La Saggezza è una prerogativa degli anziani?

Tommaso d’Aquino, nel 1260 già nel scriveva “Di tutte le occupazioni aperte agli uomini, la ricerca della saggezza è la più perfetta, la più sublime, la più redditizia e più piena di gioia, anima l’uomo da sempre, e sembra non essere destinata a esaurirsi presto”.

Da sempre la saggezza è riferita ad una parte della nostra vita più vicina alla vecchiaia, i saggi più vicini alla nostra cultura quelli greci, sono sempre raffigurati canuti e di una certa età.

La gherusìa o gerusia (in greco antico: ????????, gerousía) in età omerica era il consiglio degli anziani (i gheronti, ????????), che assisteva e deliberava con i re.

A Sparta la Gerusìa (o Consiglio degli Anziani), composta da 28 membri, nominati a vita dall’Assemblea popolare, tra i cittadini che avessero almeno 60 anni (cioè, in età libera dal servizio militare).

Essa trattava gli affari più importanti dello Stato, preparava i progetti di legge da sottoporre all’Assemblea del popolo, e, inoltre, aveva funzione di tribunale per i reati di sangue e per i processi di carattere politico.

Anche negli ambienti meno evoluti il soggetto anziano era il custode del sapere dell’esperienza e della memoria storica.

Non solo: nella psicologia moderna, nella prima ampia discussione sulla saggezza, che potrebbe essere stata il trattato di Stanley Hall del 1922 “Senescence: The Last Half of Life”, Hall ha teorizzato che la funzione degli anziani era quella di raccogliere saggezza, da loro precedenti esperienze, caratterizzata da calma, imparzialità e conoscenza morale.

Ultimamente però ho osservato che insieme al decadimento di valori nelle giovani e intermedie generazioni, lo stesso fenomeno si sta verificando e impadronendo delle persone più anziane.

Vedo prepotenze, maleducazione quando anche comportamenti aggressivi o violenti perfino in casi e situazioni abbastanza normali e tranquille e questo avviene e coinvolge tutti ceti sociali, culturali ma, anche pubblici e politici.

Ovviamente non mi permetto di parlare di soggetti in cui il disagio purtroppo è provocato, causato e aggravato da demenza senile, Alzheimer o altre patologie simili.

Ma, torniamo alla saggezza il cui concetto risale agli albori della civiltà e possiede profonde radici storiche nelle religioni e nella filosofia.

L’essere anziani è spesso considerata una condizione necessaria, per essere definiti saggi questo perché man mano che gli anni trascorrono si accumulano esperienze e conoscenze, base della saggezza ma, come vedremo, questa condizione da sola sicuramente non è sufficiente.

La saggezza ha una relazione diretta con la conoscenza ma, essere saggi è qualcosa di diverso dall’essere sapienti.

Una definizione di saggezza elaborata dai ricercatori della John Templeton Foundation al termine del Defining Wisdom Project recita così: “Distinguiamo la saggezza dall’intelligenza, dalla conoscenza e dall’esperienza”.

Per altri la saggezza è una virtù definita come: “La facoltà di applicare la conoscenza teorica in maniera giudiziosa”.

Ma, la saggezza richiede un fondamento in più, una qualità, una virtù: la morale; per cui  integra  considerazioni cognitive con altre più affettive e sociali.

Possiamo notare, infatti che alcune componenti della saggezza variano a seconda delle culture e dei periodi storici, per esempio, mentre i classici greci si concentravano sulla razionalità, i pensatori orientali evidenziano maggiormente l’equilibrio emotivo.

In ogni caso la saggezza è l’inclinazione a prendere decisioni in maniera ponderata, senza tralasciare gli aspetti umani quali: intuizione, compassione, altruismo e valori morali come: umiltà e consapevolezza dei propri limiti.

Da alcune ricerche, in ambito medico e psicologico, emerge che la saggezza sia un costrutto utile a livello personale e anche sociale; ma è stata collegata ad una migliore salute fisica e mentale, benessere, felicità, soddisfazione e resilienza, in pratica la saggezza è associata a un “invecchiamento sano”.

La saggezza, quindi, avrebbe una struttura complesso che coinvolge diverse componenti quali: processo decisionale, regolazione delle emozioni e dei comportamenti, che interessano e possono coinvolgere anche l’aspetto sociale.

Dagli anni Settanta si è aperto un nuovo campo di indagine: “l’anatomia della saggezza” in cui esse può essere studiata anche attraverso la neurobiologia e le neuroscienze.

Attributi come la saggezza (ma, anche lo stress o la resilienza) vengono considerati come entità biologiche e i progressi nelle scienze neurobiologiche e psicosociali hanno portato al loro riconoscimento neuroscientifico, con importanti implicazioni sulla comprensione del funzionamento psico-bio-sociale delle persone.

Quindi si può parlare di neurobiologia della saggezza, attraverso le tecniche tipiche delle neuroscienze come il “neuroimaging funzionale”, tecniche di visualizzazione del cervello e di come determinate strutture cerebrali si attivino in risposta a stimoli che costituiscono la saggezza.

