Il processo di Palermo, quello che tutti chiamano “processo Open Arms” e che vede imputato Salvini è diventato un “caso politico”.
La opinione pubblica si divide in pro e contro come se si stesse discutendo di una partita di calcio al bar.
Ma la verità è ben altra. Il tema è sociale e civile. Cioè, interessa tutti, in egual misura, perché si è tutti nella stessa barca la cui unica destinazione è il buon funzionamento del vivere sociale e civile, in comunione.
Quale è, infatti il motivo dello stare insieme se non quello di migliorare la qualità della vita di ciascun membro della comunità? Insieme potremo essere più efficaci ed efficienti.
E’ fuori dubbio che sia necessaria una “organizzazione” (chiamata Stato) di gestione della comunità. Già ai tempi della Repubblica Romana la soluzione esisteva; poi fu ripresa dal liberale Montesquieu.
Sono necessari tre poteri: quello Legislativo, che si occupa di strutturare uno schema di norme, coerente con la Costituzione, per favorire una qualità della vita sempre migliore; quello Esecutivo, che si occupa di porre in essere quello schema; quello Giudiziario che si occupa di far rispettare quelle norme. I tre poteri sono separati, autonomi e indipendenti l’un l’altro. Ci sono ovviamente delle aree di sovrapposizione ma queste sono piccole e di confine avendo il ruolo specifico di un utile scambio informativo.
I tre poteri sono equipollenti ma, lasciate passare la semplificazione, uno dei tre, il Giudiziario, ha come “mercato” ciascun “membro della comunità”; mentre gli altri due hanno come “mercato” la comunità tutta. Fa eccezione la Corte Costituzionale che ha lo scopo precipuo di valutare se le leggi siano coerenti alla Carta. Inoltre, mentre il potere Giudiziario è individuale (cioè assegnato a ciascun magistrato) gli altri due poteri sono collegiali; ancora, mentre il potere Giudiziario è insindacabile, gli altri due sono soggetti alla valutazione della Comunità.
Allora, come è possibile che il processo Open Arms, come tanti altri processi che hanno visto come imputati personalità politiche, si sia trasformato da processo giudiziario in processo politico? Come è possibile che ci sia tanta confusione? Sono confusioni da “tracimazione” di un potere nell’altro?
Ci sarebbero due alternative. O le leggi sono fatte male e, quindi, va richiamato il potere Legislativo; o le interpretazioni delle leggi sono forzate ma, in questo caso, chi ha il dovere di farle rispettare dovrebbe avere l’accortezza di fare delle interpellanze parlamentari, in tempi non sospetti, cioè al momento della promulgazione.
Se ciò non avviene, allora la confusione è garantita. Per esempio, è molto probabile che magistrati diversi, con interpretazioni differenti, arrivino a conclusioni differenti; trovare il magistrato giusto è roba di fortuna. La questione è molto complessa, ma se non si comincia ad analizzarla su queste basi, la matassa non si risolverà mai; anzi, diventerà sempre più ingarbugliata.
Ma diamo una occhiata al processo Open Arms.
In premessa, diciamo subito che la “legge del mare” non si discute. E’ obbligatorio soccorrere chi è in difficoltà. Oseremmo dire che soccorrere chi è in difficoltà dovrebbe essere obbligatorio ovunque, non solo in mare: è un indice di civiltà.
Matteo Salvini è indagato non per aver disatteso la “legge del mare” ma per “sequestro di persona” e “omissione di atti d’ufficio”.
I fatti sono questi: nell’agosto del 2019, Salvini, da ministro dell’Interno, impedì alla nave Open Arms, battente bandiera spagnola, con 147 immigrati a bordo, l’attracco in un porto italiano. Una attesa durata 19 giorni che ha portato alla degenerazione delle condizioni igienico sanitarie e psicologiche.
Salvini, da potere esecutivo, ha agito contro qualche legge parlamentare? Pochi giorni prima, il 5 agosto 2019, il Senato aveva approvato il “decreto sicurezza bis” che vietava, a qualsiasi nave, l’ingresso nelle acque territoriali e nei porti italiani, per generici motivi di sicurezza. Forse era un decreto sbagliato; forse non integrato con norme internazionali; forse con dubbi di anticostituzionalità; ma era un decreto.
