Commentare Atreju è quasi un obbligo per un giornalista.
Cosa è Atreju? E’ la annuale kermesse delle organizzazioni giovanili dei partiti italiani di destra.
Perché si chiama Atreju? Sarebbe il nome della protagonista di “La storia infinita” dello scrittore tedesco Michael Ende, che lotta contro “il nulla che avanza”, con espresso riferimento alla filosofia etica e alla Morale.
Appare, questo, un timbro accattivante e ben disegnato per una manifestazione annuale.
Quest’anno, è andata in scena la parata dei vincitori: Giorgia Meloni, Javier Milei, Giuseppe Conte.
Non ci soffermeremo sui loro successi, per vari aspetti, inattesi ma non si può non notare la eccitazione e il fervore che loro hanno trasmesso alla manifestazione.
Ma Atreju di quest’anno è stata solo una kermesse? Non sembra così; appare essere stata, invece, al di là della scontata esaltazione dei successi e al di là delle prevedibili polemiche per togliersi i sassolini dalle scarpe, l’occasione per affermare la decisa volontà di attuare un piano strategico di contrasto alle sinistre, di cambio del paradigma socio economico, di lotta al “political correct”: il tutto in un contesto addirittura di livello internazionale.
E’ forse il preludio di una “Internazionale Conservatrice” da contrapporre alla “Internazionale Socialista”? Non c’è da stupirsi, perché lo scenario politico internazionale appare favorevole. La deriva dell’elettorato del mondo occidentale verso i cosiddetti “conservatori” è priva di equivoci.
L’esempio eccellente è Donald Trump, convitato di pietra a Atreju, prossimo ad insediarsi il 20 gennaio 2025 da Presidente USA. Lui ha fatto il miracolo di tornare in grande pompa al vertice USA dopo la “parentesi Biden”, parentesi non priva di foschia.
Ma questa volta il Donald appare più motivato, non soltanto per i consensi raccolti nelle elezioni presidenziali, ma anche perché nella sua squadra ha assoldato un galletto, sprizzante energia e idee, di nome Elon Musk, che era presente a Atreju, e comunque spessissimo in Italia. Che Musk sia un animale politico lo si deve ancora verificare benché la opinione generale è che “ha i numeri”.
La Meloni, quindi, appare partire con un vantaggio competitivo visto che il primo, Trump, non fa che tessere le sue lodi ogni volta che parla di lei e il secondo, Musk, non nasconde la sua amicizia con la premier italiana.
Il sospetto che, nel mondo occidentale si stia formando e consolidando, dalla frammentazione di gruppi diversi e “sovranisti”, una Unione Internazionale della Visione Politica cosiddetta “conservatrice” (che però ha molto poco di “conservazione”) per opporsi formalmente alla Internazionale Socialista, è suffragata da tre fattori. Il primo è che la Meloni, nel togliersi i sassolini, abbia indicato esplicitamente gli avversari; non solo, però, quelli di oggi – la Sinistra (PD, AVS e supporter diretti e indiretti come Renzi e Saviano), i Sindacati partigiani (CGIL e UIL), i Centri Sociali, la Magistratura – ma anche quelli storici di ieri (Prodi). Il secondo fattore è l’aver esteso l’invito a Milieu, di cui parleremo fra poco, che amplia lo scenario di coppia EU/USA. Il terzo fattore è che la Meloni abbia detto: “L’Italia cambierà questa Europa”.
Questa è una chiara sfida all’asse Francia/Germania che ha governato l’Europa in questi ultimi decenni e che è in evidente crisi di consensi.
E’ una sfida, chiaramente, non in senso anti europeo.
Questo spiega anche come mai vengano coltivate le simpatie fra il francese Macron e il cinese Xi.
Atreju sembra aver dato i natali ad un confronto paritetico fra due visioni politiche del mondo, di taratura internazionale, delle quali quella DEM ha fatto finora la parte del leone nel mondo occidentale.
Anche Milei è un vincitore “a sorpresa”. Il suo “Partito Libertario” di ideologia “libertarista”, fondato nell’ottobre 2018 da un gruppo di giovani provenienti da varie regioni della Argentina, non sembrava avesse qualche probabilità di affermarsi. Fra populismo peronista, autoritarismo militare, crisi economiche e sociali, il Paese ha vissuto negli ultimi decenni una vita travagliata. Poi, a sorpresa, Javier Milei, economista “libertarista”, ha vinto, il 10 dicembre 2023, le elezioni presidenziali con quasi il 56% dei suffragi. Ha battuto la corazzata peronista. Il suo slogan è guerriero ed entusiasmante: “Non sono venuto qui per guidare agnelli ma per risvegliare i leoni”. Vedremo cosa succederà dell’Argentina dove sappiamo che la minoranza più numerosa è quella italiana.
Ce n’è da far venire il mal di stomaco alla opposizione che, tuttavia, non ha saputo andare oltre sterili e banali commenti sarcastici.
Quello, però, che non è andata giù al centro sinistra, non campo largo, è stata la esibizione di Giuseppe Conte, l’ultimo dei tre vincitori.
Conte ha vinto, con ampio margine, il confronto con Beppe Grillo. Il Congresso del M5S, del 23 e 24 novembre 2024, gli ha consegnato un partito senza più il vincolo dei due mandati e senza il pericolo del Garante “Grillo parlante” e con lo slogan, “progressisti e indipendenti”, per molti versi incomprensibile.
Ora, però, il M5s è entrato di diritto nel sistema partitico italiano ed è pronto a fare politica “come si deve”.
Ma perché Conte ha irritato così tanto l’opposizione? Beh! La spia è quello che gli ha detto il giornalista Mario Sechi che lo intervistava: “Presidente, sta per prendere la tessera di Fratelli d’Italia?”.
Conte, infatti, composto e determinato ha detto:”Non siamo un cespuglio … Sono di sinistra? Se sinistra oggi significa combattere il governo nel solo nome dell’antifascismo, non ci sto … testardamente unitari? No! … M5S il junior partner di nessuno. Grillo? Ha vinto la base … Non saremo mai il cespuglio e il junior partner di nessuna forza politica … noi non siamo per un’alleanza strutturale e organica ad esempio con il Pd o con altre forze … Noi vogliamo fare il nostro percorso … per costruire un’alternativa di governo seria, credibile e solida … “.
Chi vuol capire, capisca. Noi sappiamo che Conte è stato fortemente applaudito; chissà se questi applauso vogliono dire qualcosa!
Di certo c’è che Conte vuol navigare libero e prendere il vento nelle vele, qualunque vento, purché si navighi felici. A babordo o a tribordo, poco importa.
Atreju è stata una manifestazione molto popolata: oltre 3.000 persone, strette l’un l’altra, in platea. Ora aspettiamo che si compia il rito del 47° Presidente degli Stati Uniti d’America, il 20 Gennaio 2025.
