La legge non ammette ignoranza

Ignorantia legis non excusat dicevano i latini maestri insuperati del diritto.

Beh, anche questa è una stupidaggine se si vuole intendere che ogni cittadino debba conoscere le varie centinaia di migliaia di leggi esistenti in Italia. Se poi vai all’estero a passare le vacanze sei finito!!!

 Quindi l’ignoranza della legge è consentita o tollerata? Anche questo non può essere perché sarebbe una babilonia!

 Ma l’attuale situazione era già ben descritta due secoli fa dal Manzoni quando ci racconta di quanto accadeva alcuni secoli prima quando si era alle prese con le grida che si accavallavano e contraddicevano sempre con una terminologia incomprensibile a coloro cui era indirizzata.

 Nulla di nuovo sotto il sole verrebbe da dire e così scopriamo che il famoso progresso di cui ci si ammanta specie da alcune parti politiche non esiste affatto se non nella quantità di beni e servizi distribuiti alla popolazione e rapinati all’ambiente che si dice si voglia difendere.

 A ben guardare allora come adesso esiste una serie di leggi, quelle vere, e cioè non espressione del capo di turno ma sedimentate da secoli di consenso unanime, che non si può dire non essere conosciute. “Non uccidere” è una legge tanto conosciuta e condivisa che difficilmente chi uccide non scappa via certo di essere perseguitato e punito per averla violata. Anche il diritto di lavorare è un diritto originario totalmente condiviso e quindi moltissimi che non possono mettersi in regola con quanto prescrive la Pubblica Amministrazione e pur sapendo di non essere in regola, lavorano lo stesso per non essere costretti a violare un’altra legge che conoscono bene e cioè quella di non rubare; cioè il loro diritto a lavorare è più forte e più “giusto” di quanto sostenuto dalla legge scritta e in vigore con tutti i crismi della legalità.

 Quindi esiste una massa di norme che tutti sanno e tutti condividono di cui certamente non si può invocare la ignoranza. Si tratta della legge naturale che da sempre regola i rapporti tra gli uomini di una stessa società. Peraltro questa generale conoscenza e condivisione conferisce anche “tecnicamente“ a questo diritto la condizione di Diritto Originario dal quale discendono e non possono non discendere tutte le altre norme. Non a caso le Costituzioni le Dichiarazioni Universali non sono altro che delle riedizioni di quel Diritto rappresentato in vario modo.

 Questo non toglie che anche il diritto derivato cioè scritto dai Parlamenti o dai Dittatori deve essere semplice cioè intelligibile. Imporre la dichiarazione dei redditi che non può essere compilata dal contribuente a mani sue significa scrivere una legge illegittima cioè non conforme al Diritto naturale e che quindi la gente si sente in diritto di non studiare e capire e quindi di violare. Cosa che è quello che accade e che avalla poi i comportamenti volutamente elusivi come quelli delle multinazionali che forti delle loro conoscenze della materia ritengono di potere aggirare le regole a proprio piacimento…rimanendo a posto con la propria coscienza. Senza parlare delle leggi anche Costituzionali che non possono essere interpretate in modo certo se non impossibili come i livelli essenziali delle prestazioni che non significa e non può significare nulla.

 Il tema della credibilità delle leggi diviene di assoluta attualità adesso che la inefficienza e la dittatura della Pubblica Amministrazione dovuta principalmente alla elefantiasi normativa porta la popolazione a ribellarsi anche violentemente al sistema vigente. Intere periferie se non province sono ormai fuori dal controllo delle Istituzioni ufficiali; interi settori della P.A. che non offrono servizi all’altezza delle necessità provocano malcontento anche violento come accade negli ospedali….sono tutti indizi di una situazione che non si può tollerare più.

 Il guasto nasce nella legge non solo nella gente.

[responsivevoice_button buttontext="Leggi articolo" voice="Italian Female"]

News dal Network

Promo