Cerco di riflettere ma, resto comunque confuso.
È in atto una guerra da 3 anni tra Russia e Ucraina, la guerra è sempre un “omicidio in grande”, una lunga scia di sangue, sofferenze, distruzioni, odio, vendette più resta attiva e maggiore il disastro.
Grazie ai media e alle tecnologie l’abbiamo vissuta tutti o almeno quello che ci hanno fatto voluto fare sapere e vedere entrambi i contendenti e anche i media internazionali.
Di contro a differenza di quella di 80 anni fa e dopo.i suoi 70 milioni di vittime ci sono organizzazioni internazionali che dovrebbero aiutare a scongiurarla o a risolverla prima tra tutte le Nazioni Unite nei suoi propositi una forza di polizia internazionale che promuova un nuovo diritto internazionale fondato sul principio della eguale dignità della persona umana e dei popoli.
In Europa, alcuni leader politici, uniti nello sforzo di scongiurare altre catastrofi, convinti che la sovranità assoluta degli stati fosse all’origine della guerra, immaginarono un’Europa unita e solidale e avviarono la costruzione dell’Unione Europea realizzata soprattutto a livello economico e soprattutto legislativo.
Al momento dell’aggressione e invasione russa, anche se il conflitto interno, vera e propria guerra civile era già in atto da anni, davanti a questa drammatica realtà cosa hanno fatto queste organizzazioni sovranazionali?
La voce delle Nazioni Unite è stata redarre una risoluzione, politicamente corretta, di denuncia e condanna che indica nell’invasione russa la colpa e intima alla sola Russia di sospendere il fuoco.
Alla successiva votazione la Russia ovviamente ha votato no, la Cina si è astenuta.
Risultato la risoluzione rimarrà lettera morta, inefficace sul terreno, inutile dal punto di vista pratico, il Consiglio di Sicurezza però è soddisfatto perché, secondo lui così facendo gliele ha mandate a dire, alla Russia ma nella realtà ne esce svilito, mortificato come accade sempre più spesso.
Dinnanzi al legittimo diritto alla resistenza dell’Ucraina e alle sue richieste di aiuto, molti governanti occidentali, prima tra tutti gli interessati USA di Biden, si sono arresi allo schema della guerra continuando a fornire armi senza assumere alcuna seria iniziativa di pace tranne i piccoli tentativi o accenni eventualmente vantaggiosi da parte della Cina e della Turchia.
L’Unione Europea, insieme ai governi e parlamenti degli stati membri ha, più di ogni altro, il dovere politico, istituzionale e morale di prendere l’iniziativa per scongiurare il peggio che deve ancora venire, per salvare non solo la vita degli ucraini e russi coinvolti ma, di tutti i cittadini europei.
L’art. 21 del Trattato sull’Unione Europea stabilisce infatti, espressamente che “l’Unione promuove soluzioni multilaterali ai problemi comuni, in particolare nell’ambito delle Nazioni Unite e opera al fine di preservare la pace, prevenire i conflitti e rafforzare la sicurezza internazionale, conformemente agli obiettivi e ai principi della Carta delle Nazioni Unite, nonché ai principi dell’Atto finale di Helsinki e agli obiettivi della Carta di Parigi”.
A questo punto perché non restituire la parola alla politica e alla diplomazia?
Così come già nel 1975 la Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa con l’Atto finale di Helsinki rappresentò la risposta politico diplomatica all’esigenza di aprire canali di dialogo tra i paesi appartenenti ai due blocchi contrapposti dell’Est e dell’Ovest.
E invece nulla, abbiamo assistito al peregrinare di Zelensky a elemosinare in giro armi e soldi e basta null’altro.
Mentre il parlamento Europeo e la sua commissione, nel frattempo, tra una decisione di un invio di armi ed un altro, stabiliva i tempi in cui è obbligatorio per tutti avere una casa green, oltre che possedere un auto elettrica, meglio se cinese, mentre si sta scivolando verso la recessione con un’economia che sta già togliendo il respiro a moltissimi cittadini, soprattutto di alcune nazioni meno ricche, di tutte le età giovani, intere famiglie e pensionati
Ma si tuona vanno rispettati i coefficienti, le norme, i tempi a tutti i costi che loro i paesi più ricchi hanno stabilito e tutto senza fare debiti, altrimenti ci saranno sanzioni e penali come farlo è semplice risparmiando sul necessario, sull’essenziale, sull’esistenziale.
L’elezione di Trump ha spostato completamente l’attenzione su una figura criticabile ma, decisa che ha subito chiarito la sua posizione, giusta o sbagliata che sia, ma coerente con ciò che aveva già annunciato e l’America, almeno la maggioranza non elitaria, con il voto ha fatto capire che era quello che voleva:
gli Stati Uniti non vogliono più spendere soldi e armi in guerre che non la coinvolgono direttamente e quindi o si fa la pace e subito oppure tutti a casa loro …
A questo punto tutti si sono risvegliati, indignati non per la guerra ma per Trump, il leader francese sempre in cerca di un palcoscenico internazionale, subito ha deciso di recarsi a nome dell’Europa da Trump, sembrerebbe senza alcun mandato, di ritorno ha deciso che con Putin sarà sicuramente guerra totale e che lui fornirà le sue atomiche a protezione di tutti, insomma un rappresentante non avrebbe potuto fare meglio e questo anche se il.popolo della sua nazione l’avrebbe già mandato da tempo ma, lui dopo aver tentato invano di fare fuori la Nato adesso ci prova con gli USA, insomma vuole recuperare la “grandeur” della France e farla diventare a tutti gli effetti la leader in Europa.
