Da lotta di classe a classismo e gita di classe è un attimo

È importante ritornare sulla manifestazione tenutasi a Roma per l’Europa, nonostante l’interesse proprio da quella piazza si è spostato sull’isola dell’arcipelago ponziano, che ha visto una nuova idea e anche vissuto una nuova gita dopo quella romana.

Pensavo inoltre che senza la kermesse romana e la successiva polemica sul manifesto di Ventotene, “il sogno” di Benigni avrebbe dovuto vertere e inventarsi un altro argomento.

Una coincidenza fortunata per la Melampo, la società di famiglia, che ha potuto così fatturare circa 140 euro al secondo.

Ma, torniamo alla manifestazione di “Piazza del popolo” a mio parere l’intervento più scandaloso e incoerente è stato quello dell’ex professore e cantautore Roberto Vecchioni.

Ex compagno impegnato nella “lotta di classe”  ha tenuto un intervento “classista” ai partecipanti alla “gita di classe” romana.

A riprova di questo mio crudo giudizio, vi riporto qualche passaggio e qualche conseguente mio commento. 

Appena presa la parola ha tracciato una linea di demarcazione netta tra la tradizione occidentale europea e il resto del mondo, pronunciando parole divisive del tipo: 

“Socrate, Spinoza, Cartesio, Hegel, Marx, Shakespeare, Cervantes, Pirandello, Manzoni, Leopardi. Ma gli altri le hanno queste cose?”.

“La cultura è nostra. Dovrebbe essere nostra e basta. Certamente è nostra la cultura. Loro non sanno cosa sia”.

Chi sono questi “altri”? Chi sono questi “loro”? 

Non ci è dato capire ma questo l’incipit dell’intervento! 

Mi sembra di capire, quindi, che tutti i non europei non hanno e non possono avere una cultura, perché questa è esclusivamente appannaggio dell’Europa e degli europei.

Per Vecchioni tutti gli altri americani, russi, orientali, africani che siano non si sa bene cosa sono, probabilmente bifolchi, creature da guardare dall’alto in basso, rimasti ancora barbari rimasti, mediocri e ignoranti. 

Dimenticando i 5000 anni di cultura giapponese e orientale, le millenarie culture indiane, cinesi o gli scrittori come Tolstoj, Dostoevskij, Gorky, Puskin, la letteratura della America sia settentrionale che meridionale, come è sicuramente possibile, a mio parere, che anche l’Africa abbia una sua cultura? 

Meno male che Vecchioni è stato un professore di letteratura! 

Non sono meri errori banali perché nascondono un’idea di fondo, una presunta supremazia morale dell’Europa rispetto al resto del mondo.

Lo stesso concetto che nei secoli passati ha messo in moto i peggiori complessi di superiorità, che muovendosi sui grandi viaggi,  navigatori e esploratori, che hanno portato a fenomeni come i conquistadores e colonialismo. 

Praticamente un ritorno al plurisecolare razzismo congenito nella mentalità europea e occidentale di credersi e ritenersi superiore a tutti gli altri.

Un discorso, che quindi avrebbe voluto essere un’ode all’Europa e che si è trasformato, in un manifesto di un passato che sarebbe meglio non riportare in auge, fatto anche di stragi, pulizie etniche, dominazioni e schiavitù. 

Una visione ristretta e occidentale della cultura che non penso sia ignoranza quanto “chiusura mentale” evidentemente dettata dalla situazione politica ma, soprattutto a quella del suo partito in questo momento.

Questo modo di pensare così chiuso e divisivo ha un nome: “fondamentalismo culturale”, anche se non di natura religiosa come quello islamico. 

Mi meraviglio che un uomo, dotto di sinistra, non sappia che per definizione la cultura non ha perimetri, non vuole padroni e non accetta guinzagli. 

La cultura è libertà per antonomasia. 

Di più: la cultura è patrimonio intellettuale proprio per la sua disponibilità intrinseca ad espandersi, a diventare contagio, contaminazione di uomini e usi.

Esistono le tradizioni, le personalità, i costumi di ogni paese, che lo rendono immediatamente riconoscibile, ma non per questo dominante.

La cultura dovrebbe essere un campo, forse l’unico, dove si gioca alla pari. 

La riflessione di Vecchioni si è estesa anche all’ambito politico, anche se nei requisiti iniziali si era detto che non doveva essere una riunione partitica.

Vecchioni ha fatto una netta contrapposizione tra i concetti di democrazia e autoritarismo: 

“La democrazia è fatta da errori da correggere, non nasce perfetta. Nasce perfetta la destra, che ha il solo scopo di dominare e schiacciare”.  

Anche qui il prof seziona il mondo in classi, i buoni e cattivi, in maniera netta, lui e i suoi ovviamente sono, ovviamente, dalla parte dei buoni.

Particolarmente significativo il passaggio sul pacifismo, definito non come accettazione incondizionata di qualsiasi pace, ma come difesa attiva dei valori culturali solo europei questa la sua testuale affermazione:

“Siate convinti che non esiste corrispondenza tra pace e pacifismo. Non si può accettare qualsiasi pace. Pacifisti siamo noi perché teniamo alla nostra cultura. La cultura dovrebbe finire qui perché la cultura dovrebbe essere nostra”.

