A tutto Antonio Conte nella conferenza pre partita con la Fiorentina. L’allenatore si sofferma sul suo modo di affrontare gli impegni calcistici e fissa come obiettivo principale quello di rendere orgogliosi i tifosi e tutto il popolo che li accompagna. Queste le parole del tecnico azzurro, riportate da TMW:
«Abbiamo continuano ad allenarci con la stessa maniera, voglia, non cambia niente in base alle parole, bisogna fare i fatti, le parole se le porta via il vento. Ci siamo allenati sempre dando il massimo, non è cambiato niente e non so cosa doveva cambiare. Prestazione ha consacrato ambizioni? L’ambizione deve essere figlia del lavoro, dobbiamo esserlo perché lavoriamo tanto. Il fatto di aver fatto un’ottima partita con l’Inter, che è la squadra di riferimento e da battere, ci ha fatto piacere. Se confrontiamo le due partite sono state, nonostante i due pareggi, totalmente diverse. Sicuramente ci deve dar forza, ma la settimana prima se la guardiamo ci indeboliamo perché abbiamo perso col Como. Non è che puoi alzare o abbassare l’entusiasmo in base alle partite, devi essere sempre molto regolare, i campionati li vince chi è regolare, centrato, in tutte le cose, senza alti e bassi in paradiso o all’inferno. L’obiettivo l’ho sempre detto, rendere orgogliosi i nostri tifosi, fa piacere fare prestazioni importanti come contro l’Inter anche se poi alla fine abbiamo pareggiato, non vinto, quindi per chi pensa alla vittoria ed è un vincente anche un pari è una mezza delusione, anche se ottenuto contro l’Inter e meritando molto di più. Ma è sempre un pareggio, per me una mezza sconfitta, quindi ogni partita dobbiamo cercare i 3 punti, poi spesso ci siamo riusciti, altre volte abbiamo fatto più fatica come nell’ultimo mese in cui abbiamo fatto quattro pari ed una sconfitta, ma fa parte del percorso di un campionato e dobbiamo lavorare, recuperare tutti, cercare di fare anche scelte sotto tutti i punti di vista ed in alcuni momenti dobbiamo essere bravi, come stiamo facendo, a stringere i denti. Zero preoccupazioni, zero ansie e zero problemi. Nelle mie esperienze ho sempre cercato di vivere la città, gli umori, è fondamentale, anche per me stesso, non sono il tipico allenatore che finisce l’allenamento e va a casa.
Se vado a casa continuo a lavorare, quindi ogni tanto c’è bisogno di staccare, calarsi nella realtà dove lavoriamo e aiuta pure nel lavoro, nel capire le dinamiche dell’ambiente e che si riversano anche nel lavoro. Ho la possibilità di stare in una città che offre davvero tanto e cerco con la famiglia di sfruttare le occasioni e vivere la storia e le dinamiche della città. Si capiscono tante cose del popolo napoletano che stando chiuso nel mio mondo non percepirei. Non so come dovrei arrivare qui, c’è sicuramente tensione a 24h dalla partita, vi porto lo stato d’animo che ho sempre avuto, se pensate di trovare uno che arriva e scherza io non sono questo. Non penso di cambiare, forse venerdì c’è più tempo… ma non dovete pensare che io sia arrabbiato, è il mio modo di essere, io la partita inizio a viverla 24h prima. Porto concentrazione su me stesso, all’ambiente, provo anche tra voi, ma fate fatica (ride, ndr) perché pensate sia arrabbiato. Quando cambi qualcosa lo fai per due motivi o perché non sei convinto o per necessità. Io cerco la soluzione migliore, poi devi rispettare le caratteristiche dei giocatori per l’abito giusto, poi nella mia idea ci sarebbe un’idea di calcio diverso ma antepongo le caratteristiche alle mie convinzioni perché all’inizio del percorso ti ritrovi cose che non hai proprio creato tu e col tempo modelli e costruisci, ma le partite vanno sempre giudicate nella globalità non nel fatto quando si è segnato o preso gol, quelle chiacchiere lasciamole al bar e come la schedina che si giocava, io vincevo sempre ma non me la pagavano perchè la giocava dopo. Mi sono state fatte tante domande sui moduli, a partire dal 433, poi 4321, in base a tante cose, se l’attaccante segna o meno, noi non possiamo andare dietro queste cose ma solo sul lavoro».
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