Democrazia o dittatura

Lo scontento fuori e dentro le elezioni coinvolge certamente la maggioranza dei cittadini. In ogni dove. Si formano gruppi di neo carbonari molto attivi. I mezzi elettronici permettono la formazione spontanea di gruppi di persone che non si sono mai viste in vita loro e forse non si vedranno mai ma sono e si sentono accomunati da un crescente odio per la classe dominante; odio che cresce alla sola consapevolezza di essere tanti e assieme e tutti concordi… oltre alla diuturna rilevazione delle disfunzioni nella erogazione dei servizi pubblici e alle evidenti ingiustizie cui tutti siamo perennemente sottoposti. Le classi dominanti non si accorgono di questa situazione se non nei momenti di evidente protesta di piazza e quindi tirano dritto fino a quel momento accumulando nefandezze e dimostrando disprezzo per tutti i principi di civiltà che peraltro loro stessi sbandierano per giustificare il proprio ruolo.

Poi alle elezioni perdono cadono dal pero e smarriscono ogni punto fermo. 

 Una bella guerra giustificherebbe l’esplicita limitazione delle libertà e dei diritti basilari come già accade nelle guerre in essere e quindi quando il controllo delle masse dovesse vacillare certamente vedremo la nascita e l’allargamento dei focolari di guerra. E corollari obblighi vaccinali.

 Conviene cercare di razionalizzare e capire i fenomeni che generano la fase attuale.

 Centrale è il ruolo delle grandi imprese. Con il loro accrescimento dimensionale c’è stata anche la loro metamorfosi: da imprese divengono centri di potere politico perché da produttori di valore divengono assorbitori di valore. Cioè hanno bisogno dell’appoggio economico e normativo della politica (profumatamente acquistato) per sopravvivere; politica che a sua volta si ciba e si sostiene di quelle prebende. Assieme a questa evidente distorsione del funzionamento dell’economia e a sostegno di questa distorsione abbiamo la crescita della tecnologia anch’essa consentita dalla connivenza delle Istituzioni e del danaro pubblico.

Dove non si riesce ad arrivare con i sistemi conosciuti per la espansione delle produzioni e nella riduzione dei costi, si arriva con la nuova tecnologia; la quale non è esente da problemi nel suo funzionamento e nella sua efficacia producendo beni sempre meno qualificati, danni ambientali crescenti… emarginando sempre maggiori masse di persone dal sistema produttivo. Quindi anche la tecnologia nella misura in cui supporta le grandi organizzazioni ormai non più economiche ma politiche e nella misura in cui produce la emarginazione di masse crescenti di popolazione, costituisce una distorsione; anch’essa come la crescita dimensionale delle imprese costituisce una perversa apparente ineluttabilità del sistema. Tutte cose che non vengono percepite dalla popolazione nella loro interezza ma che tutti giudicano “ingiuste”. Tutto questo si traduce in sempre maggiori costi per le Istituzioni che oltre a saccheggiare con il fisco i redditi correnti (specie delle classi medie e delle piccole imprese) ipotecano il loro futuro con il sistema dei debiti sempre in ascesa … arrivando a chiamarli “buoni”. Esiste una regia unica di tanto disastro? Forse, certo è che esiste una teoria unica che è quella delle grandi imprese ormai creatrici anche di strategie politiche da imporre alle istituzioni.

 Ma non ci si limita all’economia: la famiglia, la piccola impresa, la scuola, l’informazione, la libera sessualità, la ricerca, e tutto ciò che può limitare anche poco il diretto controllo della base da parte delle organizzazioni economico politiche vengono limitate nei loro ruoli con regole ufficiali e veri e propri lavaggi del cervello miranti a neutralizzarle. L’obiettivo è costruire una società di eguali in ogni senso.

Una specie di neo comunismo.

 Quindi il nostro è un sistema profondamente malato e avviato al suicidio proprio perché si autodetermina nelle sue disfunzioni: crescita dimensionale delle imprese produce inefficienza e inefficacia che richiede a sua volta maggiore saccheggio della sfera politico-istituzionale nonché ambientale.

 Ma esiste una alternativa? Certo, ma se si aggredisce l’attuale situazione e quindi parzialmente si distrugge l’attuale assetto senza averne un altro pronto e condiviso si corre seriamente il rischio di fallire l’intera operazione. Se per esempio riduciamo le tasse sulla energia -vuoi sui carburanti o vuoi sull’energia elettrica-, si produce una espansione dei consumi e delle produzioni che finisce con il sostenere l’attuale assetto ma con danni ambientali crescenti e sempre più insostenibili. Se, per esempio, la benzina costasse il trenta per cento in meno (cioè abolendo parte delle tasse oggi applicate su di essa) si intaserebbero le strade e si rafforzerebbero i petrolieri che venderebbero di più…scassando i conti pubblici anche se meno del prevedibile. Ancor peggio è da dire della tecnologia! la tecnologia va fermata a tutti i costi e comunque non deve essere finanziata con soldi pubblici; ma se lo imponi apertamente crei reazioni avverse!!! e quindi lo si deve fare di nascosto.

 La soluzione sarà portata dagli eventi spontanei tra i quali le proteste e rivolte ne sono una piccola parte che produrrà -come sempre accaduto nella Storia- la implosione dell’attuale sistema tra non molto tempo e un periodo di transizione molto lungo e doloroso dopo di che dalle ceneri del vecchio sistema, piano piano, risorgerà il nuovo… che sarà o una spaventosa dittatura o una nuova democrazia.

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