Sgombriamo subito l’approccio preconcetto di voler fare politica sull’argomento.
Ogni donna, fatta oggetto di violenza, è uno strazio per il dolore patito da una nostra sorella.
Analogamente lo è pure per ogni uomo che la subisce, nel giudizio di chiunque nutrisse il senso pieno della ‘parità di genere’, intesa come equipollenza e non come privilegio compensativo della presunta disparità, come avviene in quest’epoca e prevalentemente in Occidente.
Né si vuole sottovalutare il fenomeno della violenza che circola nelle famiglie e nella società di questa nazione socialmente sofferente.
Al pari, ci si indigna per la speculazione che se ne fa sull’argomento, perpetrata da taluni organi di informazione e da alcune fonti istituzionali, che gareggiano a chi la ‘spara’ più grossa e allo scoop più clamoroso.
Perché non ce la dicono tutta? Non c’è terrorismo mediatico più efficace della notizia, anche se falsa, che riporta un crimine perpetrato sulle fasce più deboli o che sono ritenute tali, a prescindere.
In tale ambito squisitamente psicologico s’insedia la volontà di sbrecciare l’indifferenza del cittadino comune, da parte di organi d’informazione polarizzati, instillando il seme dell’allarme sociale.
Non ci piacciono le notizie gonfiate; non perseguiamo il politicamente corretto che, altro non è, che un’ipocrisia populista accettata acriticamente.
Ecco perché pubblichiamo il Report, pervenuto da una fonte che monitora i dati pubblicati, senza presunzione di assoluta precisione, ma animati dalla spinta verso la purezza dei fatti riscontrabili, fedele alla realtà entro la cognizione delle informazioni possedute.
“Sul piano metodologico, dunque, dev’essere chiaro fin da subito che queste pagine non hanno la pretesa di dare una risposta ultimativa alle questioni sollevate dalla misurazione dei fenomeni che ne sono al centro. Il massimo a cui possono ambire è quello di avere materiale e ragioni per poter porre pubblicamente domande che esigono una risposta”.
La Fionda.com è un sito che contiene articoli d’opinione e un “Osservatorio statistico”, formato da professionisti di diversa estrazione, che ha la volenterosità di osservare i fatti con i numeri alla mano, di confrontarli con diverse provenienze e di seguirne, nel tempo, l’evoluzione per non presentare dati indiziari, poi non confermati dalle indagini.
Alcuni giornali scandalistici seguono il facile impeto di cavalcare l’onda dell’emozione, suscitata nel lettore, senza controllare se quella notizia sarà confermata, o meno, ovvero senza accertare l’epilogo conclusivo di quanto riportato inizialmente come un sospetto.
La Fionda.com dichiara di attendere il debito accertamento delle cause dei fatti criminosi, prima di classificarli secondo la tassonomia invalsa nella concezione popolare e legislativa – se non nella definizione giuridica quando è disponibile – senza preclusioni ideologiche o sensazionalismo.
Riteniamo che un’inchiesta onesta si avvalga di tutti questi requisiti.
Spesso, invece, i tabloid effettistici, stampati e televisivi, consegnano un allarme sociale impulsivo trascurando la conclusione delle vicende proprio nel momento dell’esito di processi, che possono durare anni, perché sono state ormai dimenticate dal lettore.
La mancata comunicazione di un eventuale ridimensionamento del pathos iniziale potrebbe mantenere erroneamente accesa quella spia d’allarme, nel cittadino medio, su un fenomeno che, magari, non lo meritava. Non diciamo che ci sarebbe l’intenzione di truffare il destinatario di notizie incomplete, ma che si rischierebbe di lasciare nella mentalità dell’opinione pubblica la permanenza stratificata di tanti falsi allarmi.
Leggiamo nel prospetto, riportato in cima all’articolo, la frazione reale dei femminicidi confrontata con quella dell’omicidio di maschi, figurate dalla proporzione dei simboli umani didascalici in basso. Il rapporto è di quasi sette volte maggiore, a danno di vittime di sesso maschile, ipotizzando la prevalenza del colpevole maschio in entrambi i casi.
In tale contesto rientra il balletto dei numeri dei femminicidi, enumerati da un computo impreciso di vittime, dove non si opera il doveroso distinguo sui delitti che non rientrano in quella fattispecie, tra l’altro non prevista dal Codice penale, ma citata da una legge di qualche anno fa.
Il Codice contempla esclusivamente il caso di Omicidio, all’art.575 c.p., previsto sia per la donna che per l’uomo, senza operare alcuna discriminazione, che sarebbe incostituzionale ai sensi dell’art.3 della Costituzione italiana.
Le legge del 15 ottobre 2013, n. 119 di conversione del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, ha introdotto la specificazione, non ugualitaria tra i generi, ma indirizzata alla protezione del solo genere femminile, che si appropria della locuzione attinta al linguaggio comune e alla letteratura criminologica: “Il Femminicidio è l’omicidio doloso o preterintenzionale in cui una donna viene uccisa da un individuo per motivi basati sul genere, al fine di attuare la prevaricazione e l’annientamento della donna, in quanto tale”.
