In Italia va tutto bene, forse troppo bene per questo si discute di: Vannacci, Elodie, Fedez, Ferragni, le vacanze della premier e la separazione della sua sorella d’altronde le statistiche parlano chiaro in Italia mentre ci si lamenta per la salute pubblica o le spese per la scuola ci sono Italiani che spendono 120 miliardi spesi nel gioco d’azzardo, 10 miliardi per maghi e fattucchiere, 16 miliardi in abbonamenti Sky, Dazn, Now, Spotify, pagato anche con il bonus cultura, quasi 78 milioni di connessioni da telefonia mobile (il 128% della popolazione???) e oltre 90 miliardi vengono spesi per mangiare fuori casa.
Questi solo alcuni numeri ma, potremmo parlare della moda, del lusso, della nautica, delle supercar, delle vacanze appena terminate, delle ville ecc…e allora c’è qualcosa che non va.
E quindi ascoltiamo i sermoni di Fedez, le omelie della missionaria dei calendari Elodie che invece di ringraziare il cielo della loro fortuna, la moglie per il primo e madre natura, per il corpo statuario per la seconda… questi vogliono parlarci di politica, darci lezioni di vita.
Il rapper Ghali innalza la bandiera della Palestina sorseggiando il suo cocktail dalla sua chaise lounge da un resort in Costa Smeralda, mi chiedo perché non vada a farlo in mezzo ai bambini della striscia di Gaza.
Ovvio io non contesto il diritto di parola, di opinione e di replica ma, abbiate il buon senso, se ne possedete, abbiate la coerenza di rispettare noi altre persone normali, comuni cittadini, lavoratori perché così offendete non solo la nostra intelligenza, sulla quale non voglio fare paragoni, ma anche il lavoro, il sacrificio delle famiglie, degli studenti, di tutti.
In Europa abbiamo eletto Vannacci che dopo aver fatto cose egregie, forse adesso, sta anche screditando l’Esercito Italiano che sicuramente non ne ha bisogno in questo momento.
Il comico Luca Bizzarri che in un programma televisivo si permette di affermare che: “10-20 milioni di italiani difenderebbero la patria con il ca..o”, ritengo questa una asserzione gratuita, fuori misura a livello numerico e visto che la leva non è più obbligatoria dal 2005 offende anche quella parte di Italiani non proprio anziani che sono stati chiamati a fare il servizio militare seppure in tempo di pace, oltre tutti coloro che l’hanno scelto di fare come volontari e soprattutto tutti coloro di ogni genere, età, ceto che credono ancora nell’Italia.
Perché non parlare della maestra precaria Salis che invece di educare, istruire, preparare bambini si reca di proposito in Ungheria per rompere con un martello la faccia ad un nazista; e che abitualmente invece di risiedere nelle varie proprietà di famiglia pensa bene, per dare il buon esempio, di sottrarre una casa ad una famiglia in stato di bisogno e ritiene che questo, sia giusto un doveroso atto di protesta e cerca di convincerci che sia così che la logica di vita e comportamento sociale sia questa e che viene premiata dagli elettori consentendole da ora e a vita un benessere sicuramente immeritato.
Ma questi sono solo esempi e non voglio demonizzare nessuno.
Destra e sinistra che si azzuffano su jus soli e jus scolae e allora diamo la cittadinanza a tutti, anche a quelli che non la chiedono e diamo a tutti anche un assegno unico, un reddito di cittadinanza o un assegno sociale, da dove prendere i soldi poco importa: casse dello stato, INPS, ma poi c’è il deficit pubblico e le pensioni attuali e future … boh???
Ci penserà un altro!
Il tutto mentre i comuni cittadini italiani di qualunque colore e ceto, che pagano le tasse, vivono in città sempre più insicure e sporche e hanno sempre meno servizi pubblici e sociali.
Tasse altro argomento spinoso perché i due criteri fondamentali sarebbero: pare il giusto rispetto al reddito, e soprattutto pagarle tutti nella misura indicata dal primo criterio.
Il bello è che spesso si parla di aliquote di quanto lo stato prende dai nostri salari, stipendi, redditi senza parlare a quanto restituisce e li parte un altro problema.
In Danimarca la Nazione in Europa dove si paga di più, quasi tutti i cittadini sono contenti perché hanno quello che possiamo chiamare “ritorno sociale” io pago lo stato ma, questo mi assicura tutti i servizi primari.