Open Arms, con 32 minori a bordo, di fronte al divieto d’ingresso nelle acque territoriali italiane, firmato da Salvini e dai ministri dei Trasporti (Danilo Toninelli) e della Difesa (Elisabetta Trenta), fece ricorso sia al Tribunale per i Minori di Palermo che chiese delucidazioni al governo, sia al TAR del Lazio, che sospese gli effetti del divieto d’ingresso nelle acque territoriali
Ecco un primo esempio di confusione fra due poteri dello Stato. In ogni caso, la nave entrò, per effetto del TAR, nelle acque territoriali italiane ma non potè attraccare a Lampedusa. Lo sbarco venne ordinato, il 20 agosto, dal procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, dopo una sua visita alla nave e dopo aver incontrato la Capitaneria di porto. Nel frattempo, il 15 agosto, il Presidente del Consiglio Conte, in una lettera aperta a Salvini, criticava la gestione del caso e comunicava che Francia, Germania e Spagna erano disposte ad accogliere i migranti della Open Arms.
Nel novembre 2019 Salvini venne iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di sequestro di persona e omissione d’atti d’ufficio.
Per questa accusa, il Senato del governo Conte II (M5S e PD) concesse l’autorizzazione a procedere contro le indicazioni della Giunta per le Immunità; mentre nei casi analoghi della Diciotti e della Gregoretti, il Senato del governo Conte I (M5S e Lega) negò l’autorizzazione e il GUP di Catania non rinviò Salvini a giudizio.
Confusione su confusione. Confusione nel potere legislativo, confusione nel potere giudiziario. Confusione fra i poteri dello Stato.
Per dovere di cronaca, nell’ottobre 2020, il governo Conte II non rigettò il “decreto sicurezza bis”, ma semplicemente lo limò, per far tutti contenti, con la protezione umanitaria per i richiedenti asilo.
Ora, però, bisogna farsi alcune domande:
1. Non appare forse che il trattamento differente, fra Diciotti, Gregoretti e Open Arms, riservato a Salvini da parte del Senato e della Magistratura risponda da un lato a lotta politica e dall’altro a diversa interpretazione del “decreto sicurezza bis”?
2. Perché il “decreto sicurezza bis” non fu corretto subito, quando cioè era sospetta la non coerenza con le norme internazionali e emergevano dubbi sulla sua eventuale costituzionalità?
3. Perché solo il 15 agosto Giuseppe Conte informò della disponibilità d’altri paesi ad accogliere i migranti?
4. Perché la ONG, di fronte al divieto di entrare nelle acque territoriali italiane non fruì, ad esempio, della disponibilità spagnola (Spagna vicina!) di cui batte bandiera ma preferì ricorrere alla magistratura italiana e attendere 19 giorni? Forse non era tanto interessata a preservare i suoi ospiti quanto a creare una questione politica di sfida all’Italia?
5. Se qualcuno chiede di entrare a casa tua, per di più sapendo di non poter entrare, e tu gli neghi l’ingresso, sei passibile di sequestro di persona?
6. Perché Salvini ricorre al tema della “difesa dei confini”? Difendere da chi? Pensava, forse, che gli ospiti delle ONG non fossero propriamente naufraghi ma solo immigrati in cerca dell’eldorado per poi rimanere delusi?
7. Come mai le ONG si trovano sempre al momento opportuno nel posto giusto in un mare così vasto e capita loro, spesso, di fare “raccolta sequenziale”? Ma allora che c’entra “la legge del mare”?
8. Perché la questione umanitaria, per tutti, dalla magistratura alla politica, alla opinione pubblica, finisce con lo sbarco sul territorio italiano?
E’ un ginepraio! Poi, ci si lamenta dell’astensionismo, a parole.
E’ ovvio che manca una politica della immigrazione. Non c’è perché è platealmente ricattata da un diffuso sentimento umanitario di cui sono piene le 237 pagine del PM. Sentimento legittimo e civile quando una persona si trova in difficoltà (come capita, tipicamente, attraversando su un barchino di fortuna il mar Mediterraneo) ma che, ce lo dicono le cronache, perde valore e va in esilio nella difficile gestione quotidiana della immigrazione. Infatti, la mancata gestione produce sfruttamento umano per lavoro a basso costo, delitti per la sopravvivenza, reclutamento nelle cosche, gente senza fissa dimora, crisi nella sicurezza pubblica, carceri sovraffollate, disagio sociale, costi pubblici che attirano gli avvoltoi.
Così, la ineffabile Ilaria Salis può sostenere che le carceri sono “razziste” visto che la popolazione, li dentro, lei dice, è per la maggior parte, extra comunitaria.
Antonio Vox