A ruota si sentono particolarmente minacciati solo adesso anche i danesi, i belgi e gli olandesi tutti gli stati più ricchi con i loro alti redditi, e la presidentessa tedesca decide che non abbiamo più bisogno degli Usa, ci hanno salvato 80 fa ma, adesso siamo ricchi e possiamo fare da soli e dobbiamo sfruttare noi il premio della vittoria e della ricostruzione.
Come fare investendo in armi progettate e realizzate in Europa una cifra enorme per alcuni stati quasi impossibile.
Forse vuole trasformare le fabbriche Volkswagen ferme, proprio per le sue recenti imposizioni green precedenti, per produrre tank e cannoni il tutto come un remake di 80 anni fa.
Gli inglesi non sanno se restare fedeli agli Usa perché adesso c’è Trump ma, intanto loro non stanno in Europa e allora parlano senza concludere nulla.
Gli metteremo paura ha detto la von der Leyen dimenticando che molti, anche gente molto forte, nei secoli ci hanno provato con la madre Russia: il Bonaparte e poi Hitler, persino noi italiani abbiamo subito l’inferno bianco della Campagna di Russia ma, adesso si vuole riproporre questo scenario, coltivando il disegno impraticabile dell’isolamento dei Russi, abituati e motivati a combattere fuori e dentro i propri confini molto più di ogni europeo .
Invece oggi a prevalere sembra essere la cieca volontà di continuarla, inseguendo la tragica illusione, già smentita dalla storia più recente, di poterla vincere mettendo paura, armandoci e fronteggiandoci.
Le guerre non si vincono mai, nessuno ha mai vinto una guerra, può accadere che le si vinca militarmente come sta facendo la Russia in Crimea, nel Donetsk, nel Donbass ma, la guerra la pagheremo tutti, loro i due invasore e aggredito di più.
Sarebbe essenziale fermarla, stopparla nel più breve tempo possibile e sarebbe conveniente per tutti, invece si vuole prendere tempo per armarci e nel frattempo le conseguenze dell’escalation militare attuale possono produrre effetti terrificanti.
Le guerre non si vincono sul campo, occorre la politica del compromesso attraverso un trattato.
La pace non deve essere una resa ne verrebbe meno il diritto all’autodeterminazione dell’Ucraina ma, io ritengo che la politica possa e deve trovare una mediazione.
Mediazione significa rinunciare a qualcosa da ambe le parti ma, sempre meglio prima di perdere tutto e tutti.
Per Machiavelli, la stabilità dello Stato giustifica il compromesso.
Ed è proprio questa la chiave con la quale si possono chiudere le guerre, se non le si vuole fare durare in eterno: politica, diplomazia tutti attorno ad un tavolo mediazione e compromesso.
A mio parere non c’è alternativa.
Intanto in Italia il governo praticamente per restare in Europa, seppure a denti stretti ha detto sì ma, non vorrebbe buttare tutti quei soldi e non vuole perdere gli Usa; la sinistra vuole stare da tutte le parti: in Europa ma, li vogliono le armi, vuole stare con l’invaso e aggredito Zelensky ma, dall’altra parte c’è la Russia sempre patria dei padri di pensiero dei loro principi e questo dilemma va avanti dall’inizio delle ostilità.
Intanto ognuno dice la sua contraddicendo l’altro anche dello stesso schieramento per la sinistra l’essenziale è comunque non con Trump e con Musk perché loro sono come la Meloni.
Ma, al tavolo devono stare tutti perché non ci si può illudere di buttare fuori gli Usa dopo quello che hanno investito.
Rendiamoci conto che diversamente l’Ucraina non ci sarebbe già più da un pezzo; Zelensky o chi per lui dovrà accettare di dare qualcosa; vedo difficile anche una ritirata di Putin dalle zone conquistate con soldi, morti, cattiva immagine e opinione pubblica fuori e dentro casa.
Devo ricordare che, in ogni conflitto, la ragione e il torto non dipendono da analisi esterne, fossero anche le più complete e sofisticate, ma dalla percezione della realtà che ciascuno vive in modo complesso e sempre dal proprio punto di vista.
Ogni mediatore che entra in un conflitto altrui sa bene che tutte le parti del conflitto hanno le proprie ragioni.
Dicevo compromesso dal latino cum+promìttere che significa promettere insieme, ovvero raggiungere un accordo in cui entrambe le parte si obbligano l’un l’altra.
Per Leonard Levinson il compromesso è “l’arte di tagliare una torta in modo che ciascuno creda di aver avuto la fetta più grossa»”.
Infatti per la mediazione e il compromesso non si parla di “scienze” ma di “arte” è in effetti sono una vera e propria arte l’unica in grado di risolvere le controversie, senza farsi troppo male o farsi fuori del tutto.
L’alternativa alla guerra esiste ma, serve la volontà politica di realizzarla.
Fare la pace è una cosa seria che va presa sul serio.
«La pace non si impone automaticamente, da sola, ma è frutto della volontà degli uomini.»
È una costruzione laboriosa, fatta di comportamenti e di scelte coerenti e continuative, appunto dicevo “arte”, non di un atto isolato di qualcuno ma, neppure di un lungo e oneroso braccio di ferro per vedere chi è più forte.
La ricerca della pace deve essere perseguita, come ci ricordava Robert Schumann «con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano».
Roberto Kudlicka
