La medicina ufficiale consente di curare e poche volte di guarire l’”essere umano”. Ma potrebbe essere possibile fare in modo che si verifichi il contrario? Perché questo avvenga è necessario prima capire il funzionamento delle cellule del corpo ( prodotto) umano, tutte fatte alla stessa maniera ma con compiti diversi. Soprattutto è necessario conoscere il loro Ph e calcolarne il valore non solo attraverso la via chimica ma usando il metodo elettrico, sfruttando la differenza di potenziale, creata dalla concentrazione degli ioni idrogeno. Quindi parliamo di tensione (energia necessaria per muovere una carica elettrica fra due punti nello spazio, quella esistente nelle fibre ottiche o nella tecnologia catodica…)
Se corrisponde al vero quanto affermato da alcuni ricercatori, le cellule hanno bisogno di un ambiente con “voltaggio” pari a meno 25 millivolt per funzionare e meno 50 millivolt per essere riparate(ph 7,35- 7.45) La via chimica più lenta ma coerente, potrebbe essere il tracciante per controllare un percorso agevole e stabilire la bontà di questi risultati. Come? Scegliendo la via chimica, anche possibile (quella farmacologica di Big Farm) trascuriamo però particolari importanti che potremmo apprendere attraverso lo studio di quella elettrica. Rapida, indolore, poco costosa, di facile applicazione, molto probabilmente più reale. Il ricercatore russo Alexander Karasev ha individuato, grazie alle sue indagini sperimentali, la forma d’onda in grado di trasferire gli elettroni alle membrane cellulari.
Cioè ha dato sostegno energetico alle cellule che ne hanno bisogno! Modificando il ph e alimentando la sostenibilità fisiologica, ma anche il recupero funzionale di un tessuto in sofferenza. Alcuni medici, non solo negli Stati Uniti, hanno potuto riscontrare la sostenibilità di tale progetto terapeutico. A chi dovrebbe spettare argomentarne se gran parte dei paesi occidentali hanno scelto di seguire i dettami di uno dei primi estimatori della terapia farmacologica? Il Paracelso, medico svizzero, che possiamo indicare come il precursore della medicina chimica, promotore della terapia allopatica, uno dei primi studiosi delle malattie professionali. Ma la scelta terapeutica da lui indicata, è una decisione assunta utile o dannosa per l’essere umano e in quanti possono permettersi di comprenderla senza correre il rischio di farsi del male? Siamo pronti ad accettare realtà diverse da quelle che fino ad ora ci hanno raccontato? La via chimica intrapresa per curare un essere chiamato uomo, potrebbe essere quella sbagliata, volutamente tale, per tacitare “umane” reazioni? Ma anche impedire umane acquisizioni, canzonare un inossidabile credulone.
Sfruttare la sua dabbenaggine! Le deduzioni sono tutte plausibili se prendiamo in considerazione i vantaggi terapeutici ottenuti dalla così detta medicina del futuro( per alcuni il sospetto è che sia già esistente), che ha compattato alleanza professionali composte da medici, informatici, ingegneri in grado di sconfiggere anche le malattie neoplastiche più aggressive. Quindi, potrebbe essere sufficiente un semplice computer per curare i nostri mali?
