Mercoleddì 4 dicembre abbiamo ascoltato il Presidente della Regione Veneto Zaia dire la sua sulla autonomia differenziata. Ci è sembrato di avere sentito un concetto per il quale l’Italia che è uscita dalla seconda guerra mondiale è stata “duale e cioè con il Nord produttivo e il Sud non produttivo”. Naturalmente ci attendiamo le solite rettifiche ma in ogni caso conviene precisare che non è il Nord ad essere produttivo, ma il Sud. A tal fine vorremmo ricordare alcune cose che tutti sappiamo:
È di solare evidenza che il Sud è il secondo produttore europeo di petrolio mentre il Nord che se ne appropria ne ricava significativi profitti e paga le relative tasse al Nord.
È di solare evidenza che il sole e il vento del Sud vengono utilizzati dalle imprese del Nord che portano via quell’energia senza lasciare se non poche briciole al Sud; Sud che continua a pagare l’energia come se il sole e il vento non fossero i suoi.
È di solare evidenza che le maestranze e milioni di giovani e meno giovani stanno lavorando per proprie e altrui aziende al Nord e al Sud per formare il Pil del Nord e tutti pagano le loro tasse al Nord.
È di solare evidenza che il Sud privo di servizi essenziali e di infrastrutture paragonabili a quelle del Nord è assoggettato allo stesso sistema fiscale e previdenziale del Nord pagando così da sempre parte della manutenzione ed edificazione delle infrastrutture e dei servizi erogati dallo Stato al Nord.
È di solare evidenza che il salvadanio d’Italia e d’Europa, che è il Sud, deposita i propri risparmi nelle banche del Nord che li erogano alle imprese spesso grandi e nordiche e semmai li prestano ai meridionali lo fanno facendo pagare interessi doppi che non alle imprese e famiglie del Nord. Senza quel risparmio non esisterebbe nulla di quel Nord che Lei chiama produttivo.
Potremmo continuare ma per brevità diciamo che il Sud dall’Unità (e non certo dalla seconda guerra mondiale) ad oggi è stato solidale verso il resto del Paese e ne ha garantito la sopravvivenza; solidarietà espressa con sacrifici inenarrabili anche sul Piave (che i veneti sanno meglio di tutti cosa ha significato). E dall’unità ad oggi il Sud ha accumulato un credito immenso verso il resto del Paese.
Lo ha fatto spontaneamente? Allora va riconosciuto e ringraziato debitamente.
Lo ha fatto perché abbindolato dalle disinformazioni sistematiche di cui è stato vittima? Allora è a tutti gli effetti una colonia; questa storia deve finire.
Lo ha fatto perchè gestito da una classe dirigente infima, scelta accuratamente dai partiti nazionali perché non protesti troppo e non pretenda molto per il suo silenzio? questa è un’altra storia che deve finire.
Grazie alla brama di soldi molto ben rappresentata nel progetto della Autonomia Differenziata si è dovuta esprimere la Corte Costituzionale che ha sottolineato che la solidarietà come la sussidiarietà sono elementi costitutivi della unitarietà nazionale; cosa che vuole dire che se il Sud chiede, qualcuno deve prontamente rispondere: non è cioè accettabile che il travaso di ricchezza che è stato fatto verso il Nord nel dotarlo delle infrastrutture che oggi possiede non venga corretto per colmare il divario esistente.
Sappiamo che il Nord sta già lavorando perché questa indicazione della Suprema Corte venga fatta cadere nel vuoto; anche la disposizione della suddivisione della spesa pubblica che rispetti la proporzione della popolazione meridionale è largamente ignorata; ma, diciamo noi, le cose stanno cambiando.
Purtroppo il tempo è passato e quindi non saranno alcune o molte strade e ponti e ferrovie grandi o grandissime a correggere il divario; oggi l’economia è molto diversa da quella del secolo scorso e quindi serve ben altro. Inoltre il modello nordico come è visibile da tutte le cose di solare evidenza che abbiamo testè rappresentato è solo un effetto ottico: è esistito ed esiste solo se saccheggia le ricchezze altrui magari con l’alibi della unitarietà della nazione. Il futuro d’Italia e d’Europa sarà radioso solo se si riesce a pensare in grande non certo in termini di molti soldi come sono abituati a pensare i nordici, ma “in grande” significa con modelli nuovi e arditamente proiettati nel futuro. Modelli che coinvolgono e non potrebbero non farlo anche il ruolo di Roma la cui filosofia burocratica costa smodatamente, ostacola ogni rinnovamento e zavorra ogni sorta di impegno.
Il Nord e Roma non sono pronti a pensare in grande ipnotizzati come sono dall’oggi e dall’adesso e dal qui… filosofia dell’immediato che è proprio dei manager e dei ministeriali. E quindi scenderemo molto negli inferi della insostenibilità sociale e economica dell’attuale modello di sviluppo che è nordico; ma siamo fiduciosi: “a da passà a nuttata”; la implosione del modello nordico di cui da anni stiamo vivendo i prodromi cui nessuno sa rispondere non porta solo -come sta portando- fame nelle periferie e spopolamento nella gran parte del Paese, fuga all’estero delle imprese maggiori e svendita di banche e implosione di grandi impianti, collassi e fallimenti continui del modello tecnologico, ma anche consapevolezza diffusa in tutti della necessità di porre fine ad un periodo veramente e profondamente malefico iniziato più di un secolo e mezzo fa.
