L’odio non è un fenomeno nuovo, né è sorto con l’avvento di Internet e dei social media.
L’odio è esistito da sempre!
Per definizione è un disturbo dell’affettività, con il profondo e duraturo desiderio di far del male a qualcuno (o qualcosa).
È un’emozione di tipo ostile, focalizzata sul detestare e sul rivendicare.
L’odio comporta rifiuto, ripugnanza, contrarietà, intolleranza, vendetta.
Non va confuso con l’ira o con la rabbia, un disturbo dell’affettività che può essere anche esplosivo ma, è momentaneo e passeggero.
L’odio è un sentimento, un comportamento, più freddo dell’ira, decisamente calcolato, pensato, ruminato, rimuginato silenziosamente anche per lunghi periodi da cui con il tempo derivano l’astio e il rancore.
L’odio e il rancore sono sentimenti molto diffusi nelle nostre comunità e oggi sembrano diventati componenti chiave nella narrazione della società e nelle dinamiche relazionali.
Come abbiamo già vissuto possono esplodere in modo ancor più potente e distruttivo: una aggressività non come voglia di fare, di creare, di iniziare ma, solo di distruggere come un sottile piacere di praticare il male, e quindi con un facile sconfinamento nella violenza e nel sadismo.
Eppure nessuno ne parla o se si chiede non appartiene a nessuno , nessuno dice di odiare seppur poi all’atto pratico …
Hai mai odiato intensamente qualcuno?
Quand’è l’ultima volta che hai provato odio? L’odio è uno stato emotivo di grave e persistente avversione verso qualcosa o qualcuno.
È un sentimento di ostilità così forte che porta a desiderare il male e la rovina di una persona anche a costo della propria autodistruzione.
Ognuno di noi ha una sensazione e un’idea ben precisa relativa all’odio: un giudizio spietato, una condanna, un desiderio violento, feroce di far del male.
Và però, considerato con importante consapevolezza, basata su studi scientifici, che l’odio è un veleno che danneggia la salute di chi lo prova più di quella verso la quale è rivolto.
Chi odia coltiva in sé dolore, distruzione, buio e, in questo modo, rimane incatenato alle persone che detesta e a ciò che esse rappresentano, condizionando la qualità della propria vita e intossicando il presente.
Più si alimenta l’odio, più diventa impossibile liberarsene: agisce come una droga, una dipendenza.
Studi scientifici hanno classificato principalmente l’esistenza di tre tipi di odiatori:
1) La persona che taglia la testa agli altri per non sentirsi più “basso”, cioè chi odia gratuitamente, perché si sente profondamente frustrato e deluso da se stesso e dalla vita, e riversa sul mondo tale frustrazione.
2) Gli odiatori seriali a pagamento i più subdoli ne sono pieni i media tradizionali, giornali, libri, trasmissioni, talk-show e i social.
Si tratta di una forma di prostituzione in cui sono presenti logiche di convenienza, in termini di denaro o professionali,.
In questo caso, odiare conviene infatti i professionisti più abili arrivano a percepire un pagamento o un vero e proprio lavoro, una occupazione in cambio del loro odio vero o simulato che sia.
Questi individui, estremamente pericolosi, tendono a trarre un senso di potere e controllo dalla loro capacità di ferire gli altri verbalmente.
Spesso si avvalgono di narrazioni distorte e informazioni fuorvianti, isolano fatti e pensieri al fine di manipolare le percezioni e generare conflitti.
L’impatto di tali comportamenti di personaggi noti dello spettacolo, della cultura, della politica sull’individuo e sulla comunità è devastante, contribuendo a tensioni sociali e ad un aumento generale del malcontento; meritano un discorso a parte in quanto il problema è sicuramente più ampio e grave io li ritengo i peggiori!
3) Chi odia in maniera genuina, perché si è sentito attaccato, aggredito, violato, tradito nella sua integrità fisica o psicologica.
L’odio genuino di solito si manifesta verso una persona conosciuta, spesso vicina, che ci ha fatto del male in maniera ritenuta ingiusta, immeritata, un tradimento delle nostre aspettative.
Chi si trova in questa categoria, alla fine dei conti, perde sempre, anche perché causa un danno profondo alla propria salute psicologica e fisica, avvelenandosi l’anima quando non addirittura ammalandosi.
Questo in quanto l’odio rappresenta una implicita ammissione di impotenza, l’unica cosa che resta da esercitare quando si sente di non avere più potere sull’altra persona.
L’odio non fa altro che continuare inconsapevolmente a rendere l’oggetto d’odio protagonista della nostra vita e oggetto della nostra attenzione.
L’origine dell’odio non risiede mai nella persona verso cui lo proviamo, ma va ricercata in ciò che quella persona rappresenta per noi.
L’odio, infatti, si origina sempre e solo da quelle parti di noi che abbiamo rinnegato e che la persona davanti a noi riflette: il senso di fallimento, la debolezza, la fragilità, l’abbandono, il tradimento, l’insensibilità, la tristezza, la solitudine, l’ignoranza.
Ad ascoltarci bene scopriamo che non odiamo gli altri, ma le parti di noi che gli altri rappresentano e che rifiutiamo profondamente.
Perché, in fondo, intimamente una parte di noi sa bene che come vediamo gli altri così vediamo noi stessi; come li sentiamo così ci sentiamo; come li trattiamo così trattiamo noi stessi.
Il mondo è uno specchio.
Smettiamola di cercare di controllare il mondo e impariamo a vivere senza aspettative.
Ricordiamoci di essere più gentili con noi stessi
Roberto Kudlicka
