Aurora, Sara e Samuel… giovani vite spezzate al loro primo giorno di lavoro

Sono andati via per sempre, così, insieme, uniti da un terribile destino che li ha strappati alla loro giovane vita, ai loro sogni, ai loro cari che oggi li piangono increduli…

I loro nomi erano Aurora e Sara Esposito e Samuel Tafciu, le prime due, sorelle gemelle di ventisei anni residenti a Marigliano, nell’hinterland napoletano, ed il terzo un diciottenne di origine albane residente a Ponticelli ed appena diventato genitore di una piccola di cinque mesi che ora non potrà crescere col suo papà.

Anche Aurora era madre, di una bambina di quattro anni che ora crescerà con la sua adorata nonna con la quale conviveva insieme alla sua povera mamma ed alla sua splendida zia Sara.

Le giovani vittime erano al loro primo giorno di lavoro, il diciotto Novembre, in una fabbrica abusiva dedita alla lavorazione ed al confezionamento di fuochi d’artificio sita in Via Petacca novantaquattro ad Ercolano, così vicina alla zona dei Campi Flegrei, tristemente nota alla  cronaca per essere una zona fortemente sismica a causa della presenza del Vesuvio.

Ed è proprio ad una scossa tellurica, ciò a cui subito hanno pensato i residenti nei pressi della fabbrica, allorquando hanno avvertito un potente boato nelle vicinanze, che con la sua forza ha persino frantumato i vetri di alcune abitazioni circostanti.

Ed invece in quegli attimi concitati si consumava la tremenda fine di questi tre giovanissimi, Samuel preposto alla lavorazione di quel materiale pirotecnico che gli è esploso fra le mani, sbalzato a tanti metri di distanza, e le due sorelle poco distanti da lui che erano addette al confezionamento.

Sul luogo del disastro, la scena che si è presentata ai Carabinieri accorsi, è stata raccapricciante, quella villetta che abusivamente era stata adibita  a fabbrica, sbriciolata al suolo, il corpo esanime di Samuel subito recuperato, le altre due vittime rinvenute successivamente.

La loro identificazione resa possibile grazie ai familiari accorsi sul luogo, insospettiti della prolungata assenza di notizie dei loro congiunti.

«Ridatemi le mie bambine!», l’urlo disperato della mamma delle due sorelle Aurora e Sara, cresciute troppo in fretta, a lottare quotidianamente con una vita fatta di fin troppi sacrifici, che avevano accettato di lavorare, pur senza le regolari autorizzazioni che un luogo di lavoro che si rispetti dovrebbe avere, per  portare qualche soldo a casa ed aiutare la loro mamma ad andare avanti.

Identica dinamica per il diciottenne Samuel che voleva racimolare qualche soldo per crescere con dignità il proprio bambino arrivato così presto nella sua giovane vita ma che gli ricolmava il cuore di tanta gioia e speranza.

La suocera anche lei accorsa sul luogo del disastro ne ricordava la responsabilità pur  essendo appena diciottenne ed il smisurato amore per la propria famiglia.

Il proprietario della villetta adibita a pseudo fabbrica è stato identificato,  per la Procura di Napoli vi è il sospetto di omicidio colposo plurimo e disastro colposo nei suoi confronti, sono ovviamente in corso verifiche ed accertamenti.

Queste ennesime morti in luoghi di lavoro, privi di qualsivoglia norma di sicurezza e di tutela per i lavoratori, che non si possono definire bianche, ci riportano all’attenzione la situazione in cui versano troppe famiglie, costrette a fare i conti con l’indigenza, e che spesso accettano questo modus operandi per disperazione, perché non vi è alternativa, come nel caso in esame.

Non si tratta solo ed esclusivamente di lavoro sommerso, ma anche di mancanza di norme di sicurezza, fondamentali affinché si possa instaurare un rapporto di lavoro subordinato.

Non dimentichiamo la normativa della sicurezza sui luoghi di lavoro ex D.Lgs. n. 94  del 2008 recante il titolo di “

Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro”, poi aggiornato a Novembre del Duemilaventitré, al quale tutti i datori di lavoro dovrebbero rifarsi al fine di garantire la salubrità a tutti gli effetti dell’ambiente di lavoro per i dipendenti.
Ci si auspica sempre di porre fine a questa lunga conta, per non dover tornare a scrivere su queste morti inspiegabili e soprattutto evitabili.

ROSARIA DE CICCO

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