Sei antifascista? Fatti i fatti tuoi perché è un mio diritto alla privacy?

Mi è capitato di leggere che durante la prima conferenza stampa di presentazione della competizione canora nazionale un giornalista abbia esordito con una domanda, usata molto spesso ultimamente, e in questo caso rivolta al Conti e ai due co-conduttori: “sei antifascista?”.

È evidente che l’intervistatore, non stava dormendo la notte, che stava vivendo male preso da questo dubbio mortale, esistenziale e secondo il suo pensiero lo fosse anche per tutti gli Italiani.

La domanda posta dal giornalista, penso lo qualifichi e lo inquadri non solo politicamente ma, anche dal punto di vista professionale.

Forse voleva far parlare di se, non so, ci resta il quesito buttato lì, come un cavolo a merenda, fuori dal contesto, dal tema della conferenza oltre che antitetico, come ha risposto il conduttore.

La mia riflessione va in un’ altra direzione, io da informatico ho svolto anche attività di data analyst su masse di dati personali e sensibili, ed ho dovuto studiare il significato, il valore di questi e delle informazioni e non ultimo anche le leggi che governano queste informazioni.

In Italia esiste un autorità chiamata per semplicità “garante della privacy” (Gdpr Garante per la protezione dei dati personali) a cui spetta il compito di verificare che vengano rispettati i vincoli definiti dal Regolamento dell’Unione Europea 2016/679 e dal Codice in materia di protezione dei dati Gdpr.

In queste norme testualmente è riportato:

«i dati rientranti in particolari categorie: si tratta dei dati c.d. “sensibili”, cioè quelli che rivelano l’origine razziale od etnica, le convinzioni religiose, filosofiche, le opinioni politiche, l’appartenenza sindacale, relativi alla salute o alla vita sessuale ….

Il Regolamento (Ue) 2016/679 (articolo 9) ha incluso nella nozione anche i dati genetici, i dati biometrici e quelli relativi all’orientamento sessuale…

Il rispetto delle norme in materia di protezione dei dati, in tale contesto, è pertanto essenziale per mantenere la fiducia dei cittadini».

La legge riferita alla conservazione e diffusione del dato definisce questo non solo “personale” ma, il legislatore lo definisce “sensibile” parlando anche di orientamento politico, non di partito e io ritengo che la domanda ormai così diffusa “sei antifascista” possa rientrare nella sfera dell’espressione di “opinione politica” che il garante della privacy e la legge europea tutelano al pari delle convinzioni religiose e della propria inclinazione sessuale.

Il chiedere la differenza tra rosso e nero è e resta solo un misero pettegolezzo ma, serve a mettere, in un certo senso, in difficoltà l’interrogato. 

Qui, però sorge un’altra associazione il chiedere l’appartenenza o orientamento o inclinazione politica o religiosa rievoca periodo scuri di terrore, di persecuzione, dell’inquisizione o, in epoca più vicina a noi, proprio i regimi o governi sicuramente non propriamente democratici.

Infatti proprio i governi che lo sono stati meno hanno sempre avuto e vissuto l’ossessione di sapere, di conoscere, di listare gli eventuali nemici e oppositori che siano essi motivi religiosi o politici.

Il conoscere il pensiero dell’altro serve in definitiva per esporlo alla gogna, al pubblico ludibrio, una lettera scarlatta, mettergli un marchio o includerlo in una black list, una specie di lista di prescrizione di nemici da evitare, escludere, eliminare dal contesto pubblico e sociale.

Perché ormai mi sembra che “il non essere di sinistra” sia equivalente a essere “fascista” e che quindi possa, anzi debba essere cancellato, rimosso, eliminato, soppresso.

Si parla tanto che non bisogna discriminare, non bisogna emarginare, la “politica woke” ne ha la sua bandiera, io a invece ho l’impressione che si voglia applicare una sorta di “cancel culture” di chi non ha le tue stesse identiche e precise idee.

Fatta ad un personaggio pubblico, un artista, un cantante, un attore ma, anche ad pittore, un musicista, uno scrittore porterebbe a voler cancellare, rimuovere le opere di questo, una cultura del boicottaggio, una forma moderna di ostracismo messa in atto anche come sola “mancata promozione” delle sue attività. 

Ciò nel tentativo di danneggiare anche economicamente quella persona, giudicata moralmente o socialmente deprecabile perché di idee diverse.

Non mi sembra assolutamente “politicamente corretto” estromettere un contemporaneo dal dibattito pubblico, dalle cerchie sociali o professionali, lo vedo come una sorta di nuovo revisionismo e moderna iconoclastia.

In tema di giustizia sociale occorre essere equilibrati e consentire pari diritti di avere proprie idee e opinione a tutti.

Tornando alla legge sulla privacy, di paesi liberi, civili e democratici, questa sancisce quindi, che, il fatto che a me piacciono gli uomini o le donne, il fatto che io sia ateo o buddista, il fatto che voti radicale o forza Italia è un fatto strettamente personale da, non divulgare e diffondere, per cui la domanda non è solo fuori contesto ma, va contro le disposizioni della comunità europea adottate anche dall’Italia.

Mi desta meraviglia che in un paese come l’Italia così attento alle norme sulla privacy in un contesto pubblico si facciano queste domande.

Pertanto volevo comunicare, a tutti, che noi siamo non solo liberi ma, abbiamo il diritto sancito dalla legge di rispondere tranquillamente: 

sono fatti solo miei e tu fatti i fatti tuoi!

Buona riflessione 

Roberto Kudlicka

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