‘Far bene per star bene’ è un’iniziativa promossa dallo ‘Sportello antidiscriminazioni’ del Comune di Pavia che comprende il percorso (uno dei quattro) che si chiama Dentro l’arcobaleno.
Il nome ammicca a un programma di sensibilizzazione sulle coppie, cosiddette ‘arcobaleno’.
Educare i nostri figli piccoli al sanissimo principio contro l’omofobia rientra nel rispetto delle diversità, anche sessuali, difformi dal programma seguito dalla Natura nel perseguimento della normale continuazione della specie.
Normale è, dal latino normalis ‘perpendicolare’, ciò che è diritto, inquadrato e che segue una regola.
Non a caso, per misurare tale ‘rettitudine’ angolare, in geometria si usa lo strumento del ‘regolo a squadra’.
In statistica, tutti i fenomeni naturali seguono l’andamento grafico campanulare della ‘Distribuzione Normale’. La cultura millenaria ci insegna che la Natura è normale. Analogamente, ciò che non segue la Natura, non lo è, pur essendo rispettabile!
Finché ai nostri figli si continuerà a insegnare che è normale essere eterosessuali, come è avvenuto nella formazione delle generazioni precedenti, assicureremo l’avvicendamento tra genitori e figli.
Il Comune di Pavia, a maggioranza PD, ha avviato un progetto molto delicato sull’educazione LGBT ai bambini della scuola primaria che non si limita a un’appropriata conoscenza del fenomeno, ma che rischia, se non sarà approfondito opportunamente, di condizionare i comportamenti infantili.
Al proposito, il vicepresidente del Senato, Gian Marco Centinaio, ha parlato di “derive ideologiche che contraddicono la realtà biologica e i valori tradizionali condivisi da tante famiglie”.
Nel perseguire le motivazioni, pur plausibili, di un’educazione aperta alle diversità, bisogna stare attenti a non plagiare le menti vulnerabili dei bambini.
Le teorie gender-woke potrebbero indurre le giovani generazioni, aduse alla contestazione per connaturata propensione, alla sovversione dell’ordine costituito maturando un’eversione sessuale reattiva.
Gli adolescenti sono già pronti e propensi a scagliarsi contro tutto e tutti, per mero istinto contestatore. Basta lasciare uno spiraglio aperto di questa ‘porta sul baratro’ perché loro rischino di lanciarsi all’esplorazione dell’orrido.
Sono giovani virgulti in crescita che hanno tanti dubbi su sé stessi: vivono momenti in cui devono affrontare tutte le perplessità sulla vita e sono scossi da un assetto endocrinologico non ancora formato.
Noi nasciamo spesso ‘psicologicamente ermafroditi’: siamo pronti a valutare qualsiasi stimolo proposto, per poi seguire la nostra natura dopo aver seguito un leale indirizzo formativo.
È ormai invalso che ognuno di noi abbia una componente prevalente del proprio genere genetico, ma che coltivi, per sensibilità e completezza culturale, anche l’altra componente: ogni maschio ha una piccola parte femminile e viceversa. Questa elegiaca integrazione è variabile. Quello che può talvolta accadere è che prevalga la componente non corrispondente al genere sessuale.
Abbiamo recentemente conosciuto il caso della pugile olimpica algerina Imane Khelif, con livelli anomali di testosterone rispetto al suo sesso e la presenza di cromosomi XY, incompatibili con il genere femminile.
Abbiamo tutto il rispetto per la sua condizione, della quale non ha alcuna colpa: è nata così e merita la piena considerazione. Ma nemmeno sarebbe corretto insegnare ai bambini che, siccome è capitato un caso tanto sporadico, questa sarebbe la regola!
Solitamente, il binario sessuale lo incardiniamo dalla nascita ma, dopo quel momento, l’essere umano è bersagliato da così tante sollecitazioni che la sua intelligenza può portarlo a deragliare da tale indirizzo, visto come un’imposizione magari considerata retrograda, e a vagliare ogni possibilità di diversione attraverso un discernimento in erba, quando non è ancora maturo.
Se gli si scompigliano le idee con favole destabilizzanti può rimanerne turbato.
Quando siamo piccoli ci chiediamo se siamo maschi o femmine e del perché siamo nati così e non diversamente.
Abbiamo la curiosità di esplorare il mondo da ambedue i lati. Per qualcuno questo percorso di auto-conoscenza e di approfondimento interiore dura poco, per altri si protrae per più tempo. Siamo tutti diversi anche per questa differenza, che capita a tutti e che ci accomuna!
Molti bambini, a un certo punto dello sviluppo fisio-psicologico, s’innamorano del cuginetto/a dell’altro sesso e comprendono empiricamente la propria appartenenza sessuale attraverso il genere con cui preferiscono avere una relazione. Il primo ‘amore’ simulato è più educativo di una favola lasciva.
La normalità neuro-ormonale, nell’accezione affrontata in uno dei primi capoversi, spinge il bambino prevalentemente verso l’altro sesso e questo ha fatto sì che l’umanità non si estinguesse.
Siccome il mondo è vario ed è bello anche per questo, capita pure che una minoranza avverta uno sbocco diverso da quello eterosessuale, accompagnato forse da un bagaglio genetico e una maturazione ormonale ‘borderline’, che spinge a provare attrazione verso lo stesso sesso.
Sceglierà di non avere una progenie biologica e non darà questo contributo al proseguimento della specie umana, ma potrà esprimere il suo potenziale, anche intellettuale, meritando la dignità e la considerazione che sono dovute dalla società a ogni individuo probo e onesto senza alcuna riserva, tantomeno morale.
Questi valori abbiamo l’obbligo di insegnare ai nostri giovani, affinché l’umanità rimanga sempre ‘umana’ e non discrimini le persone per gli orientamenti di alcun tipo, rifuggendo ogni discriminazione di stampo nazista.
Ma, da qui, a definire perseguibile e magari auspicabile ciò che devia dall’innata normalità, non sarebbe naturale. Sarebbe, invece, una contraddizione in termini.
Chiunque attentasse, in tal modo, al corso naturale della vita umana si addosserebbe la colpa di turbare il processo genuino di crescita psico-fisica dei giovanissimi.
Verrebbero confusi i loro stimoli conoscitivi inducendoli a credere di essere quello che non sono, salvo poi accorgersene quando il disturbo si sarebbe ormai conclamato. Allora sarebbe troppo tardi.
Ci chiediamo se le istituzioni stiano vigilando affinché i nuovi programmi scolastici non incoraggino deviazioni snaturate. Intervenga quanto prima il Ministro dell’Istruzione Valditara.
