Storia e riflessione
L’Epifania del Signore, nota anche come Festa dell’Epifania o Santa Teofania nell’Oriente cristiano, è una festa cristiana per commemorare la manifestazione (teofania) di Gesù Cristo come Dio Figlio incarnato.
Il termine “epifania” deriva dal greco antico, verbo epifàino (????????, che significa “mi rendo manifesto”), dal sostantivo femminile epifàneia (?????????, traducibile con “manifestazione”, “apparizione”, “venuta”, “presenza divina”).
È chiamata impropriamente con il termine profano Befana (corruzione lessicale di Epifania, dal greco ?????????, epifáneia, attraverso bifanìa e befanìa).
Nel cristianesimo occidentale, commemora principalmente la visita e l’adorazione dei Magi al Bambino Gesù, e quindi la manifestazione fisica di Gesù Cristo ai Gentili.
Mentre in Oriente ricorda il battesimo di Gesù nel fiume Giordano e il miracolo delle nozze di Cana.
In molte Chiese occidentali, la vigilia della festa è celebrata come la dodicesima notte di Natale. L’Epifania è l’ultimo giorno del tempo di Natale e una delle più antiche festività cristiane (insieme a Pasqua e Pentecoste).
Nelle Chiese orientali l’evento celebrato è il battesimo di Gesù, momento in cui Gesù adulto viene manifestato come Figlio di Dio dalla voce del Padre e dalla colomba dello Spirito Santo.
La data della festa è il 6 gennaio per le Chiese che seguono il calendario gregoriano e il 19 gennaio per quelle che adottano il calendario giuliano.
Ma, cosa ci può far pensare, riflettere noi “adulti” l’Epifania?
San Giovanni Crisostomo già nel 400 dC scrive
“I magi non si misero in cammino perché avevano visto la stella
ma, videro la stella perché si erano messi in cammino”
Non dobbiamo aspettare, non dobbiamo attendere se vogliamo conoscere, sperimentare, vivere dobbiamo metterci in marcia difficilmente ci arriverà qualcosa di nuovo, diverso se restiamo fermi, passivi.
E ancora bisogna, dobbiamo sempre sempre guardare in alto, verso il cielo per avere un segnale da seguire, un sogno, un progetto da inseguire.
Fintanto che si resta ancorati a terra non si potranno mai raggiungere mete e ambizioni diverse.
I magi re, o solo ricchi saggi, lasciarono la loro Persia per inseguire la loro cultura, l’astronomia, le stelle, il creato, solo per conoscere, con lo spirito di migliorare il loro pensiero.
Possedevano già agi e ori ma, cercavano verità e conoscenza che diversamente non avrebbero trovato e avuto l’onore di toccare con mano.