I cittadini considerano il pagamento un investimento nel futuro collettivo del Paese e della società, e per garantirsi una certa qualità di vita.
La Danimarca è stata classificata come il secondo Paese più felice al mondo per il quarto anno consecutivo, secondo il Rapporto mondiale sulla felicità 2023.
Ciò permette a tutti i segmenti della società, indipendentemente dal sesso, dalla posizione sociopolitica o economica, di usufruire delle stesse opportunità, riducendo così notevolmente gli oneri economici e sociali.
La maggior parte dell’istruzione, soprattutto quella superiore è gratuita e gli studenti universitari ricevono anche una borsa di studio dal governo danese.
Tale sostegno è ben presente anche sul posto di lavoro: i genitori hanno diritto a 52 settimane di congedo parentale, di cui 32 sono pagate dallo Stato. Il modello del mercato del lavoro danese, denominato modello di flexicurity, prevede al contempo flessibilità per i datori di lavoro e sicurezza per i lavoratori.
Con lo Stato che fornisce una rete di salvaguardia in caso di disoccupazione.
In Austria, con una tassazione del 55%, il sistema di previdenza sociale, che comprende l’assicurazione sanitaria obbligatoria, le pensioni e l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, è molto apprezzato e copre anche la maternità e la disoccupazione.
Il Paese richiede che tutti i dipendenti siano assicurati, così come le persone che percepiscono un sussidio, una pensione o qualsiasi altro tipo di erogazione basata sulle necessità socioeconomiche.
Ovviamente gli stipendi medi di queste Nazioni sono molto alti rispetto a quelli italiani e questo innesca un altro problema che viene sottovaluto quando si fanno statistiche e confronti con le altre nazioni della Europa Unita.
L’EUROPA Unita è solo sulla carta, infatti vediamo in sede di Parlamento e ancor più di Commissione Europea come le cose non siano proprio così e quindi si vogliono creare leggi, imposizioni uguali a Stati, territori e popoli non omogenei per nulla e che sicuramente finiscono per avvantaggiare alcuni, i soliti già più ricchi, a scapito di altri.
Una utopia, una chimera che emerge quando si parla di case green o auto elettriche quando non si riesce ad avere neppure una casa e un’auto normale, tradizionale.
A questo punto c’è un’altra serie di geni, di coloro che seppur davanti al minimo problema sento dire: “io me ne voglio andare dall’Italia, io me ne devo andare dall’Italia” e io che dentro di me rispondo: “magari” e mi incazzo perché nel frattempo ci sono 5 milioni di italiani in condizione di povertà assoluta e ben 9 in condizione di povertà relativa.
Numeri tremendi da nazioni in via di sviluppo, di fame, da code alla Caritas.
Allargando ancora lo scenario sulla nostra Terra siamo quasi 8 miliardi e solo un abitante su 6 (meno del 17%) ha tutto ciò che quasi tutti noi abbiamo: acqua corrente potabile, servizi igienici, energia elettrica costante, televisioni, giornali e soprattutto la libertà, la democrazia.
Solo 1,2 miliardi di individui hanno una qualche forma di “protezione sociale”, il welfare, gli ospedali e la copertura dai tanti rischi, istruzione e cibo compresi; ma quelli che possono avere il welfare italiano sono nel mondo poco solo circa 600 milioni; seppure con tutti i limiti e i problemi che ci sono e conosciamo tutti perché li viviamo sulla nostra pelle e sulle nostre tasche tutti i giorni.
Essere consapevoli che in molte parti del mondo si vive con meno di 2 dollari al giorno, gli ospedali sono un miraggio per pochi, così come la scuola e che spesso entrambi sono completamente a pagamento e il futuro per tutte queste persone: vecchi, adulti, giovani e perfino bambini è una parola priva di qualsiasi contenuto.
Mi sono dilungato e allargato ma, la mia speranza e che tutti normali cittadini, politici di ogni orientamento, e anche fortunati vip si concedano una visione a 360°, non miope, non ristretta a dogmi di partito, alle loro capacità intellettive, ma che sia obiettiva delle vere realtà quotidiane.
Anche se temo che questa mia speranza sia una utopia e resti solo una chimera.
Roberto Kudlicka
