Leggi e rileggi il discorso di Vance a Monaco di Baviera ci sembra di dover dar ragione a coloro che vi trovano una specie di sostegno all’estrema destra tedesca alle prossime elezioni. E il vice presidente lo fa non esplicitamente ma indicando i contenuti culturali e programmatici chiaramente alternativi al pensiero della sinistra europea e che sono stati il punto che ha permesso a lui e all’attuale Presidente di vincere le elezioni.
Ma attribuirgli uno scopo elettorale è oggettivamente un po’ poco; certo, è più comodo che il maggior azionista della Europa Unita sia della propria parte e delle proprie idee che non l’inverso… ma dovremmo chiederci cosa intende fare la nuova Amministrazione americana delle relazioni con l’Europa una volta depurata -almeno parzialmente- dalle influenze di sinistra? La pace in Ucraina comporterà anche la normalizzazione delle relazioni economiche? E questo come si concilia con la voglia di dazi necessari alle imprese americane? Cosa si attende dall’Europa in risposta ai nuovi dazi? Le mega corporations (che non sono americane o europee ma internazionali) che vivono di aiutini pubblici (come appunto la libertà di vendere dove si vuole senza limiti né, tanto meno, dazi) come la vedono questa fase? Cioè: il futuro dell’Occidente a Washington come vorrebbero che sia?
Non è credibile che qualcuno stia pensando una nuova Yalta nella quale le due superpotenze già concorrenti nel periodo della guerra fredda e oggi nel conflitto in Ucraina si accordino -magari anche militarmente con una specie di patto di non aggressione- in una alleanza economica per costruire un nuovo equilibrio economico e finanziario planetario nel quale le materie prime russe tornino a sostenere l’industria non solo americana ma anche europea aprendo ovviamente alla economia occidentale il mercato russo! Non è credibile perché sarebbe un colpo di genio troppo bello e grande per essere vero e lo sarebbe indistintamente per tutte le parti in gioco ed è l’unico modo certo per rendere di nuovo Grande l’America come si è promesso in campagna elettorale; Grande non nel senso imperiale del termine ma nel senso di ruolo e quindi di propositore di un equilibrio unanimemente condiviso esplicitamente o tacitamente da tutti quelli che contano.
Lasciamo per discrezione nella penna le numerose altre ragioni che fanno di una idea e di un progetto diplomatico del genere la carta vincente dell’attuale Amministrazione e un colpo definitivo alla deriva sociale, culturale, economica, finanziaria promossa dalle sinistre, ma riconosciamo che è quasi impossibile che i politologi americani abbiano una fantasia e una ambizione di questa portata. La scuola che hanno frequentato i maggiori politologi di sinistra come di destra non ha ancora compreso appieno la forza della collaborazione al posto del confronto e della competizione nella vita degli Stati; né i potentati economici conoscono altro che la competizione.
Però se un retropensiero non divulgabile -almeno in questa fase- esiste nel discorso di Vance; e se questo retropensiero è grande come grandi sono le aspettative generate nell’elettorato americano; e se la pace in Ucraina deve essere duratura e quindi parte di un ri-assetto generale nei rapporti internazionali; allora esiste la possibilità che qualcuno pensi seriamente a fare una prova per entrare nella Storia secondo questo percorso non competitivo né sul piano economico, né su quello militare .
Quindi non possiamo che rilevare la esistenza di una scossa tellurica di enormi proporzioni nella politica di ogni Paese del mondo iniziata con l’esito delle recenti elezioni americane; scossa nella quale nessuno è in grado di mettere il naso né, tanto meno di influenzarla. Né questa ipotesi che qui abbiamo molto sommariamente delineata arriverà mai sul tavolo di qualcuno che conta nella Amministrazione americana o russa. Né inoltre è cosa che -pur volendola- si realizza in breve…ma non potendo fare altro attendiamo sognandola.
