Il caso dell’agenzia “Usaid”

Ci ha incuriosito un commento di Rainer Zitelmann (saggista, autore di “La forza del capitalismo”, frequente collaboratore dell’Istituto Bruno Leoni) che trattava del caso USAID. Abbiamo collegato le notizie che avevamo.

Infatti, abbiamo saputo dalla stampa che il presidente Usa, Donald Trump, aveva sospeso $ 2 mld di pagamenti della Agenzia per progetti considerati molto dispendiosi; abbiamo saputo che Musk, nella sua funzione di capo del Dipartimento dell’Efficienza Governativa, aveva già quasi smantellato la USAID riducendone il personale da 10.000 addetti a 290; abbiamo anche saputo che la Corte Suprema, pur conservatrice a maggioranza, aveva sentenziato, invece, che la USAID debba onorare gli impegni per i progetti già iniziati, debba onorare il debito per i lavori già svolti, debba richiamare in ruolo il personale in fase di licenziamento.

Allora, incuriositi, abbiamo voluto indagare cosa fosse la Usaid.

L’acronimo significa “United States Agency for International Development“: una agenzia governativa, nata nel 1961, nel pieno del periodo della guerra fredda, per contrastare, in tutto il mondo, le iniziative di propaganda della Urss.

Prese la decisione l’allora Presidente degli Stati Uniti, John Fitzgerald Kennedy, il cui ordine esecutivo fu approvato dal Congresso nell’ambito del “Foreign Assistance Act” che descriveva le iniziative statunitensi a favore dei Paesi del mondo. Il compito della Agenzia, sotto il cappello della solidarietà USA  allo sviluppo economico dei Paesi del mondo, della assistenza umanitaria e della adeguata diffusione informativa, era quello di garantire la “sicurezza nazionale” degli Stati Uniti; il che è un formaggio buono per tutte le minestre.

Quindi, formalmente, la Agenzia ha il ruolo di: Aiutare lo sviluppo economico dei Paesi in via di sviluppo e combattere la povertà; provvedere ad aiuti umanitari; promuovere “Progetti ideologici” quali “Diversity, Equity, Inclusion”.

Ciò dà il senso, come vedremo nel seguito e per chi avesse qualche dubbio, che l’aspetto “umanitario” è quello più agevole per fare propaganda e disinformazione.

Con la caduta del muro di Berlino, la Agenzia avrebbe dovuto esaurire il suo compito perché era stata pensata in funzione antisovietica. I repubblicani, però, non riuscirono a chiuderla (1994) benché fosse ormai di dominio pubblico che l’Agenzia fosse un centro, autonomo e indipendente, di una enorme spreco incontrollato di risorse. Riuscì a sopravvivere molto bene. Infatti, dopo l’attentato dell’ 11 settembre 2001, la Agenzia rivisse una nuova e più  entusiasmante vita: fece un ottimo lavoro nelle guerre in Afghanistan e in Iraq con un budget di allora di $ 7 mld, che lievitò fino a $ 63 mld nel 2023: una enormità anche per le casse degli Stati Uniti d’America.

Quale Paese è stato maggiormente sovvenzionato in questi ultimi 3 anni? Naturalmente, l’Ucraina che ha ricevuto, dall’inizio dell’invasione russa fino al gennaio 2025, oltre $ 34 mld per sostenere il mondo della informazione di quel Paese. Ciò mostra quanti rivoli di finanziamento abbia ricevuto l’Ucraina al di fuori del noto supporto per i costi della guerra.

Trump ha deciso di mettere sotto controllo la USAID: a gennaio ha nominato Marco Rubio, come amministratore ad interim della Agenzia, con il compito di fonderla nel Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America e di “sforbiciarla” fortemente.

Qual’era il piano 2024 della Agenzia? Tre le direttrici: competere contro la Cina e il Partito Comunista Cinese; promuovere il “fallimento strategico della Russia in Ucraina”; sostenere Media e Ong nella lotta per la sicurezza alimentare, per diritti delle donne, per i diritti delle minoranze.

Mentre “Reporter senza frontiere” citava (2023) che Usaid aveva finanziato ben 707 Media non governativi e 279 Ong nel settore dei media, oltre che prezzolato oltre 6.200 giornalisti in oltre 30 Paesi del mondo (Africa, Sud-est asiatico, Ucraina, Georgia e Bielorussia; il giornalista Lee Fang, in Ucraina, denunciava che i media ucraini, finanziati da Usaid, cercavano di contrastare e silenziare informazioni di realtà con l’accusa di “rete di propaganda russa”.

Altro che solidarietà e aiuti alla povertà!  

Ci vuol poco a credere che annullare Usaid possa essere un tema di una eventuale pace in Ucraina; se mai ci sarà.

Tuttavia, la azione di disinformazione della Usaid è venuta a galla in diversi Paesi del mondo.

Ad esempio, Venezuela, Ecuador Bolivia, Cuba, Dominica e Nicaragua (Alleanza Bolivariana per le Americhe) hanno espulso UUsaid dal proprio territorio.

Lo stesso hanno fatto Russia e Bielorussia, accusando gli USA di ingerenze politiche e naturalmente ricevendo complementari accuse di disprezzo della democrazia. Anche Viktor Orban, questo febbraio, ha deliberato che sarà considerato “agente straniero” chi abbia ricevuto finanziamenti da Usaid.

Fin qui, sul tema “informazione e disinformazione”.

Tuttavia, gli sprechi, e i ritorni illeciti si realizzano quando si finanzia lo sviluppo.

 How Nations Escape Poverty, mostra come gli interventi di sviluppo, quando non strutturati secondo criteri strategici, sociali, strutturali e ingegneristici sono un sicuro fallimento e rappresentano un spreco di risorse, anche in termini di viaggi commissioni ispettori commentatori. Easterly fa l’esempio delle autostrade in Tanzania, realizzate in grande pompa ma del tutto inutili, poco utilizzate, non manutenute. Una specie delle “cattedrali nel deserto” nella memoria della Cassa per il Mezzogiorno: niente sviluppo, solo sprechi; oltre $ 2 mld al vento.

 In sostanza, dice l’autore, gli aiuti allo sviluppo fanno del bene solo alla “burocrazia” e agli stessi “benefattori” che vivono periodi di agio nel corso delle realizzazioni.

Nel 2017, gli economisti tedeschi Axel Dreher e Sarah Langlotz hanno dimostrato che, su 96 Paesi beneficiati di aiuti allo sviluppo fra il 1974 e il 2009, gli effetti sulla  crescita economica è stata pari a zero.

Hanno cioè mostrato che solo la economia reale e l’adozione di regole di libero mercato, che nasce dai territori, fa crescere il reddito pro capite. Ciò è successo, ad esempio, in Cina e in Vietnam, Paesi presi come esempio dai due economisti. I quali aggiungono che non esiste Paese che abbia risolto il problema della povertà con gli aiuti allo sviluppo.

Intanto, il destino della Usaid sembra segnato nella politica economica di Trump di riduzione degli sprechi.

Forse sarà un bene per la correttezza della informazione globale.

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