Il 9 novembre 1989, la Germania Est annunciò che i tedeschi orientali potevano entrare liberamente in Germania Ovest. Fu l’annuncio, semplice e indicativo, del crollo dei regimi comunisti e della cortina di ferro.
I comunisti, duri e puri, si ritrovarono senza riferimenti di fronte a quella che appariva la vittoria del capitalismo, addirittura su scala mondiale.
Il movimento comunista viveva una crisi profonda alla ricerca di sé stesso, però, senza mai sconfessare il dogma della lotta di classe e per gli interessi della classe operaia e delle masse popolari.
E’ in questo contesto che inizia il percorso della costruzione teorica del movimento comunista P. CARC (Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo).
Nel 1999 alcuni membri escono dal CARC con l’intento di accelerare la fondazione del (nuovo) Partito comunista italiano, (N) PCI, che teorizza che il nuovo partito comunista debba essere costruito nella clandestinità.
Quindi, in Italia, esistono due partiti comunisti, il (N) PCI e il P. CARC, il cui comune obiettivo è costruire la rivoluzione socialista.
Sono sinergici: il (N) PCI si occupa di strategia, il P. CARC si occupa della tattica.
Non sono come il vecchio e noto PCI, parlamentare e riformista, ma sono un nuovo PCI, rivoluzionario e fondamentalmente comunista, “alla russa”.
Questo, in sintesi, lo scenario da cui si muove la propaganda e la mobilitazione anti-militarista, anti-imperialista, anti-Nato, pro-Hamas, pro-Palestina, pro-terroristi. Da qui, la totale avversione al Sionismo che la enciclopedia Treccani definisce come “Movimento politico e ideologia volti alla creazione di uno Stato ebraico in Palestina (da Sion, nome della collina di Gerusalemme)”.
Ecco che si rinsalda, fra l’estrema sinistra e l’area filo palestinese, un legame solido e antico, politico ed ideologico; ma, oggi, presumibilmente, anche operativo,
Il nemico dichiarato? Tutti quelli che hanno rapporti, a qualunque titolo, con Israele.
L’anti-sionismo è l’anticamera dell’antisemitismo che è odio verso tutti gli Ebrei.
La strategia è clandestinità, propaganda, delazione, liste di proscrizione.
Lo Chef Rubio, Gabriele Rubini, il 4 agosto, parlando a Pontedera, ad un evento CARC, ha detto contro i giornalisti pro Israele: ”Loro devono avere paura ad andare al lavoro ogni giorno, loro devono temere per l’incolumità dei loro figli e delle loro figlie”.
Incredibile, ma questo Gabriele non faceva il cuoco?
Su questo solco si è mosso il nuovo PCI che scrive: “l’incitazione di Gabriele Rubini a tenere il fiato sul collo ai giornalisti complici e tifosi del genocidio in corso a Gaza, ha suscitato le ire di pennivendoli, avvocati e traffichini vari affiliati o a libro paga dei vari organismi della criminale entità sionista operante in Italia … Si invita ad espandere e moltiplicare le azioni che additano i complici, nel seno dell’apparato mass-mediatico italiano, del genocidio in corso nella Striscia di Gaza … “.
Non ci vuole molto ad immaginare che il terrorismo internazionale si sia arricchito di una componente fortemente ideologica di origine europea che rende più efficaci e pericolose le sue iniziative.
In questa guerra, che sembra finire in ogni momento ma che, in realtà, non finisce mai tanto che potremmo definirla “la guerra dei settant’anni”, può succedere di tutto, compresa una escalation incontrollabile.
Allora, il pensiero corre all’Iran il cui regime, da teocratico, è indifferente ad ogni forma di compromesso e concessione.
Se hai peccato, devi essere punito; Allah lo vuole; Allah ti punirà.
Infatti, stiamo tutti attendendo le reazione dell’Iran agli ultimi attacchi di Israele che ha ucciso nella notte a Teheran, Ismail Haniyeh, il leader politico di Hamas. L’Iran l’ha solennemente promessa e non è un regime che non attui le sue minacce.
Ci aspetteremmo una cruenta rappresaglia militare, da un momento all’altro. La CIA l’aveva annunciata entro 24/48 ore. E, allora, si sono moltiplicate le sollecitazioni a Teheran alla cautela. Ma il tempo è scaduto e, finora, nulla è accaduto. Ma è proprio così?
Intanto si è cementata l’amicizia e collaborazione con (N) PCI e P. CARC che crea non poche preoccupazioni perché rappresentano una sorta di quinta colonna infiltrata.
Intanto Hezbollah, dal Libano, si è mobilitata con un lancio di oltre 320 missili su Israele. Intanto in Europa, a Solingen, in Germania, in occasione dei festeggiamenti dei 650 anni della fondazione della città, un terrorista, Issa al Hasan, rifugiato e siriano 26 enne, ha ucciso, con un coltello all’arma bianca, tre persone e ferito gravemente altre nove. Ha colpito, con cinica crudeltà sanguinaria, direttamente alla gola: segno di profondo odio e disprezzo. E, non per finire, a Norimberga, a mezzogiorno, nella piazza della monumentale cattedrale, gruppi di sostenitori islamici hanno diffuso, via megafono, preghiere e slogan con un gran sventolare di grandi bandiere nere islamiche. Tempismo, organizzazione, messaggio di dominio e impunità. Roba da regime teocratico.
Sta forse riprendendo il terrorismo in Europa? Questa reazione iraniana era inattesa e noi non siamo preparati.
Non è forse questa la reazione dell’Iran? Ma l’Europa che c’entra? Ci vuol poco a considerare che la terna Israele, Stati Uniti, Europa è vista, da quelle parti iraniane, come un unico nemico: l’Occidente.
Ed è qui che si innesta il parallelo con l’Ucraina: Russia, alleata dell’Iran, contro gli USA e l’Europa.
Infatti, non si dice né si deve dire, ma siamo in guerra.
Due fronti si stanno stuzzicando con armi, devastazioni e sangue; due visioni geopolitiche, che non hanno più nulla da dirsi, si stanno confrontando con sempre più violenza e determinazione; due blocchi contrapposti per il dominio del mondo, minacciosi l’un l’altro, nonostante le ipocrite dichiarazioni di pace, stanno guerreggiando. Rimane fuori la Cina ma solo per avere le mani più libere: al redde rationem si sa dove si collocherà.
Diceva, in una intervista, il padre Francesco Patton, 168° custode cattolico di Terra Santa, presso il Convento di San Salvatore a Gerusalemme: ”Tanta gente che non si conosce si scontra e si uccide per volontà di pochi che si conoscono ma non si uccidono”.
Il futuro non appare roseo.