Tutti noi siamo indotti, da un martellamento diffuso, a credere che i femminicidi siano in aumento e che ciò rappresenti una crescente minaccia sociale. Questa considerazione non risponde al vero!
Perciò è necessario fornire i dati esatti: per consentire al cittadino italiano di farsi un’idea corretta.
Si esaminino le seguenti rappresentazioni statistiche che registrano, dopo soli 5 anni dal 2019, il calo attuale del fenomeno di oltre il 33%.
Statistica sugli omicidi in Italia 2019-2024.
Peraltro, le segnalazioni di violenza di genere hanno riportato un picco nel 2020, a causa del lockdown, addebitando al disagio ambientale la causa scatenante della criminogenesi e della criminodinamica specifica, piuttosto che alla propensione caratteriale.
La Fionda.com, Organizzazione senza scopo di lucro, si propone di classificare propriamente i casi di cronaca nera, secondo la loro attribuzione accertata.
Leggendo questi dati, ci accorgiamo che la realtà italiana, per restare nei nostri confini, non è quel serpaio in cui si consumano le ostilità familiari più velenose, ma che la nostra nazione è tra le più sicure al mondo! La civilissima Finlandia lo è molto meno, invece, annoverando più del doppio dei casi nostrani. Ci chiediamo ‘cui prodest’? A chi fa comodo che l’italiano medio si convinca di essere in pericolo?
Distruggere la formula dell’agenzia Famiglia, come fortezza contro le tante avversità e corruzioni, fa il gioco di taluni interessi, anche finanziari, che si rafforzano con lo sgretolamento del presidio di amorevole solidarietà circuendolo con spauracchi pseudo informativi e con tendenziosi ‘simulacri’ che promettono ‘sicurezza’.
Per comprendere le cause dell’accanimento, taluni adducono l’esistenza di motivazioni distraenti e dissuasive al fine di dirottare l’attenzione pubblica su fronti distanti dai problemi reali, a cui non si vuole dare risposta, come l’incapacità diplomatica dei governi di sopire i conflitti nel mondo, alimentati da cospicue spese in armamenti.
La bulimia di tragedie sortisce l’effetto di abituare al senso d’impotenza verso le ingiustizie.
Assistiamo a servizi pseudo-giornalistici in cui si grida al femminicidio anche nei casi penosi del congiunto che, non sopportando il dolore del coniuge malato terminale, pone fine alla sua vita e poi alla propria. Magari, quel delitto di compassione è pure compiuto consensualmente, sicuramente nella più completa tragedia familiare, probabilmente per amore in cui non è logicamente catalogabile come carnefice chi è, anzi, pari vittima della propria mano. Alcune statistiche, poco accurate, annoverano anche questi casi come femminicidio! Sicuramente non tutte le vicende sono di questo tipo, ma che si contino pure questi ultimi nelle suddette statistiche scandalizza per la cinica mistificazione delle cause e della stima conseguente.
L’opinione pubblica è provata dalle notizie quotidiane di abusi e di violenze, senza mai venire a sapere di quelle, tra tutti i casi trattati, che poi si rivelano essere false accuse, magari fomentate da avvocati temerari e da coniugi alla riscossa di rendite divorzili improprie.
In tale contesto, non ci fa una bella figura il sistema giudiziario che, con dose di superficialità quanto meno, ha consentito il diffondersi di una sensazione d’impunità alla ‘calunnia di genere’.
Soprattutto quando è una donna ad accusare un uomo di violenza, le si spalancano le porte della credulità indiscriminata ‘in quanto donna’ e si sbatte in galera il marito, salvo poi restituirlo a una libertà ferita dopo anni di patimenti economici e detentivi spesi a riscattare la propria innocenza. Ci sono tantissimi casi come questi, ma nessuno ne parla. Perché? Perché s’insabbia la piaga di moltissimi errori giudiziari ogni anno?
Tutti i casi di violenza di genere, compresi quelli contro il genere maschile, non fanno onore al nostro senso di giustizia, alla sete di verità di un popolo giusto sia verso gli uomini incarcerati da innocenti, non perseguiti ma perseguitati dai casi giudiziari, che verso le vere vittime di soprusi familiari, che comunque esistono e che meritano un atteggiamento istituzionale più concentrato e scevro da quel sospetto di falsità.
Il Report allegato a questo articolo, è concepito per restituire determinatezza ai numeri, diffusi qualche volta con leggerezza, proponendo le risultanze che sono state riscontrate e comprovate sulle seguenti casistiche:
· Femminicidi,
· Casi di donne autrici di false accuse,
· Casi di donne autrici di violenze contro gli uomini,
· Casi di donne autrici di violenze contro due fasce deboli in particolare: gli anziani e i minorenni (maschi o femmine).
Chi confida in una giustizia costituzionalmente equanime rifiuta il concetto della ‘Giustizia di genere’.
Che genere singolare di giustizia sommaria è quella che parte dal pregiudizio di maggiore colpevolezza di uno solo dei due generi, a cui allude la legge che aggrava le pene per l’omicidio del solo genere femminile?
