinsecchisce ulteriormente quelle stesse facoltà per mancanza di allenamento. Così, l’inadeguatezza diventa progressiva e cronica.
Si è scoraggiati dall’affrontare qualcosa che supera il tempo di appena 60 secondi (un comune video-MEME trasmesso via Whatsapp), figuriamoci dall’impegnare un tempo medio di lettura di 4-5 ore con un romanzo di un centinaio di pagine.
I ritmi moderni non contemplano quei tempi e il conseguente lavoro del cervello lasciandogli il compito di fare altre mansioni, seppur virtuose.
Il rischio di detenere questa lacuna è quello di dover accettare il “Pensiero unico” di un Grande fratello orwelliano che ha trovato il tempo di pensare per gli altri e rendere monotematica e assolutista la concezione del mondo a proprio uso e consumo.
I rimedi esistono e sono insiti in una Scuola non burocratica e nell’efficienza dell’agenzia familiare: caposaldi per consentire alle nuove generazioni di gustare il piacere della lettura.
Quando dobbiamo fare un regalo a un bambino non trascuriamo l’idea di sottoporre alla sua giovane attenzione un libriccino illustrato, magari impostato per la sua interazione sui contenuti completando le illustrazioni con gli accessori predisposti, atti a favorire le associazioni di idee.
Seguendo la sua crescita è auspicabile raccontargli le fiabe e, nell’età scolare, fargli leggere il testo di quelle preferite collegando lo stadio educativo psico-affettivo della fase verbale con quello pedagogico dell’incoraggiamento dell’autonomia intellettiva.
Nei primi anni del periodo scolastico i fumetti svolgono un ruolo fondamentale per avvicinare l’infante alla lettura che lo predisponga alla percezione dei contenuti e del pensiero altrui, all’immaginazione, alla maturazione della memoria e a quelle forme di ragionamento che inducono il pensiero riflessivo.
Nella prima adolescenza i romanzi d’avventura sono il pilastro della ‘macchina cerebrale’ di costruzione dell’immaginazione che sarà foriera di future invenzioni, progetti avveniristici e innovazione.
Jean Piaget, padre del costruttivismo applicato alla psicologia epistemologica genetica, individuava cinque fasi di sviluppo mentale del bambino.
L’ultima, quella delle operazioni formali, che ricorre dai 12 ai 14 anni, è quella in cui si forma il ragionamento ipotetico-deduttivo artefice di scenari immaginativi e simbolici.
In questa fase il cervello è come un motore potente che chiede di essere alimentato da un ‘carburante’ che lo faccia funzionare. Quel ‘nutriente’ sono gli stimoli affettivi, amicali, ambientali e intellettuali.
È una fase delicata che merita più attenzione di quella che vi si dedica solitamente per distrazione, indisponibilità di tempo e di risorse. Trascurarla significa fare ‘rinsecchire quel virgulto’ che, poi, non riprendi più.
Te lo ritrovi con il cellulare in mano per 12 ore al giorno, se non di più, e a sbuffare bizzarre locuzioni sui social network.
Un antidoto a questo degrado potrebbe essere dato, al tempo giusto, dalle letture di Jules Verne, Robert Louis Stevenson, Mark Twain, Walter Scott, Daniel Defoe, Jonathan Swift, Rudyard Kipling, Emilio Salgari.
Infaticabili autori di romanzi appassionanti.
Senza dimenticare Jack London, Ernest Hemingway, Alexander Dumas e Carlo Collodi.
Per avere un’idea dell’ampia scelta disponibile, riportiamo qui l’elenco di un centinaio di libri che sono una piccola parte della disponibilità di classici del settore.
Poi, da adulti, si può continuare sul percorso avventuroso delle letture con Wilbur Smith, Clive Cussler, Michel Crichton, fino ai nostri Marco Buticchi, Valerio Massimo Manfredi e Angela Fontana che uniscono i generi Storia, Avventura e Thriller.
Ce n’è per tutti i gusti. L’importante è allenare il ‘palato intellettuale’ per affinarlo sempre più e non lasciarlo appassire nel seccume dei frasari gergali, molto social e pure tanto ‘asocial’.
Per chi vuole approfondire, scambiare idee e proposte di nuove letture, raggiunta la maturità per la comprensione dei testi e l’apprezzamento dei libri, i Circoli dei Lettori rappresentano autentici scrigni dello scibile e delle novità letterarie in cui esprimere la propria curiosità gnoseologica e contemporaneamente entrare in relazione con nuove persone con cui coltivare, in presenza, delle amicizie stimolanti.
Carlo Zeuli
