Il peso del centro, quello vero!

E’ possibile continuare ad affermare “medio stat virtus”, visto quanto sta accadendo nelle ultime elezioni in Francia, in Olanda, in alcuni Land (regioni) della Germania e adesso in Austria: i partiti di destra ottengono risultati mai ottenuti dalla fine della seconda guerra mondiale ma non governano in nessuna di queste nazioni.

Poichè la loro maggioranza relativa da primi partiti non basta per coprire quella assoluta per cui l’unione delle altre due forze di sinistra e di centro, pronte a trovare o ricostituire vecchi accordi e alleanze quasi sempre di comodità, piuttosto che di programmi e ancora meno di ideali, riescono a costituire governi che in pratica non rispettano e rispecchiano la volontà espressa con il voto dal popolo sovrano.

Stesso discorso con le dovute proporzioni è accaduto in Europa, sia in parlamento che in commissione, con la elezione al della von der Leyen appoggiata dagli schieramenti dei perdenti riuniti, per questa occasione, solo per raggiungere lo scopo prefissato.

In Italia, dove tra l’altro i partiti si moltiplicano ad ogni tornata elettorale, è successa la stessa cosa ma, nel fronte opposto in cui il 10% circa di forza Italia il partito più moderato del centro destra ha consentito di portare al governo un esecutivo in cui è rappresentato il partito di maggioranza relativa espresso dal risultato del voto.

Emiliano, presidente della Puglia, e abile burattinaio è uno tra i primi  che ha portato avanti concretamente questa strategia, il famoso o famigerato “campo largo”, del “più siamo meglio stiamo”, “un pò per uno non fa male a nessuno”, tecnica che si sta diffondendo a macchia d’olio a tutti i livelli politici dove è importante, fondamentale, esistenziale resistere a tutti i costi per non perdere la poltrona: la mia posizione a qualunque costo e in barba a tutti.

I risultati numerici danno ragione a questa tattica che però non risulta assolutamente coerente con il pensiero dell’elettore serio in quanto, ad esempio, un elettore vede il suo voto da ex democristiano unito in una giunta o in un consiglio con quello di anarchici, frequentatori di centri sociali, sfruttatori di braccianti, o dalla parte diametralmente opposta unito ad un fanatico nostalgico delle camicie brune o secessionista.

A questo punto, si può forse dire che l’importante sia vincere, ma una vittoria premia soltanto chi in questo modo si siede ai tavoli di governo dove si decide che in questo modo ottiene lo scopo di continuare a sedere a questi tavoli.

Non è sicuramente una vittoria per l’elettore spesso costretto, molto più che in passato, a dover accettare, suo malgrado, decisioni non condivise perché contrarie ai propri ideali.

Vittoria a tavolino, si diceva nello sport ma, a che prezzo, calpestando la vera politica che non è la partitica che viviamo in maniera sempre più dilagante.

Tutti i politicanti dovrebbero apprendere da queste situazioni, come insegna anche la fisica è il centro, il “baricentro” che da equilibrio, offre stabilità e sicurezza a tutti non solo a quelli vicini.

Nel calcio vediamo come sia diventato fondamentale sempre più il ruolo del centrocampo.

Ricordo, come esempio, Giuseppe Tatarella il “politico dell’armonia” uomo del sud e di destra, all’epoca minoranza, che riusciva a coniugare per il fine comune anche idee di segno opposto.

Ovvio serve una forza equilibrata, seria, forte che rispecchi le volontà della maggioranza dei cittadini per bene, non estremizzati da anni di malcostume, delinquenza, insicurezza, degrado, inflazione.

Dott. Roberto Kudlicka

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