L”esecutivo europeo ha recentemente presentato un ambizioso piano che include 30 azioni chiave destinate a migliorare la preparazione civile in caso di emergenze. Tra esse, vi è l’indicazione di «fare scorte di cibo».
E”quanto riportato nella strategia per la preparazione dell’Unione, che la Commissione presenterà in giornata, secondo una bozza visualizzata dal quotidiano spagnolo El Pais. «Dobbiamo prepararci a incidenti e crisi intersettoriali su larga scala, inclusa la possibilità di aggressione armata, che colpiscano uno o più Stati membri», afferma il documento. Queste misure spaziano dalla formazione tecnica, come manovre congiunte e corsi specializzati per giovani e adulti, fino a iniziative più ampie volte a promuovere una cittadinanza attiva e consapevole.
L’obiettivo è chiaro: garantire che l’Unione Europea possa agire con uno «spirito di solidarietà», come previsto dai trattati, e dispiegare tutte le risorse necessarie a supporto degli Stati membri in situazioni di crisi. Il documento si basa su un rapporto redatto dall’ex presidente finlandese Sauli Niinisto, pubblicato lo scorso ottobre, che sottolineava l”importanza di dedicare almeno il 20% del bilancio comunitario alla sicurezza e alla preparazione per le crisi.
Nel documento si avverte che per agire congiuntamente con uno «spirito di solidarietà», come stabilito dai trattati, «l’Ue deve essere in grado di dispiegare tutte le risorse e i mezzi disponibili a supporto degli Stati membri. Questo potrebbe includere risorse militari messe a disposizione dai paesi».
Secondo la Commissione è necessario un «cambio di mentalità» da parte dei cittadini, e si raccomanda l’esecuzione di manovre periodiche e simulazioni su scala comunitaria per testare l’assistenza di un Paese verso un altro, in caso di attacco o crisi. «L’Europa non può permettersi di essere un semplice osservatore», afferma ancora la bozza, «in caso di aggressione armata, le forze armate richiederebbero supporto civile per garantire il funzionamento continuo dello Stato e della società».
Ma i pericoli non sono solo militari: nel piano, infatti, si avverte anche riguardo alla necessità di essere preparati di fronte a episodi che potrebbero sembrare più vicini ai cittadini dei Paesi del sud, come la Spagna o l’Italia: incendi boschivi, forti piogge e inondazioni, siccità.
«L’Europa è il continente che si sta riscaldando di più», avverte la Commissione, e se ciò «non si affronta migliorando la capacità strutturale delle nostre società di gestire i rischi, i costi umani, economici e sociali del cambiamento climatico non faranno che aumentare nei prossimi anni, includendo la crescente pressione derivante dal suo impatto negativo in altre parti del mondo, come le interruzioni nelle rotte commerciali e le catene di approvvigionamento globali».
