Il suono si propagò nell’aria fumosa e calda.
Adoracion volteggiava a piedi scalzi nella polvere e i tauri gaijàrdo, chiusi nei recinti, sembravano danzare con lei i ritmi andalusi. Gli olè eccitarono la natura degli animali e il nero dei loro manti si contrapponeva al colore rosso sangue della gonna di Adoracion. Carne e sudore si impastarono e i presenti, ebbri, batterono le mani a ritmo cadenzato di armonie ipnotiche.
Le spirali di vento che soffiavano da scirocco, trascinarono Adoracion in erotiche movenze e il tempo batté sulle nacchere legate alle sue dita. Le chitarre strappavano le note al dolore del peccato originale e in tempo di 3/8 legarono i diesis ai bemolle con maestria tutta zingaresca.
Si avvicinò Joaquin e prese Adoracion dai fianchi. Lei non si ritrasse, intonò un canto moresco andaluso e gli girò intorno ballando.
Joaquin batté mani e piedi e fu subito danza e carnalità. Lui era un giovane vaquero e, oltre a conoscere a memoria i nomi dei tori, nei momenti di riposo, cercava di studiarne i movimenti all’interno del recinto, per carpirne i segreti dell’amoreggiare.
Adoracion svolazzò. La lunga gonna fu spinta dal vento e scoprì le gambe bianche, belle e tornite. Alle chitarre e alle nacchere si unirono i tamburelli e fu festa. Il flamenco ordì trame amorose nei presenti e anche i tori, presi dall’eccitazione, scalpitarono, rasparono con gli zoccoli la terra e dal naso fuoriuscì vapore fumante. Joaquin scoprì il petto imberbe; la sua giovane età non gli aveva ancora dato la virilità dell’uomo maturo e sembrò impacciato. Buona parte dei presenti aveva già esplorato la loro vita e sapevano come comportarsi in situazioni d’amore.
Adoracion aveva diciannove anni e Joaquin, nonostante ne avesse venti, non poteva competere con lei, che aveva un unico obiettivo nella vita: sposarsi e avere dei figli. Joaquin era senza un soldo ma non si fece problemi; si tolse gli stivali e ballò fino a farsi le piaghe ai piedi. Perse la cognizione del tempo e fu trasportato nella dimensione dei vagheggi. Pur di stare vicino alla sua amata, non si risparmiò ed entrò nel recinto. I tori lo studiarono, per istinto si scansarono e lo lasciarono fare. Il più grosso degli animali, quello che appariva il capo mandria, al quale Joaquin gli aveva dato il nome di Tobia, gli si avvicinò e con le corna gli punse le natiche.
Adoracion rise e così tuti gli altri. Joaquin non si diede per vinto, si girò e prese il toro per le corna.
Ci fu silenzio. Adoracion cessò di ballare e impaurita mise le mani alla bocca. Joaquin strizzò l’occhio e il toro apparve assecondarlo.
I due conoscevano la loro indole battagliera e, per un patto di sangue legato all’amicizia e a un tacito accordo, fecero finta di combattere, incontrandosi e schivandosi.
Le chitarre accesero le ruvide voci della folla e i balli divennero sfide mortali tra animale e uomo. La feria de Abril si avvicinava e tutto, nella campagna polverosa, divenne sfarzo e godimento. Adoracion si avvicinò al recinto e ammirò con voluttà il giovane che sviava e incontrava con coraggio il toro. Lei si asciugò il sudore dal collo e con la mano scese fino all’attaccatura dei seni, che si affacciavano sfacciatamente dalla camicetta bianca, ricamata a pizzo.
Joaquin lasciò il toro e i suoi occhi brillarono di meraviglia. Era uomo e l’istinto lo conduceva alla carnalità. Adoracion rise e anche Joaquin rise. Tobia capì che il gioco era finito, mosse la coda per allontanare mosche e parassiti dal suo corpo e se ne andò con gli altri animali dall’altra parte del recinto, a valutare il terreno. Nella corsa, gli animali crearono un polverone accecante e il giovane vaquero si schermò gli occhi con la mano. Adoracion lo chiamò e, tra le aste di legno dello steccato, lo baciò sulla guancia.
La polvere si diradò e comparve alle spalle della donna Abel Velasquez, faccia da burbero e proprietario della fattoria. L’uomo si diceva fosse il suo amante. La prese per un braccio e l’allontanò dalla staccionata. Sul volto di Joaquin si dipinse la delusione e non la nascose.
I maschi avvertirono la tensione e per non avere problemi gradualmente si dileguarono.
I chitarristi e le donne rimasero a fare da scudo ad Adoracion. Abel e Joaquin si guardarono con aria di sfida, Tobia annusò il nervosismo e grattò il terreno. Abel ammonì il vaquero e i presenti:
“Joaquin pensa a lavorare. E voi che fate qua?”
Una delle donne, quella che sembrava la più agguerrita, la guapa intonò un canto e i chitarristi la seguirono con la musica. Joaquin scavalcò il recinto e si interpose tra Abel e Adoracion. Gli uomini ritornarono a ballare con le donne e Abel Velasquez straripò di rabbia, divenendo rosso. I tori, spronati da Tobia, corsero eccitati nella recinzione e la festa si riaccese. I due giovani contorcendosi in movenze sensuali sembravano amoreggiassero. Il sole cadeva in picchiata sulle teste dei presenti e appiattiva le ombre al terreno. Il caldo non appariva fosse un problema e la danza continuò imperterrita.
Arrivò un ragazzotto in sella alla bicicletta con un carico di bibite fresche in una cassetta di legno, posta sul davanti del manubrio. Per poche pesetas liquidò tutto e intascò il denaro.
Joaquin e Adoracion fuggirono dalla calca e si rifugiarono nel granaio. Abel, non vedendo più la sua giovane amante, si fece largo a spintoni fra i ballerini e per un attacco d’ira aprì il recinto. I tori vedendosi liberi corsero all’impazzata tra la folla, simulando la festa di san Firmino a Pamplona. Grida e fuggi fuggi echeggiarono nell’aria densa e afosa.
Donna Paquita, moglie di Abel, finì di allattare il suo secondo genito e, sollecitata dal frastuono, scese giù dall’hacienda e si vide davanti una scena raccapricciante. I tori inseguirono ogni cosa che si muoveva e sbatterono con le corna contro il recinto, che attutì i loro colpi. Abel fuggì a gambe levate e Tobia lo rincorse rendendolo ridicolo agli occhi di Adoracion. Lo spettacolo infernale mise in fuga anche donna Paquita, che fece appena in tempo a ritornare nella fattoria. Joaquin corse e rimase intrappolato fra i tori. A gran voce chiamò Tobia e lo fermò nel momento in cui stava per infilzare il proprietario della hacienda.
“Tobia detener esto casino.” (“Tobia ferma questo casino.”)
Il toro si ammansì e trascinò gli altri animali nello steccato. Velasquez sbiancò e si asciugò il sudore. Adoracion abbracciò Joaquin e lo strinse forte fino a fargli male. I loro occhi si penetrarono, le chitarre misero in ordine le note e le labbra dei due giovani, per istinto umano, si incontrarono nel punto esatto dove l’amore trionfa. Ci fu un rumoroso olè e le mani scandirono il battito prolungato del flamenco. Tobia alzò la testa al cielo e mugghì.
Joaquin divenne uomo, allacciò la camicetta di Adoracion, l’abbracciò e, con aria regale, passarono in mezzo alla gente che gli augurò felicitazioni e figli maschi.
“Felicidades e hijos. Olè… olè…”
L’audacia ripaga in amore
