Non sembra che Bersani si sia pentito dell’offesa oggettiva fatta al deputato Vannacci. Mentre noi giornalisti siamo particolarmente attenti a non far prevalere le nostre personali opinioni sulla esigenza di informare (e quindi cerchiamo di minimizzare i rischi di interpretazioni volte ad attribuirci intenzioni offensive) c’è gente che pensa di poter offendere e quindi di non dovere le scuse relative senza se e senza ma.
Se poi il Bersani o altri si ritengono offesi per le opinioni del Vannacci adiscano le vie legali per ottenere il riconoscimento delle loro lamentele; è quella la via deputata a risolvere ogni questione di questo tipo.
Mi diceva un amico che un elemento distintivo che distingue gli uomini dal resto degli esseri viventi e segnatamente dagli animali, è che noi nei millenni abbiamo imparato a chiedere scusa e quindi a voltare pagina rispetto al passato. Spesso capita di chiedere scusa anche senza avere compiuto nulla di disdicevole ma solo per istinto di socialità e per mostrare la propria educazione e rispetto verso il prossimo. Certo, in politica le scuse non servono a nulla: è un ambiente in cui le falsità si dispensano a tonnellate per sostenere cose indicibili senza parlare delle promesse e delle politiche fatte -per esempio- a favore di certe categorie di lavoratori che poi si scopre sono a loro diretto danno. Però il bon ton potrebbe esistere anche in politica almeno per dare il buon esempio alla popolazione che è a grave rischio imbarbarimento visto l’esempio delle immoralità diffuse tra la classe dirigente.
Che faremmo noi al posto del magistrato e del Vannacci? In Italia (e nei paesi civili in genere) le pene non servono a punire ma a educare e la reiterazione del comportamento disdicevole è una ragione per aggravare la incisività della rieducazione. È accaduto a Berlusconi ma è ovvio che il rischio di reiterazione del reato è una condizione per aggravare e appesantire la reazione dell’ordinamento. È possibile che grazie alla sua lunga carriera politica il Bersani -a differenza delle persone normali- possa pagare quello che gli sarà ascritto senza in nulla spostare il proprio equilibrio finanziario e quindi può prendere sotto gamba la pena e sfidare “politicamente” il suo avversario, ma il comportamento offensivo rimane e rimane anche la sfida verso l’ordinamento che deve assolvere al proprio obiettivo della rieducazione di chi viene riconosciuto reo di qualcosa.
Quindi se interpretiamo bene la ratio della norma penale ipotizziamo che l’ammontare del risarcimento sarà maggiore del massimo previsto a sottolineare la necessità di stigmatizzare i comportamenti così sfidanti, e il Vannacci farà bene ad utilizzare quei danari per fare campagna elettorale anticomunista.
La cosa non è di poca importanza visto l’imbarbarimento dei rapporti tra partiti già fortemente degradati nel passato e vista la necessità di superare ogni forma di violenza che comincia dalle parole per arrivare alle guerre che tutti oggi avversiamo.
Staremo a vedere.
Canio Trione
