Napoli: esplosione fabbrica abusiva di fuochi, proprietario resta in carcere

Il giudice ha convalidato il fermo per omicidio volontario con dolo eventuale e caporalato. Resta in carcere il 38enne di Ercolano (Napoli) individuato come effettivo proprietario dell’appartamento in cui era stata allestita una fabbrica abusiva di pericolosi fuochi d’artificio. L’esplosione avvenuta lunedì 18 novembre è costata la vita a tre giovanissimi operai “in nero”.

I carabinieri della Tenenza di Ercolano, a seguito di indagini coordinate dalla Procura di Napoli, avevano dato esecuzione al decreto di fermo disposto dal Pubblico Ministero nei confronti di Punzo, che inizialmente si era reso irreperibile. Ora il gip del tribunale di Napoli ha convalidato il fermo e disposto il carcere per i reati di omicidio volontario plurimo con dolo eventuale, fabbricazione di materiale esplodente non convenzionale e il resto di caporalato.

I fatti si riferiscono a quanto accaduto in Via Patacca ad Ercolano, dove l’esplosione ha raso al suolo l’abitazione, in cui illecitamente e senza alcuna autorizzazione venivano fabbricati ordigni esplosivi improvvisati e fuochi di artificio in dispregio della normativa posta a tutela della salute e sicurezza dei lavoratori e della incolumità pubblica. La deflagrazione ha provocato il decesso di due gemelle di 26 anni e di un giovane ragazzo di nazionalità albanese appena 18enne, che lavoravano in nero.

Le indagini condotte nell’immediatezza dai Carabinieri di Ercolano, coordinate dalla Procura di Napoli attraverso un’articolata e serrata attività investigativa hanno consentito di acquisire i gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell’indagato posti a fondamento del decreto di fermo. Il Gip del Tribunale di Napoli, all’esito dell’udienza di convalida, ha convalidato il provvedimento precautelare ed emesso ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Punzo in relazione a tutte le contestazioni elevate a suo carico (omicidio volontario, fabbricazione di esplosivi e sfruttamento di manodopera).

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