Riflessione:
Il caso del rapimento di Cecilia Sala mi consente di fare e proporvi una riflessione, un insegnamento e un proposito per noi tutti per l’anno che è appena iniziato.
È chiaro e ovvio che provo dispiacere per quanto è costretta, in questo momento, a vivere, a sopportare, in prima persona, la giornalista Italiana.
Ho sempre espresso il mio parere, per quanto riguarda, questi stati “governati” da estremisti religiosi islamici e questo non è che l’ultimo caso in cui questi stati e una parte, spero e mi auguro mini a, delle loro popolazioni dimostrano quanto siano al di fuori del mondo civile, di quelli che sono i canoni di comportamento tra stati non in guerra ma, anzi più che tolleranti verso le loro inciviltà
Il ricatto, il rapimento, il prendere in ostaggio una persona per ottenere qualcuno in cambio è un fatto da banditi è chiaro che visto l’interesse per il soggetto di scambio, questo non sia un cittadino “normale” “qualunque” ma, qualcuno ritenuto importante per perpetuare la propria causa, la lotta contro la civiltà.
Una ritorsione perché queste persone da criminali qual sono non sono abituate a ragionare, a dialogare, a discutere.
Questo è l’Iran sin dal 1979 anno in cui lo Scià Reza Pahlavi, autoesiliatosi per evitare ulteriori spargimenti di sangue nei combattimenti tra i suoi sostenitori e i rivoluzionari estremisti religiosi che detengono da allora il potere, negando ogni libertà civile e sviluppo.
Ma torniamo al rapimento e alla mia riflessione, nell’ormai lontano 2012 due fucilieri della Marina italiana in servizio di difesa dagli atti di pirateria su una nave mercantile, furono attirati con inganno in territorio indiano dal governo per essere arrestati a seguito di una vicenda drammatica che avevano vissuto.
I due marò restarono in carcere molto a lungo, anni, subendo per questo, nonostante la loro preparazione fisica e mentale, gravi conseguenze dal punto di vista fisico e psicologico solo a seguito di una lunghissima trattativa furono riportati in Italia, per instaurare un più regolare processo presso la corte dell’Aja in un paese civile neutrale.
In questo scenario, drammatico da tutti i punti di vista, ci fu chi pensò bene per fini politici di partito, di scaricare parte del proprio odio represso verso i militari, le istruzioni, il governo, di buttare fuori la propria rabbia, governata e pilotata da spirito sicuramente non pacifico o pacifista, scrivendo un paio di post su Twitter (che si può facilmente ritrovare sulla rete dove nulla va perso) senza pensare alle conseguenze, o riflettere sulla convenienza, sulla necessità, non solo quella personale, di scrivere quelle parole contro due militari italiani in servizio che rischiavano addirittura la pena di morte.
Si parla tanto di non fomentare odio, di non usare i social a scopo denigratorio, offensivo o di incitare alla violenza, di perseguitare, di condannare questo caso e questa situazione resta rappresentativo.
La ruota della vita “girando” ha, purtroppo in questo caso, voluto che questa volta fosse proprio l’autrice di questi post a trovarsi nella stessa situazione dei protagonisti a cui aveva dedicato le proprie attenzioni, le proprie parole.
La risposta del marò italiano La Torre è importante deve servirci di esempio.
Una risposta priva di sentimenti di rivincita, di rivalsa ma, anzi di comprensione tanto da dichiararsi pronto a condividere a offrirsi come scambio, ricca di spunti degni di essere presi come esempio
La risposta di un uomo italiano, un tempo impegnato in missione pericolose e non solo per soldi come facilmente si crede ma, perché la stragrande maggioranza di questi uomini e donne crede veramente mettendoli in pratica e difendendo i principi di civiltà della nostra nazione.
Ripeto spero anzi sono certo, che la vicenda della giornalista italiana si risolverà al più presto e la diplomazia farà, come sempre il suo ruolo, troppo spesso non riconosciutole, la mia riflessione a questo punto è:
A cosa serve buttare fuori odio, rabbia gratuita?
A cosa serve vomitare cattiverie inutili, sputare sentenze?
A cosa serve accrescere la pressione di astio, di livore quando già il mondo sta affogando in questo tsunami inutile, vano che ci danneggia tutti.
Ricordiamoci di questo episodio.
Ricordiamoci di essere tutti Italiani sempre e tutti dalla stessa parte.
Ricordiamoci, ripensiamo, riconsideriamo la necessità quando decidiamo di scrivere qualcosa, che può sembrare banale quando rivolta all’altro e diventa un macigno se rivolto contro di noi.
Concludo con un detto napoletano che ritengo istruttivo in questo contesto:
“Nun sputà ‘ncielo ca ‘nfaccia te torna”
“Non sputare in cielo che ti torna in faccia”. (Foto: Open)
