Il pizzo veniva imposto anche ai cantieri che beneficiavano regolarmente dei bonus edilizi. È quanto emerge dalla inchiesta sul clan Amato-Pagano, gli scissionisti dell’area nord di Napoli, oggi colpiti da una maxi operazione anticamorra condotta dalla Dia partenopea. Non solo la classica associazione di tipo mafioso finalizzata alle estorsioni, come spiegato dal generale direttore della Dia, ma anche reati fine come ricettazione, riciclaggio, reimpiego dei proventi illeciti, trasferimento fraudolento dei valori. Con una singolarità: «il metodo estorsivo imposto era una sorta di progressività. Chi aveva il volume d’affari più alto pagava di più».
«Un giro d’affari per milioni di euro» ha aggiunto il capocentro della Dia di Napoli che «in contrasto delle condizioni di quei territori» mostrava «lo sfarzo» con cortei di auto di superlusso, acquisto di champagne costosi. In manette i vertici del clan, gli eredi dello «scettro» ma anche i reggenti nelle varie zone, a cui “erano garantiti stipendi altissimi». Dagli 8mila euro al mese a scendere, con il livello inferiore che poteva scegliere tra un “fisso” o uno stipendio a provvigioni. Nel corso delle indagini è stata «percepita forte e pesante la presenza del clan sul territorio, molto sofferta tra la gente». Questo Blitz potrebbe rappresentare «un momento di rinascita su quel territorio», dove la presenza era «soffocante».
Controllate le aste giudiziarie per immobili del territorio di riferimento e la compravendita di immobili, ma anche le autorizzazioni ad occupare abusivamente le case sfitte nei rioni popolari. E, addirittura, il pizzo veniva imposto anche ad un imbianchino per un lavoro privato. Imposto anche l’acquisto a prezzi esorbitanti di gadget.
