Gli stoccaggi italiani all’80% ma il gas aumenta. Caro bollette, +30% nel 2025

 La fornitura di gas russo verso l’Europa è stata interrotta. Il mancato rinnovo del contratto di transito dal territorio ucraino ha provocato fin dalle prime ore del nuovo anno lo stop del flusso. 

“Siamo preparati” assicura la commissione europea. Grazie alla diversificazione delle fonti, seguita all’attacco all’Ucraina, l’infrastruttura è flessibile a sufficienza per sostituire la fornitura verso l’Europa orientale con gas non russo, spiega Bruxelles. 

Ungheria, Slovacchia, Austria e Moldavia i Paesi più colpiti. In Italia il gas russo rappresenta oramai un risicato 5%. Sostituito da accordi con l’Algeria e dal Gnl, il gas liquefatto. E, nonostante il freddo, gli stoccaggi sono ancora all’80%. A febbraio, inoltre, dovrebbe entrare in funzione a Ravenna una nuova nave rigassificatrice. 

Il problema, più che la fornitura, sembra essere il prezzo. I mercati hanno in parte già scontato lo stop e martedì, il gas alla Borsa di Amsterdam ha superato i 50 euro al megawattora, ai massimi da un anno, anche se ben lontano dai record del 2022, quando costava cinque volte tanto. Facile.it calcola che incognite geopolitiche, sommate alle basse temperature e all’interruzione dei flussi di gas dall’Ucraina, provocheranno nel 2025 un aumento di gas e petrolio con una ricaduta sulle bollette del 30%. Mentre Arera stima, già nel primo trimestre dell’anno un incremnto del 18% per quelle dell’elettricità degli utenti più fragili.  (rainews)

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