Quale coerenza in una manifestazione spontanea!

 In questi giorni ho letto articoli, commenti, osservato video della manifestazione “una piazza per l’Europa” anche se in effetti le piazze coinvolte erano tre soltanto che le altre due Barberini e Bocca della verità non hanno risposto la stessa risonanza, anche questo a mio parere non un caso ma, procedo con ordine.

La prima iniziativa, almeno a quanto ho letto, era partita da Michele Serra di Repubblica Serra che aveva usato il portale del quotidiano per veicolare il messaggio che poi è stato trainato da trasmissioni TV e da molti media, avevo apprezzato l’iniziativa credendo che fosse veramente quanto promesso un movimento di persone, nato dal basso, che avrebbe riunito chi pensava che fosse il momento di rafforzare l’idea Europa.

Poi ho visto crescere anzi lievitare e piombare sull’iniziativa politici, partiti, associazioni persino sindacati della magistratura e la cosa mi ha iniziato a destare qualche sospetto; l’ingigantirsi faceva sempre più dubitare della spontaneità della cosa che poi, infatti, così si è rilevata.

Infatti, sono emersi i documenti del conto della sola organizzazione logistica pari 270 Mila euro finanziati non degli editori di Repubblica, come sarebbe stato normale tu inviti, ti rendi promotore dovresti essere tu a pagare …

Neppure di uno dei partiti presenti ma, dei come sempre dei cittadini, romani in prima battuta come “Roma capitale” e se accadrà, come già in altre occasioni, poi di tutti noi italiani, non appena nel caso Roma trovandosi in difficoltà batterà cassa allo Stato.

La cosa ovviamente mi lascia un po’ così, se mi dici che l’ingresso libero e poi … mi fai pagare in un altro modo, mi sembra comodo fare le feste con i soldi degli altri.

Vabbè ma questa è una solo una mia opinione.

Poi ho letto che il Pd aveva organizzato pullman gratuiti, come anche altre organizzazioni, enti e sindacati; emblematico il caso dell’università statale di Parma che ha organizzato un pullman gratuito, promuovendo e sponsorizzando sul sito istituzionale, un evento che appariva abbastanza politico e di parte ma, logicamente pagato anche in questo caso su fondi statali, che devono essere spesi esclusivamente per eventi a valenza educativa o culturale.

Ma non solo, ciò che ritengo più grave è che gli Atenei statali devono essere luoghi dove le idee, tutte circolano liberamente ed egualmente, senza censure e devono tenere in considerazione tutte le diverse opinioni dei ragazzi e degli insegnanti a riguardo.

Si parla di includere e poi si fanno scelte di area di inclinazione politica, lontano dallo spirito educativo e super partes che dovrebbe contraddistinguere tutti gli Atenei.

Resto sempre più stupito che talvolta i gestori del denaro pubblico, esercitano il loro potere sui fondi come se fossero del loro portafoglio personale e questo ultimamente anche alla luce del sole come se fosse tutto legittimato.

Ritengo che la Corte dei conti avrà del lavoro.

Vengo ai partecipanti: ovviamente musicisti, attori, comici, autori, scrittori, intellettuali in generale tutti con il requisito VIP, non quegli sconosciuti del grande fratello.

Tutti subito hanno pensato che non fosse il caso di perdersi questo ulteriore e inaspettato “Red carpet”, in presenza o anche comodamente in video, che li faccia sembrare ancora più buoni, bravi, giusti più vicini alle persone comuni, ai lavoratori veri e per bene, più rappresentativi degli italiani, di tutti gli italiani.

A mio parere ormai da un po’ di tempo si sta creando un partito nel partito, che non ha nulla a che fare con le eventuali scissioni interne ma, un partito dei privilegiati, famosi e no, una specie di setta tipo Scientology ma, dove, per entrarci, occorre possedere dei prerequisiti ben precisi: essere benestanti o super ricchi, radical chic da salotto, anche se di nobili discendenza anche inventata o decaduta, viziati con la pancia piena e impigriti dal benessere.

Persone che non hanno mai visto un orologio timbratura o un cedolino ma, parlano di lavoro, discutono di welfare e di sociale non avendo mai visto un affitto, una scuola o un mezzo pubblico, si lamentano della sanità non avendo mai visto una Asl o una mutua.

Persone lontano anni luce dai salari di noi Italiani, persone “normali”, che da quando è entrato l’Euro sono i più bassi d’Europa e noi i più poveri tranne pochissime eccezioni.

Invece sono stati bravissimi nel recitare la parte di essere vicini a noi, da sembrare quasi vero, con le loro frasi fatte, i loro luoghi comuni moraleggianti, i loro slogan e citazioni, la loro retorica che tirano fuori uguale in ogni occasione.

Il bello è che ormai sono quasi sempre i soliti quasi un cast fisso, tanto che potrei quasi citarli in anteprima.

Poi i politici tutti nel parterre, un attimo tra la gente, arrivati in macchine, forse anche Tesla, con adeguata scorta, guardaspalle, portaborse e leccapiedi che dopo la breve apparizione sono ripartiti verso un altro palcoscenico, pardon palco per un’altra replica della stessa opera.

Al grido “L’Europa siamo noi” esponenti e leader politici delle opposizioni, da Elly Schlein a Carlo Calenda, passando per Riccardo Magi, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli.

C’è Maria Elena Boschi in rappresentanza di Italia Viva, manca Matteo Renzi che ha preferito cose più concrete ($) presenziando al lancio (spero l’abbia lanciato dove penso) del suo nuovo libro; salvo poi scrivere sui social: “Si torna a parlare di Stati uniti d’Europa, noi ci siamo”.

