Leggiamo spesso sui giornali che il tale personaggio ha percepito per una consulenza alla regione -che non ha fatto- la ingente somma di varie centinaia di migliaia di euro o che il tale dipendente pubblico ha percepito lo stipendio senza andare a lavorare. Sono tutte spese che in una maniera o nell’altra sono sopportate dallo stato senza averne in cambio un beneficio di pari valore. Qualcuno le chiama “corruzione” altri “sperpero”, ma la sostanza non cambia. Quindi per questo si potrebbe andare anche in galera visto che la collettività ha subito un costo senza ricavarne pari vantaggio violando così la ratio e la lettera della legge; e quindi un danno. Quante opere pubbliche iniziate e non ultimate hanno prodotto Pil senza che l’economia ne abbia fruito?
Però quando si calcola il Pil italiano tutte quelle somme vanno a costituire il Pil e cioè la “ricchezza prodotta”. Ma è chiaro che così non è.
Per via degli accordi internazionali lo stato può indebitarsi (o spendere) per una percentuale del Pil perché si presume che se la “ricchezza prodotta” sia cento è sostenibile un debito del 60% e un deficit del 3%. Ma se parte del Pil non è “ricchezza prodotta” ma “ricchezza sottratta” alla collettività che succede? Che il deficit non è più così sostenibile come sembrava perché, rapportato alla ricchezza prodotta veramente, è un multiplo di quello che appare; cioè è più facile un default. In questo caso coloro che materialmente creano ricchezza sono chiamati a onorare non solo il loro dovere verso il fisco ma anche la ricchezza sottratta alla collettività dai corrotti e anche il deficit e il debito contratti sul Pil che è una ricchezza che ormai dovremmo chiamare “presunta”.
Quindi un paese con elevata corruzione è più esposto a problemi finanziari non della cifra sottratta illegalmente al bilancio pubblico, ma di un suo multiplo.
Se poi sono state stanziate somme miliardarie per le armi anche quelle fanno parte del Pil ma sono costi che si devono sopportare per la difesa non certo ricchezza prodotta; anzi costituiscono costi per i produttori di ricchezza.
Ma v’è di più: quando si aumenta il tasso di interesse o lo si riduce per ottenere una dinamica dei prezzi più controllata, quel tasso di interesse agisce sulla parte dell’economia che crea ricchezza -quella sana- non certo sui corrotti o sperperatori né sui produttori di armi che hanno come unico cliente lo stato che quindi è indifferente alle variazioni di tasso. Stessa cosa quando si crea moneta.
Tutto questo significa che i cultori delle statistiche che sono così convintamente ascoltati dai politici stanno favorendo la creazione di un mondo e di una politica che sta camminando sulle nuvole di una realtà che non è reale perché quei dati sono molto ma molto approssimativi. E questo è vero non solo per la politica quindi per la pubblica amministrazione ma anche per le banche e gli Istituti finanziari.
Questa è una bolla di sapone e una bomba ad orologeria che coinvolge l’intero sistema.
Cioè si impone la necessità di ricalcolare il Pil in altro modo visto che quello che si utilizza oggi non è altro che un indicatore statistico molto ma molto grezzo che non significa quasi nulla.
Cioè per farla breve la ricchezza prodotta veramente è quella di bottegai e ristoratori, artigiani e contadini, commercianti e fabbri, costruttori e trasformatori, piccoli e grandi (ma non troppo grandi perché quando sei molto grande non subisci le regole del mercato ma tendi a condizionarlo e quindi spesso assorbi ricchezza) mentre tutto il comparto pubblico va guardato con la lente di ingrandimento. Cioè il prodotto “vero” è molto più piccolo di quello indicato dal Pil.
In tempi di guerra conviene che i guerrafondai occidentali pongano mente su questa realtà amarissima. Potrebbero trovarsi in pieno conflitto senza soldi….
