Alcuni anni fa, non tutti lo ricordano, alcuni governi di sinistra decisero di contrastare il lavoro nero in agricoltura con tutti i mezzi possibili. Così assistemmo al dispiegamento di forze aviotrasportate intente a stanare le famigliole di contadini intenti alla raccolta delle olive ove la moglie (come forse altri parenti) non era stata regolarmente assunta dal marito e quindi l’Inps non ricavava da quella raccolta di olive la propria parte. Ancora adesso quando di sente un motore di elicottero in prossimità, i contadini scendono dalle scale e si nascondono sotto le chiome degli alberi in attesa che se ne vada; e sono ancora terrorizzati anche se hanno regolarmente assunto tutti i lavoratori. È una guerra non ancora conclusa tra chi lavora e produce un reddito reale per se e per tutti (che sono in difesa), e coloro che invece percepiscono stipendi pagati proprio da quelli che lavorano! Percettori di stipendi e cioè di tasse che addirittura intendono dominare (nel senso medioevale del termine) su chi invece le tasse le pagano.
Apprendiamo da queste colonne che anche quest’anno gli ispettori si stanno scatenando per le nostre campagne per cercare e trovare lavoratori “in nero”. Cosa sono i lavoratori in nero? Per la gran parte sono persone che non hanno permesso di soggiorno e quindi non pagano i contributi previsti. Però potrebbero avere quel permesso di soggiorno se la burocrazia italiana in tempi brevi rispettasse la legge italiana che prevede il diritto di ottenere il permesso di soggiorno se si vuole stare in Italia per lavorare; cioè se esiste un datore di lavoro che li assume. Quindi, sorpresi a lavorare senza che gli uffici competenti abbiano svolto il proprio compito nel tempo necessario non vengono sanati con un permesso di soggiorno provvisorio ma multati e assieme a loro sono multati anche e soprattutto i loro datori di lavoro rei di averli indotti al lavoro dei campi e sottratti alle spire della malavita.
Per decenni il lavoro in agricoltura è stato stuprato oltre ogni dire e milioni di addetti sono stati sottratti al lavoro dei campi per dedicarli magari a servire negli stabilimenti delle industrie del Nord che si sono allocate qui al sud; così oggi non v’è più sufficiente manodopera per la raccolta dei prodotti agricoli…gli stessi di cui vanno fieri i nostri politici quando organizzano expo e cibus in giro per il mondo e che costituiscono la gran parte del nostro export adesso che le industrie maggiori (Fiat in testa ma anche il lusso, le banche, ecc. ecc.) sono divenute di proprietà altrui. Senza parlare del turismo indotto proprio dal nostro cibo.
Perché sorprendendo un extracomunitario che lavora non lo si regolarizza immediatamente -anche se provvisoriamente- almeno per il periodo di raccolta percependo ovviamente i contributi relativi? Perché ci si accanisce contro le imprese agricole che poi si asserisce di voler aiutare quando si cerca di spendere parti del Pnrr in ossequio agli obblighi comunitari? Chi raccoglierà le olive a Bitonto o le ciliegie a Turi? Chi governerà le vacche a Gioia o pianterà i carciofi a Trinitapoli? Come potremo scansare l’ottusità della burocrazia nel fermare le orde di lavoratori che vorrebbero farlo al nostro servizio?
Si sa, in Italia da decenni governa la più ineffabile imbecillità che alcuni chiamano burocrazia, altri politichese, altri ancora impreparazione; ma, malgrado la burocrazia, dobbiamo pur mangiare e far quadrare i conti pubblici e privati: serve cioè che qualcuno lavori veramente! Qualcuno che produca cose e non solo carta amministrativa; quindi forse la cosa migliore è imporre ai dipendenti pubblici di ogni ordine e grado -cominciando da quelli più in alto- di dedicare un mese non retribuito alla raccolta di prodotti alimentari in modo da meritare di consumare il prezioso made in Italy che arricchisce le loro tavole. Lo faceva Mussolini personalmente -credo-, come anche i sovietici e i comunisti cinesi, quindi -anche per nobilitare il lavoro di scrivania e far comprendere a costoro di cosa parlano quando apprezzano il nostro olio o vino o frutta e verdura- conviene pensare in grande e mobilitare tutti i dipendenti pubblici affinchè si abituino a fare cose concrete! e deve cominciare a prendere queste abitudini proprio chi prende stipendi che crede che i soldi che percepisce (e le tasse che asserisce di pagare) piovano dal cielo e non provengono -come invece è- dai portafogli di chi si alza presto la mattina.
(anche in vista della guerra prossima ventura che certamente non porterà ricchezza e abbondanza ma privazioni e sacrifici)