Noi chi?

La Schlein ha attentamente evitato le politiche interne di scissione anche se c’è stata qualche contestazione tipo “Viva la Picierno”, Fratoianni che insieme all’inseparabile Bonelli hanno scelto questa piazza, rispetto alla Barberini del noRearm, più consona al loro pensiero, a mio parere solo perché questa aveva maggiore visibilità e audience, insomma i soliti “paci-tonti” o “paci-finti”.

Forse addirittura questa volta la parte migliore l’ha fatta Conte che non ha partecipato, a mia opinione, in maniera sempre molto scaltra in modo da far notare e pesare la sua assenza salvo poi giocarla quando serve al momento opportuno.

A questo punto la mia riflessione devia: la vicenda attuale che stiamo vivendo parla di una prospettiva suddivisa per tutta la UE di 800 miliardi in armi, per una difesa che non convince troppo, quando la sola Italia ha bruciato 200 miliardi di bonus edilizi, regalati a chi aveva già i soldi, per ville e appartamenti anche trasformati in residence e b&b, miliardi che avrebbero messo a posto la sanità e l’istruzione dalla scuola all’università per 10 anni.

Resto perplesso!

Sul palco anche i sindaci, con tanto di fascia tricolore, che hanno abbandonato le loro città metropolitane o paesi, dove ormai hanno raggiunto la perfezione per dedicarsi appunto al continente intero.

Alla manifestazione “inclusiva” e “partecipativa” il giornalista dalla cui penna è partita la mobilitazione ha esordito con: “Noi siamo qui con la più europea di tutte le parole: insieme”

Per contraddirsi immediatamente dopo con: “A voi che non siete qui oggi dico: siete troppo intelligenti” per cui tutti quelli che non sono potuti intervenire o non hanno voluto partecipare cosa sono allora? Boh?…

La Littizzetto, reduce dal successo dalla lettera “antimilitari italiani”, questa volta ha fatto la sua solita menata tra ironia, satira e sberleffi contro il nemico numero uno Trump, d’altronde il copione è quello e si trovava nel posto giusto con la platea giusta anche se la manifestazione non avrebbe dovuto essere partitica.

Ci sono susseguiti gli interventi di Jovanotti, Segre, Scurati, Augias il mondo della “intellighènzia” che da privilegiati hanno parlato a quell’Italia che vive con poco, rappresentano solo sé stessi e le élites da cui provengono e che vogliono continuare a ingraziarsi.

Per Lella Costa la manifestazione invece è tutta spontanea, sia la partecipazione e gli interventi dal palco, ha definito qualcosa di vicino ai ‘girotondi’, un girotondo un po’ caro da 270 euro.

Il discorso del ex-professore e cantautore Roberto Vecchioni merita un approfondimento a parte essendo stato quanto di più divisivo e anacronistico, nessuno avrebbe potuto pensare o immaginare

Che è stato definito da molti “orribile, suprematista” e accusato di veicolare un’idea di “supremazia culturale Europea” che ricorda i peggiori complessi colonialisti.

La contraddizione di presentare l’Europa come culla esclusiva della cultura, Vecchioni esalta la cultura europea come “nostra e basta”, un discorso autarchico Europeo, escludendo qualsiasi altra tradizione filosofica e letteraria, un antiintellettualismo che avrebbe potuto essere più fascista che di un uomo della sinistra.

Mi faccio un paio di domande:

Se il discorso di Vecchioni, l’avesse pronunciato Trump o la Meloni, un leader politico di destra di una qualsiasi nazione, avremmo gridato allo scandalo e tutti i giornali e media parlerebbero di pericolosa deriva culturale della destra americana e no.

Se l’avesse fatto qualcun altro non catalogato come “buono” e “illuminato”, avrebbe ricevuto lo stesso trattamento indulgente?

Ma, siccome l’ha fatto Vecchioni davanti a una piazza più di ‘sinistra’ allora va bene”.

Resto basito.

Le altre due piazze minori quelli contro, a Barberini “Non è la nostra Europa”, si sono radunati i manifestanti che hanno aderito all’iniziativa indetta da Potere al popolo con Usb, Arci, gli studenti di Osa e Cambiare rotta, la Comunità palestinese.

Qui è stato scandito il coro “Ue assassina” e striscioni anti-riarmo: “Non un euro per la loro guerra” con le immagini di von der Leyen e della premier Meloni.

Nel mirino dei manifestanti, per lo più giovani, la bandiera della Ue di cui alcuni sono stati dati alle fiamme.

A Bocca della Verità una riunione più nostalgica e più attempata, anche se più sincera  la manifestazione davanti alla Bocca della Verità, dove il leader di Democrazia sovrana popolare, Marco Rizzo, ha riunito simpatizzanti al grido di “Pace e sovranità”.

Qui la musica è stata l’inno di Mameli, tante le bandiere dell’Italia, una della Grecia, un’altra della Romania, della Pace e russa.

Unico comune denominatore di tutte le manifestazioni e oratori non erano Putin e neppure Netanyahu ma, tutti contro Trump e un po’ Musk che non fa mai male.

All’inizio degli interventi sul palco di piazza del popolo, un violoncello ha intonato la Nona di Beethoven “Inno alla Gioia”, inno ufficiale dell’Unione Europea la cosa più pacifica e armoniosa di tutta la kermesse.

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