Il 20 novembre è la giornata internazionale per la commemorazione delle vittime di transfobia.
In tutto il mondo le vittime registrate sono più di 400, ma si tratta certamente di un dato sottostimato. Questo numero è ancora più preoccupante se si tiene conto che le persone trans rappresentano solo l’1% della popolazione mondiale e che più di una persona trans viene uccisa ogni giorno dall’odio transfobico. Come se non bastasse, il 94% delle vittime erano donne trans e il 93% persone non bianche o razzialiazzate, a dimostrazione di come violenza di genere, razzismo e transfobia spesso si ritrovino a intersecarsi perché espressioni dello stesso odio.
L’Italia ha un triste primato in Europa, è il paese con più vittime registrate tra il 2008 e il 2024, ben 49, seguono Spagna e Francia con 16 rispettivamente (fonte:TGEU).
Il nostro manifesto per la manifestazione (in allegato) vuole disperatamente riportare l’attenzione sulle vittime e su come queste morti siano legate a doppio filo con delle istituzioni che sembrano interessate alle comunità trans solo quando si tratta di farsi una foto con una bandiera e su come nella pratica, nulla sia cambiato.
Abbiamo infatti volutamente e provocatoriamente rinviato ai nostri documenti politici degli anni scorsi, pieni di rivendicazioni che non hanno mai visto la luce.
Abbiamo spiegato come la buona fede sia finita, perché sembra evidente come alcune persone non si facciano problemi a distinguere tra vite di serie A e di serie T, il modo in cui siamo trattati dalle istituzioni non fa altro che legittimare questo punto di vista.
Abbiamo deciso di prenderci questa giornata per riappropriarci di uno spazio, quello di Piazza Umberto, spesso scenario di attacchi motivati dall’odio. Allo stesso tempo abbiamo deciso di ignorare le istituzioni, concentrando le nostre energie solo e soltanto nel ricordo delle vittime.
La manifestazione sarà un vero e proprio funerale politico, una delle poche in Italia e delle pochissime al sud.
Non è affatto inusuale che le persone trans vengano sepolte e ricordate con le identità che in vita si erano lasciate alle spalle.
Per fare un esempio a noi vicino, ricordiamo Ambra, donna trans uccisa a Bari, la cui memoria continua ad essere infangata da beceri articoli di giornale riguardanti il processo al suo assassino (che si sta svolgendo proprio in questo periodo), chiamandola con il suo c.d. deadname (lett. nome morto, nome assegnato alla nascita che le persone trans cambiano per accordarlo alla propria identità). Per noi, non ricordare le vittime come loro avrebbero voluto, significa ucciderle due volte, significa cancellare proprio l’identità in ragione della quale sono venute a mancare.
Durante la manifestazione prenderanno parola solo persone trans, gli interventi spazieranno tra testimonianze delle vittime, testimonianze delle persone trans presenti in piazza ed infine ci sarà la rituale lettura dei nomi delle vittime. (Foto:Ansa)
