Il genio italiano nei secoli ha stravolto il cammino della storia, mostrando indiscutibilmente le capacità insite nelle sue genti. Artisti, scienziati, creativi nondimeno geni musicali occupano gran parte dei testi scolastici studiati da milioni di persone in tutto il mondo. In tempi recenti ad ampliare l’illustre nota altre branche come ad esempio il cinema; tuttavia farò riferimento in tal caso ad un film in particolare con interprete e regista Alberto Sordi ovvero “Io e Caterina.” Pellicola girata negli anni 80 davvero all’avanguardia come fosse stata spedita dal futuro a ritroso nel tempo, aggiungerei straordinariamente profetica.
Un’interpretazione eccellente di Sordi che da imprenditore compie un viaggio in America per affari e scopre il futuro. La robotica come quella di Elon Musk nell’era attuale, rapportata agli standard dell’epoca ampiamente riuscita. Stanco delle continue beghe familiari l’imprenditore Enrico Melotti impersonato dal nostro grande attore si affiderà a questo automa in vendita negli Stati Uniti cui verrà a conoscenza visto il servizio svolto in casa di un amico, tanto che ben presto tale figura diverrà parte inscindibile della sua esistenza. Proprio come oggi tecnologia altamente avanzata alla quale noi facciamo riferimento per ogni cosa, il protagonista divide le sue emozioni con dei transistor. Anticipando con una precisione lodevole i tempi odierni connessi in una chat con l’intelligenza artificiale, i discorsi verso Caterina alla ricerca di una umanità perduta. Assunto recentissimo le ipotetiche insidie del non poter controllare una mente sintetica. La sofisticatezza del robot in questione che pare provi persino dei sentimenti verso il suo datore di lavoro quindi munito di una sinistra coscienza, circostanza seppur differente che ritroveremo in “Terminator del 1984” successivamente nella serie “Matrix.”
Fino alle vicende narrate in “Intelligenza artificiale” dove in una realtà distopica un bimbo androide rimpiazza un figlio come pure altri automi svolgono professioni alquanto discutibili. Tornando al soggetto originale sebbene in maniera trasversale, la controversia circa l’occupazione dunque la presumibile sostituzione attraverso dispositivi automatizzati che svolgono lavori al posto delle persone. Una trama sofistica direi persino ardua che lascia lo spettatore fortemente sorpreso vista la nitidezza dei dettagli, del resto le movenze di Caterina sono somiglianti quelle umane. Una visione che consiglio prontamente alle nuove generazioni per l’impatto che avranno le tecnologie sul modo di vivere futuro, con l’auspicio di concedere priorità in ogni caso ai rapporti umani.
