Alcuni giorni fa il capo del governo ungherese è andato a Bruxelles per la presentazione del suo periodo di presidenza dell’Unione; presentazione che si sarebbe già dovuta tenere ma che è stata più volte rimandata. L’aula non era piena e il dibattito si è incentrato in una serie di vicendevoli accuse tra il neo presidente e tutti gli altri. Accuse le più varie estremamente preziose per comprendere il tipo di mentalità che domina nel Palazzi europei e la assoluta intolleranza sia degli uni che degli altri. Per esempio la politica estera è fuori dai Trattati mentre le scelte pro Ucraina o pro Putin hanno trovato spazio negli interventi, senza parlare delle scelte di politica interna che il governo ungherese ha posto in essere e che vengono trattate quasi fosse quello il luogo ove dibatterle e deciderle. Senza voler accennare alla circostanza che quello è un governo liberamente scelto dagli ungheresi e che quindi stigmatizzare il loro presidente è una diretta offesa al popolo ungherese che rimane parte dell’Europa.
Quindi una situazione grottesca che ha messo in luce la totale mancanza di volontà di mediazione e dialogo culminata nella irrituale (è un eufemismo che usiamo per rispetto di quel luogo e di quella Istituzione) intonazione di una canzone alla fine del dibattito; canzone voluta con intento chiaramente provocatorio.
Ne è uscita pesantemente appannata la immagine delle Istituzioni europee già claudicanti anche per altre ragioni. Il dibattito che si apre in un Parlamento serve a costruire decisioni condivise e migliori di quelle che sarebbero se fossero assunte in assenza di contraddittorio. Invece abbiamo assistito a come si vanifica la esistenza stessa del Parlamento divenuto luogo di scontro voluto e cercato probabilmente da entrambe le parti. Una Europa che non cerchi (pur senza necessariamente riuscirci al meglio, ma almeno cerchi di farlo) la composizione delle contrapposizioni non ha senso.
Peraltro questo pesante ridimensionamento del ruolo del Parlamento europeo, questa specie di suicidio politico-culturale, accade mentre la influenza e i condizionamenti delle grandi società su tutte le Istituzioni del mondo destabilizza pesantemente il concetto stesso di stato di diritto e di civiltà politico giuridica; e l’Europa non è esente da questi condizionamenti che ulteriormente ne delegittimano il senso e la stessa esistenza.
Quindi la situazione è molto, ma molto più pesante di come sembra e di come ci dicono che sia, mentre nessuno ne parla come non ci fosse alcun problema. Anche le economie non sono più rappresentate dalle statistiche che ci scodellano quotidianamente; la distanza tra la gente comune e i grandi decisori dei fatti economici è divenuta incolmabile mentre certe scelte volute dall’Europa come la transizione ecologica o energetica (non siamo pratici di questi neologismi) collassano su se stesse portando con se anche le grandi imprese (pensiamo a Stellantis e le altre che chiudono) che ci hanno creduto…senza che nessuno in Europa sappia o voglia almeno cominciare a discuterne!! E senza che esista una exit strategy!
Probabilmente non sanno che pesci prendere; o forse non vogliono ammettere errori così evidenti che coinvolgerebbero la loro credibilità; o forse attendono l’esito della guerra prossima ventura; noi tutti cittadini elettori non sappiamo nulla di queste questioni di fondo laddove il concetto di democrazia è fondato sulla diffusione delle notizie e delle tesi secondo regole ben precise. La scena che è andata in onda l’altro giorno e il fuoco di file contro Orban è stata una parentesi che nessun europeo equilibrato ha condiviso…e ne è uscito preoccupato e un po’ più disilluso.
Poco rappresentati ci sentivamo ancor peggio ci sentiamo.