Quindi le neuroscienze cercano di capire come funziona la saggezza, svelando segreti che sono stati sempre appannaggio, quasi del tutto automatico e naturale, solo dei “vecchi saggi”.

Secondo lo scrittore e poeta Oscar Wilde “la saggezza arriva con gli inverni (l’età che passa)”.

Ma riconosciamo i veri “grandi vecchi” sono persone, sempre più rare, semplici, che posseggono coerenza e onestà intellettuale quasi un amore disinteressato per il bene e la verità che vogliono trasferire, giunti alla fine del loro percorso; quasi come se il loro compito si sia esaurito: una superba lezione di umiltà e gratuità.

Se però molti anziani sono circondati da un’aura di saggezza “trascendentale”, che li fa apparire distaccati dalle piccole meschinità della vita, ciò non vale per tutti.

Invece molti anziani, del nostro tempo, hanno atteggiamenti quasi cattivi, aggressivi, sia verbalmente che fisicamente, che possono anche essere indotti da un malessere fisico o cronico ma, gli psichiatri e gli psicologi affermano che questi derivano, molto spesso, da problemi psicologici che dietro l’agitazione, nervosismo e rabbia nascondono ansia, paura di non essere compresi, di ritrovarsi isolati, emarginati o esclusi.

L’aggressività, l’imbarazzo, il nervosismo, l’insoddisfazione possono dipendere da uno stato di paura derivante da un senso di vulnerabilità, isolamento sociale, o da un ambiente percepito come minaccioso, quindi, sono uno strumento di difesa.

Ansia, agitazione e timore per il futuro possono sfociare in turpiloquio e toni di voce accesi, sarcasmo, fino a insulti e, addirittura, minacce.

Ernest Hemingway: “I vecchi non diventano saggi. Diventano attenti”.

Ma le persone non diventano sagge automaticamente nel tempo, sono invece le ‘esperienze di vita’, e non il tempo, a determinare lo sviluppo della saggezza, e quindi queste non riguardano solo le persone anziane.

La dottoressa Judith Glück, psicologa dell’Università di Klagenfurt afferma che:

«Né invecchiare né semplicemente accumulare esperienze di vita è sufficiente per diventare saggi, non esiste una traiettoria universale per lo sviluppo della saggezza, se e quanto gli individui progrediscono verso la saggezza dipende da ‘costellazioni’ individuali di esperienze di vita e da risorse intrapersonali e interpersonali».

In altre parole, la saggezza dipende in realtà da tre componenti specifiche: esperienze di vita significative, riflessione sulle esperienze accumulate e compassione ed empatia come basi per prendere decisioni sagge.

Ma può anche diminuire con l’età, perché ‘alcune delle sue componenti lo fanno’ come: la capacità di cogliere problemi complessi o di regolare le emozioni in situazioni stressanti che tendono a diminuire con l’invecchiamento.

Inoltre, anche il ruolo e la rilevanza di risorse come l’apertura mentale, la compassione e la regolazione delle emozioni, necessarie per la saggezza, «potrebbero cambiare con l’età».

A volte l’età arriva da sola, senza necessariamente saggezza: è piuttosto questo che la revisione degli studi scientifici suggerisce e che noi verifichiamo e sperimentiamo nella vita di tutti i giorni.

Sulla base di tutte queste caratteristiche gli studi più recenti, concordano sul constatare che la saggezza probabilmente aumenta con l’invecchiamento, questo sempre con le dovute eccezioni ma sostengono, contemporaneamente che la saggezza è un attributo presente, seppure in maniera diversa, in ciascuna fase della vita di una persona.

In definitiva nell’affrontare la vita i giovani attingono all’intelligenza fluida, che è la capacità di pensare logicamente e risolvere i problemi in situazioni nuove, indipendentemente dalle conoscenze acquisite; gli anziani invece applicano l’intelligenza cristallizzata, cioè la capacità di utilizzare competenze, conoscenze ed esperienze già apprese o vissute.

In ogni caso è indubbio che la saggezza aiuta le persone ad affrontare le situazioni impegnative in tutte le fasi della vita e soprattutto nella vecchiaia.

La saggezza, afferma Judith Glück, è proprio «una risorsa per affrontare sfide come la solitudine», soprattutto in età avanzata.

Imparare a sviluppare questa antica virtù ad ogni età e in ogni contesto, è importante non solo per migliorare il benessere individuale ma anche per aumentare le possibilità di sopravvivenza dell’umanità.

Solo tornando all’ideale di saggezza di Tommaso d’Aquino che la vedeva come: «il bene più prezioso che alberga nell’animo di persone grandi e semplici composto da equilibrio e prudenza», l’uomo può superare le sfide che lo circondano.

Persone che hanno attraversato le tempeste di una vita ma, che hanno saputo conservare e custodire nel loro cuore le rare virtù come: morale, dignità, e pudore, da lungo tempo scomparse dal mondo.

Roberto Kudlicka

[responsivevoice_button buttontext="Leggi articolo" voice="Italian Female"]

News dal Network

Promo