Sarebbe come a dire che essendo la democrazia nata in Grecia, solo lei può essere democratica e nessun altro e potrebbe, essendo una cosa sua, vietare agli altri di esserlo. 

Un messaggio completamente in antitesi con quello che ritengo dovesse essere la manifestazione che aveva come messaggio “insieme”.

A me appare, invece, un messaggio di divisione del tipo: “noi siamo noi e voi non siete un ….” 

Di più dividere è la strada sicura per la guerra, manca solo George Orwell con la sua frase “La pace è guerra”. 

Il finale del suo intervento ha assunto toni autocritici, con un appello diretto alle nuove generazioni:

“Devo chiedervi scusa, abbiamo sbagliato un sacco di cose, e dobbiamo rimediare. Ma soprattutto, devo dire ai giovani che sono loro che devono rimediare alle ca***te che abbiamo fatto”. 

Forse parlava soprattutto per lui, se ha insegnato per 30 anni le stesse idee che ha declamato in piazza…

Difatti, sui social non sono mancate le reazioni del tipo: “Non vorrei essere stata tra i suoi studenti”, “Tanta solidarietà agli studenti di Vecchioni che a scuola sono stati costretti a sopportare i suoi falsi moralismi senza poter protestare”. 

In definitiva, a mio parere, distinguere è cosa buona e giusta, dividere invece non lo è, il suo è stato un discorso di chiusura, di divisione, di classismo! 

Anche nelle interviste successive non ha corretto il tiro, nessuno gli ha fatto ripensare alle sbandate prese, che immaginare un’ipotetico pantheon solo di sinistra può essere psicopatologico.

Ha ribadito invece che: “Senza l’Europa siamo finiti, siamo solo noi ad avere inventato tutto”.

Oltre che l’Europa è “naturalmente progressista e di sinistra” dimostrando che forse si è distratto o addormentato in quanto, il popolo d’Europa, in questo momento, ha scelto di stare più a destra che mai, che il parlamento europeo attualmente ha più seggi a destra che a sinistra, che il primo partito è di centro-destra, che la Von Der Leyen è della Cdu e che la sua commissione europea è stata definita ‘la più a destra della storia europea’

Ma mi domando l’Europa di oggi è davvero quella immagine perfetta che dipinge Vecchioni e anche il vate Benigni che l’ha definita:

“La più grande istituzione degli ultimi 5000 anni realizzata sul pianeta terra dall’essere umano”.

A mio parere una pericolosa dichiarazione di supremazia culturale, che trasuda autocelebrazione, condita da una buona dose di ignoranza storica mondiale e selettività nel riconoscere la realtà politica dell’Europa di oggi.

A mio onesto parere, di cittadino normale comune non è che questa Europa, così com’è stata tracciata e com’è adesso, abbia portato alla mia vita e a quella della gente questi grossi profondi ed importanti miglioramenti.

Anzi, finora, mi è sempre sembrata una organizzazione a trazione franco-teutonica oligarchica, autoritaria, repressiva, punitiva e antipopolare lontano dal benessere sociale ed economico dei cittadini, almeno quelli italiani, e adesso lontano anche dalla pace.

In definitiva se il discorso di Vecchioni, l’avesse pronunciato Trump, la Meloni o un leader politico di destra di una qualsiasi nazione, avremmo gridato allo scandalo e tutti i giornali e media parlerebbero di pericolosa deriva culturale della destra americana e no.

Se l’avesse fatto qualcun altro non catalogato come “buono” e “illuminato”, sicuramente non avrebbe ricevuto lo stesso trattamento indulgente.

Un triste finale per Vecchioni ma, che rispecchia in toto la fine del mondo “progressista”, sempre più somigliante alla parodia di se stesso, rinchiuso in un circolo chiuso e vizioso , autoreferenziale, senza popolo lontanissimo da esso.

Un insieme di persone che si ritengono intellettuali, solo perché sanno usare le parole, ma, che ripetono sempre le stesse litanie in un rituale, in un ennesimo tentativo di comunicazione manipolatoria della realtà.

Io avrei preferito ascoltare e vedere sul palco operai, negozianti, piccoli imprenditori, insegnanti, personale della sanità e delle divise e sentire il parere di chi la vita la vive lottando tutti i giorni di chi è veramente l’Europa.

Invece dobbiamo ascoltare cantanti, attori, intellettuali e politici, tutta gente che questa lotta per la vita non la conosce, a cui non cambia nulla se c’è guerra o non c’è, se il benessere è solo per loro pochi e sempre gli stessi, e dei quali non vedremo mai i figli andare in guerra seppure spero ipoteca e lontana. 

A questi personaggi prestigiatori di retorica, mi piacerebbe vederli imbracciare una vanga, una chiave inglese, vestire una divisa o visto che ne parlano con facilità e sicurezza un fucile mitragliatore vedere dove arrivano, oltre le parole di una vita o di una eventuale guerra combattute con le braccia di altri.

Buona riflessione 

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