Se produci plastica avrai un prodotto che ti costa pochissimo; ma saranno altri che, a loro spese, dovranno raccoglierla dopo il suo uso; ma se fossi obbligato a ritirartela e smaltirla non saresti più competitivo. Se produci automobili sai che accendendo il motore riscalderai l’aria di tante calorie quante ne produrrà il motore e non avrai l’obbligo di neutralizzare tale effetto. Se produci acciaio consumerai tonnellate di materia prima minerale che mai più ritroverai nelle miniere; nel campo dell’energia ancora peggio è da dire per quel che riguarda il petrolio e ancor peggio per quanto riguarda l’energia solare che sarebbe l’origine della vita sul pianeta e che ora viene negata agli esseri viventi -animali e vegetali- per essere catturata e finire dentro un filo di rame che la porti chissà dove…. Senza parlare del sistematico ricorso allo sfruttamento degli esseri umani e dei bilanci pubblici (cioè dei soldi di noi tutti) da parte di queste imprese.
L’industria così come è nata e cresciuta è fondata sul furto e sul saccheggio di ambiente e risorse di ogni tipo. Cioè di quelle cose che non costano niente e non hanno difensori. E sembra che questo sia il sistema migliore che esista per alimentare nuovi consumi; cosa che a sua volta sembra essere la ragione ultima della nostra vita e del nostro lavoro.
Cioè ci hanno raccontato una favola demenziale.
Ma è possibile un altro mondo?
Domanda strana visto che l’attuale sistema industriale è certamente una deviazione, una patologia divenuta immensa ed alimentata da legioni di “esperti”, imprenditori, banchieri, politicanti,.. tutti cointeressati al mantenimento di questa situazione che quindi diviene una patologia anche se ce la presentano come “normale”. Qualcuno alle volte si rende conto che non si può andare avanti così e quindi diviene ambientalista e propone di “pulire” qualcosa o fare una transizione cioè insistere ma in un nuovo modo con l’attuale modello tecnocratico.
In realtà sono giochetti per lasciare le cose come stanno e premiare sempre gli stessi che si sono arricchiti saccheggiando l’ambiente e le persone.
Serve un modello diverso da realizzare concretamente in modo da far partire la crescita economica in altra maniera ove l’usa e getta venga sostituito da beni ad alta utilizzabilità e alta qualità e durata anche se molto più costosi. Il materiale usato abbia il pregio di disfarsi cioè sia naturale e quindi biodegradabile. L’energia non sia economica ma cara e quindi utilizzabile con parsimonia e producibile utilizzando materiale vegetale. Il lavoro venga retribuito secondo la libera determinazione delle parti -e non imposto- in modo da non lasciare a casa nessuno e di includere tutti. Il trasferimento di cose e persone da un continente all’altro in un mondo di energia costosa viene ridotto all’essenziale consentendo anche ad economie molto lontane di vivere sulle proprie possibilità e non di dipendere dagli interessi pelosi delle multinazionali. Gli stati devono essere più snelli e non dilapidare enormi risorse per scopi improduttivi come le armi.
Questa utopia lo è se la guardiamo nella sua interezza adesso che ne siamo lontani; ma non si può non vedere che il sistema occidentale -peraltro esportato verso altre culture- non riesce a reggersi. Gli elettori non perdono occasione per dire un sonoro “no” a quelli che comandano; i quali ultimi se non foraggiano le imprese troppo “grandi per fallire” le vedranno chiudere. L’intera finanza internazionale senza gli aiuti delle banche centrali non esisterebbe più e oggi prestano agli stati con un interesse accresciuto somme faraoniche di soldi avuti dalla generosità delle banche centrali che li hanno creati: cioè sono soldi falsi che vengono prestati e che i governi restituiscono con soldi veri sottratti alle popolazioni ignare. Roba da matti!!!!!
Il sistema non si regge se non rimandando sine die il momento della rottura della continuità.
Conviene prepararsi. Serve una nuova utopia.
